<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393</id><updated>2012-02-16T21:07:03.125+01:00</updated><title type='text'>la storia minima del pci</title><subtitle type='html'>forse nascerà un libro</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>87</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2099343546527008513</id><published>2012-02-08T16:41:00.002+01:00</published><updated>2012-02-08T16:41:11.545+01:00</updated><title type='text'>da Pompeo Volpe</title><content type='html'>Breton Woods e gli iscritti alla Cellula di Medicina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1976, l’annuale congresso della Cellula di Medicina della Sezione universitaria del PCI di Padova, cade il 17 febbraio. Ricordo la data perché: a) ho buona memoria, b) la mia agenda del 1976 lo certifica, c) il giorno dopo cade il mio ventunesimo compleanno, e d) il relatore di quel congresso sono io, il segretario uscente dalla cellula di Medicina.&lt;br /&gt;Ho già assistito a due congressi di Cellula e a due congressi di Sezione nei due anni precedenti e ho capito lo schema della relazione introduttiva. Dal generale al particolare, dalla situazione mondiale alla situazione italiana, dalle questioni universitarie a quelle della Facoltà di Medicina -i tre assi portanti-. La fase che stiamo affrontando deve essere inscritta e spiegata nel quadro generale.&lt;br /&gt;E’ la mia prima relazione congressuale. Qualche giorno prima del 17 febbraio -ahi, non mi ricordo quando-, mi siedo alla scrivania e preparo una dettagliata scaletta che copre e sviluppa i citati tre assi, mi dilungo sulla situazione locale in divenire, sulle lotte in Università -c’è pure una occupazione dell’Istituto di Anatomia Umana- per indicare i nostri compiti. Ma mi manca l’inizio avvolgente che fa calare il silenzio ed aumentare l’attenzione. Penso lentamente, il tempo passa inutilmente, poi lo sguardo mi cade sui volumi della rivista bimestrale Politica ed Economia -dell’oracolante CESPE- che sono in un angolo della mia libreria, appena sfogliati ogni volta che arrivano per posta, mai letti con attenzione. Mi alzo, ne sfoglio alcuni nuovamente. Mi fermo. Ho trovato: la denuncia degli accordi di Bretton Woods voluta dal presidente Nixon il 15 agosto 1971. La scelta è fatta, sono soddisfatto.&lt;br /&gt;17 febbraio, 1976, poco dopo le 15, sede della Sezione universitaria di via Santa Sofia 5. Mi alzo in piedi, estraggo dalla tasca destra della giacca di velluto blu i foglietti-cartoncino di una iniziativa con Pietro Ingrao del 26 maggio 1975 (sempre certificato dalla mia agenda), sul retro dei quali ho schematizzato la relazione, e li poggio sul tavolo della presidenza. La mia relazione inizia con la definizione degli accordi di Bretton Woods, la loro denuncia e la descrizione degli effetti economici e finanziari a livello mondiale, dello shock provocato da Nixon. La relazione continua, come previsto, con il restringimento del cono visuale fino alla valutazione dell’occupazione in corso ad Anatomia. Dopo quaranta minuti circa concludo. Mi siedo accompagnato da applausi appena al disopra del livello di cortesia. &lt;br /&gt;Torna il silenzio ed il compagno Fulvio Palopoli -è morto da poco tempo e me ne dispiace tantissimo-, il dirigente  cui toccherà il compito di concludere il dibattito ed il Congresso, con un sorriso appena accennato mi domanda: “Compagno Volpe, va bene Bretton Woods, ma quanti iscritti ha la cellula di Medicina?”. Il silenzio è rotto da una sonora, squillante, giovane, contagiosa risata dei compagni presenti. Gli accordi di Bretton Woods e la loro denuncia sono archiviati, non avrebbero sicuramente animato il successivo dibattito congressuale. Il dato semplice ed essenziale che ho dimenticato di comunicare è però disponibile: gli iscritti sono 65.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2099343546527008513?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2099343546527008513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/02/da-pompeo-volpe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2099343546527008513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2099343546527008513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/02/da-pompeo-volpe.html' title='da Pompeo Volpe'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6700714310864798438</id><published>2012-02-06T16:56:00.002+01:00</published><updated>2012-02-06T16:56:44.149+01:00</updated><title type='text'>da Stefano Fodra</title><content type='html'>Venti giorni alle Frattocchie&lt;br /&gt;« Noi siamo usciti fore&lt;br /&gt;del maggior corpo al ciel ch'è pura luce:&lt;br /&gt;luce intellettüal, piena d'amore;&lt;br /&gt;amor di vero ben, pien di letizia;&lt;br /&gt;letizia che trascende ogne dolzore.&lt;br /&gt;Qui vederai l'una e l'altra milizia&lt;br /&gt;di paradiso, e l'una in quelli aspetti&lt;br /&gt;che tu vedrai a l'ultima giustizia. »&lt;br /&gt;(Paradiso XXX, 38-45)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.&lt;br /&gt;Era lì un piccolo grande Olimpo, meglio l’Empireo  primum mobile, quello a cui comuni  mortali compagni difficilmente avrebbero avuto accesso se non per via di indecifrabili macchine iniziatiche, che, appunto per me,  rimangono e penso rimarranno  in gran parte e  per sempre tali.&lt;br /&gt;Oppure  per un colpo di fortuna,  quello che percepii di avere avuto io in quel momento: tanto lontanamente vagheggiato e tutto sommato immeritato.  Questo pensai.&lt;br /&gt;Lì a pochi passi da me  si era materializzato il nuovo Segretario, l’Alessandro Natta-dopo Berlinguer,  colui cui erano stati affidati scettro e vessillo, uomo elegante e sobrio, volto retrò  ammiccante e ridente. &lt;br /&gt;C’era un ristretto circolo intorno a lui, che  lo recingeva ed elevava, lo consacrava ad ogni passo.  Nello stargli attorno e nello stringersi a lui, tracciava al medesimo tempo, in modo rituale un anello impalpabile e impenetrabile.&lt;br /&gt;Toccava proprio a quegli uomini  segnare  lo stacco necessario, quello dovuto al capo,  quello a cui ciascuno in fondo allegava il proprio stesso senso di appartenenza, di ruolo e, perché no, la propria futura aspettativa, per merito o ancora per fortuna.&lt;br /&gt;All’assemblea convocata per inaugurare quel lungo corso di studio  alle Frattocchie,  c’erano Cossutta, Reichlin,  altri sommi dirigenti del Pci;  poi i professori, gli indipendenti Caffè, Spaventa, Rodotà, anche loro  stretti intorno al Segretario.&lt;br /&gt;Lo salutavano con un contegno nuovo, rielaborato, rispetto a quello che solo alcuni giorni prima potevano solitamente riservare al compagno Alessandro. &lt;br /&gt;Per un momento ripensai a quante ore di faticosa ammirazione, in preparazione degli esami universitari, avessi trascorso sui testi di quei professori, che ad un tratto sembravano usciti dai loro libri come geni dalla lampada e ora si mostravano a me nelle loro  distinguibili sembianze umane.&lt;br /&gt;Natta, dal canto suo, declinava continuamente,  con un composto sorriso, associato ad un lieve gesto della mano, ad arginare, più  che a scansare,  ogni imbarazzante segno, parola o gesto di omaggio ed eccessiva  deferenza. &lt;br /&gt;Se allora avevo  ammirato quel comportamento fine e forbito, qualche tempo più avanti, quando si poteva ancora credere al miracolo di una rimonta d’immagine, ne provai un crescente fastidio.&lt;br /&gt;Natta, quasi a voler rimediare ad un ostracismo televisivo troppo smaccato,  fu invitato mesi dopo , in prima serata Rai, da una più che disponibile e affabile Raffaella Carrà; milioni di italiani a vederlo, tanti di noi a tifare per uno scatto d’orgoglio: invece lui continuò a declinare, con quell’elegante e inutile gesto della mano.&lt;br /&gt;Così dovemmo aggrapparci, con tutte le nostre forze, alla Raffaella, un naufragio sulla migliore zattera che il servizio pubblico poteva passarci.&lt;br /&gt;Anni dopo, l’elegante illuminista, giacobino e comunista Natta si autodefinì come l’ultimo segretario del PCI: vero, anche per questo l’ho sempre rispettato.  Anche amato.&lt;br /&gt;Ma intanto, alle  Frattocchie,  quella piccola processione era sfilata proprio a due passi  da  me. &lt;br /&gt;Era il luglio del 1984 e il Pci era in una crisi nera, irreversibile, ormai segnata dalla vicenda  concreta di tutti i giorni e - in maniera ancora più cruda e sadica verso i suoi integerrimi e appassionati militanti - da quella scritta e perpetrata dal gigantesco mercato dei  lustrini, che ormai invadeva ogni più comune sentire. &lt;br /&gt;Era il  “sogno” che tutti volevano e noi,  che quel sogno volevamo negare; chi anni prima aveva taciuto, ora parlava, parlava anche troppo.&lt;br /&gt;Ogni stupido  era come impazzito di facili parole nei bar, nei luoghi pubblici, in qualsiasi occasione: il Pci era vecchio, superato, nemico della modernizzazione, il Pci era in declino, l’Italia aveva bisogno di aria nuova, i lavoratori e le lavoratrici ora volevano abiti nuovi, griffe e imitazioni  luccicanti, via le divise, via gli stracci opachi di un tempo passato.&lt;br /&gt;Le masse? I collettivi? I gruppi? Tutto da polverizzare, disarticolare, individuo per individuo,  e ricomporre in nuovi aggregati impalpabili ed interscambiabili. Il consumismo? Solo un “ismo”, basta con gli “ismi”, ogni parola ora finisce  per semplice “o”, come io.  Comunismo, finisce in “ismo”!  Non va bene.&lt;br /&gt;Molti dei nostri abbozzavano difese sempre meno irresistibili, altri dei nostri  ogni giorno più numerosi,  adesso tacevano, si appartavano dalle discussioni, come indifesi: la fierezza della diversità, ora dopo ora, andava consumandosi.&lt;br /&gt;Si avvertiva chiaro che un’identità tanto orgogliosamente rimarcata ed esibita,  ineluttabilmente stava  precipitando in una sorta di rarefatta  alienazione;  tanti cedevano, magari piano piano,  altri si aggrappavano sempre più forte,  ripetendosi che quello,   altro non poteva essere che uno dei tanti e banali incidenti della storia.&lt;br /&gt;Un incidente passeggero, una rivoluzione passiva di breve termine.&lt;br /&gt;Le ragioni materiali avrebbero ben presto ed inevitabilmente  sopraffatto quelle rampanti chimere della vacuità e voracità degli anni ’80:  intanto il compagno Nicolini a Roma inaugurava, per tutta risposta,  le stagioni dell’”effimero”.&lt;br /&gt;Quando mi arrivò la telefonata, stentai a credere: chiamato, anzi convocato alla Scuola nazionale quadri del PCI, a frequentare un corso sulla politica economica;  “ venti giorni,  senza interruzioni” ,  avvertì subito il compagno del Comitato Regionale, non si poteva dire no.&lt;br /&gt;Baciato dalla fortuna, pensai, ma questo non si poteva ammettere, solo si poteva dire  che qualcuno in alto, molto più in alto, che  aveva il potere di chiamarti in ogni momento, aveva deciso e  che non si poteva dire no.&lt;br /&gt;Alle  Frattocchie fu come arrivare ad una meta piena di misteri: già all’arrivo, dopo tante richieste d’informazioni ai vari benzinai vittime dell’inesistenza ancora dei Tom Tom, sembrò entrare in un mondo a parte, da  un accesso celato.  &lt;br /&gt;(continua)….forse&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6700714310864798438?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6700714310864798438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/02/da-stefano-fodra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6700714310864798438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6700714310864798438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/02/da-stefano-fodra.html' title='da Stefano Fodra'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4610748611109584892</id><published>2012-01-22T20:10:00.002+01:00</published><updated>2012-01-22T20:10:21.074+01:00</updated><title type='text'>da Nadia Mentasti</title><content type='html'>La domenica mattina si diffondeva  L’Unità .&lt;br /&gt;I compagni del PCI della sezione Antonio Gramsci di Borgo Palazzo prendevano sotto braccio  un po’ di copie dell’ “Organo Ufficiale di Stampa del Partito Comunista Italiano” e suonavano i campanelli della gente del quartiere, cercando di convincerla a comprarne una copia e soprattutto a leggerla, per capire le ragioni del popolo e del PCI.&lt;br /&gt;E io ci andavo con mio padre a diffondere l’Unità. E  mia sorella con mia mamma .&lt;br /&gt;Era più o meno la metà degli anni ’60 e io ero alle elementari. &lt;br /&gt;Mio padre era giovane e politicamente preparatissimo. Parlava e parlava e cercava di convincere chiunque della validità della sua idea di comunismo.&lt;br /&gt;Un’idea che si era formata su solidissime basi di filosofia al liceo francese del Cairo dove aveva quel suo professore comunista di cui, a volte, ancora ci racconta.&lt;br /&gt;Ed era un’idea solida al punto da averlo costretto a scappare in Francia quando gli trovarono un ciclostile a manovella nascosto in quel ripostiglio alto del bagno della casa di famiglia, in  via Amir  Kadadar,  a Il Cairo,   dove viveva con sua madre, suo padre e i suoi due fratelli. E Fatma, la donna di servizio araba.&lt;br /&gt;Il suo gruppo politico traduceva in arabo, dall’inglese e dal francese, testi marxisti e leninisti e li diffondeva tra la popolazione autoctona.&lt;br /&gt;Lui era giovanissimo, non aveva nemmeno vent’anni, era pieno di voglia di cambiare le cose, di migliorare il mondo. Era andato alle piramidi a fare un giro in bicicletta e gli sono corsi incontro i suoi amici sulla via del ritorno:  “Sauve-toi, sauve-toi, la  police est chez toi! Ils vont te mettre en prison! Ils ont trouvé…”   E lui è scappato ed era soltanto un ragazzo, un ragazzo  intelligente e coraggioso. Anche bello.&lt;br /&gt;E’ ancora intelligente e coraggioso e bello. Non è più un ragazzo ma un grande vecchio. Un ottantenne come ce ne sono pochi. Ancora sostiene con forza e determinazione le sue idee che sono, nel tempo, coerentemente e graniticamente, rimaste le stesse,  identiche e forti.&lt;br /&gt;Va ancora in piazza con banchetti, cartelli e volantini a convincere la gente che il mondo può e deve cambiare.&lt;br /&gt;E ancora frequenta assiduamente la sezione di Borgo palazzo che adesso è quella del PD.&lt;br /&gt;Qualche mese fa  lo hanno festeggiato in sezione. Hanno brindato ai suoi 80 anni.&lt;br /&gt; “Unità”  richiama alla mia mente (molto prima che  quella “d’Italia”),  la “diffusione” che  facevo con  mio papà, suonando i campanelli  delle  case di ringhiera di Borgo Palazzo.&lt;br /&gt;L’Unità era ed è restata, nei miei ricordi, quella: l’organo di stampa del Partito Comunista Italiano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4610748611109584892?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4610748611109584892/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-nadia-mentasti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4610748611109584892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4610748611109584892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-nadia-mentasti.html' title='da Nadia Mentasti'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-745600997311922741</id><published>2012-01-19T00:14:00.000+01:00</published><updated>2012-01-19T00:14:00.295+01:00</updated><title type='text'>da Enea Pandolfi</title><content type='html'>Mi sono iscritto alla FGCI di Codigoro (FE) nel 1973, all’età di 21 anni, con tessera firmata da Renzo Imbeni.&lt;br /&gt;Nel 1977 diventai segretario della sezione A.Gramsci di Codigoro  e ho firmato la mia tessera al PCI come segretario di sezione, vicino a quella di Enrico Berlinguer.&lt;br /&gt;La sezione A.Gramsci nasce in quell’anno dalla divisione dell’unica sezione di Codigoro.&lt;br /&gt;Dal centro venne l’indicazione che le sezioni troppo grandi -non funzionavano (?!?) e&lt;br /&gt;quindi un apposito congresso decise di costituirne  due  e così io diventai il primo segretario della nuova sezione. Il lavoro era tanto. Per convocare i compagni  la lettera con l’ordine del giorno si portava a casa, il solo pensare di inviare per posta significava sprecare i pochi soldi della sezione!&lt;br /&gt;La sede della sezione nuova era stata individuata in un negozio – ex barberia- arredato con un armadio di recupero, una scrivania, alcune sedie. Alla prima riunione alcune compagne criticarono, non molto velatamente, la pulizia della Sezione; cosi’ prima della riunione successiva provai a convincere mia madre ad andare a spazzare e lavare il pavimento; riuscii solo a convincerla di regalare alla sezione una scopa, secchio, straccio e scopone e per la prima volta nella mia vita spazzai e lavai  il pavimento con buon risultato perché non furono ripetute le critiche!. Nella primavera successiva ci  furono le elezioni amministrative; organizzammo interminabili riunioni in tutte le sezioni del comune per preparare il programma e  la lista dei candidati.&lt;br /&gt;L’esperienza suggeriva che tanti compagni/e erano abituati, e facilitati, dal fatto che il simbolo del PCI era il primo in alto a sinistra; per ottenere questa posizione  bisognava presentare il simbolo e la lista per primi, e in base alla legge allora vigente, sarebbe stato il  primo simbolo sulla scheda elettorale. La lista dei candidati ed il simbolo andavano presentati, in un giorno preciso, al Segretario del Comune in Municipo, quindi si  organizzava una staffetta, che iniziava a presidiare il primo posto per la presentazione della lista e del simbolo almeno una settimana prima – la data e l’orario di inizio della staffetta era un segreto custodito gelosamente, per evitare che il PSI iniziasse prima; la DC invece lavorava per arrivare all’ultimo minuto e quindi  essere l’ultima nella scheda elettorale. Il compagno Luzzi Obes una notte parcheggiò la macchina sotto il loggiato del Comune, ed iniziò il presidio; in  macchina era esposta  la bandiera della sezione e diventò un punto di ritrovo per tutta la cittadinanza.  Una notte la staffetta era affidata a  due giovani della FGCI, che però non vigilarono con la dovuta attenzione, e mentre dormivano in macchina  qualcuno  rubò la bandiera della sezione!!!! Il Direttivo si riuni’ immediatamente e alle reprimende degli anziani, Obes tiro’ fuori la bandiera nel giubilio generale,  l’onta era lavata, con la rivelazione che era stato tutto  uno scherzo per dimostrare che i ragazzi non vigilavano ma dormivano.&lt;br /&gt;Rendiamo testimonianza al compagno Luzzi Obes, sempre pronto ad affiggere manifesti ai muri, a portare a casa dei compagni L’UNITA’ e che  purtroppo ci ha lasciato troppo presto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-745600997311922741?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/745600997311922741/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-enea-pandolfi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/745600997311922741'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/745600997311922741'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-enea-pandolfi.html' title='da Enea Pandolfi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4247021527274686863</id><published>2012-01-09T12:52:00.002+01:00</published><updated>2012-01-09T12:52:32.327+01:00</updated><title type='text'>da Nando Santoro</title><content type='html'>Febbraio 1980. I sovietici hanno  invaso l'Afghanistan da alcune settimane. Si è discusso a lungo se e quando fare un dibattito sulla questione. E poi: discutere solo nel direttivo? Fare un direttivo “allargato”? Da segretario del circolo della FGCI, ero “invitato permanente” alle riunioni dell'organismo, senza diritto di voto. Si decide, alla fine, per la convocazione di un'assemblea degli iscritti. E si stabilisce di farla un sabato sera, per consentire a tutti di partecipare. La Federazione invia il segretario di zona.&lt;br /&gt;Più di 100 persone presenti (su 300 iscritti). Al loro posto – cioé in fondo alla sala - i figgicciotti. &lt;br /&gt;Introduzione del segretario della sezione che, con equilibrio ammirevole, riesce a dare torto all'Armata Rossa e ai Mujaheddin. &lt;br /&gt;Primi interventi di marca filosovietica, abbastanza scontati, ché si tratta dei compagni più anziani. Noi ragazzotti li ascoltiamo con defernza, ma quando uno di loro afferma che “i ragazzini afghani  hanno accolto con i fiori e gli applausi” il soldato Ivan, ci scappa un sorrisetto. La Presidenza ci fulmina con lo sguardo. Poi parla l'ingraiano, che critica aspramente l'invasione. Da quel momento in poi, si sfiora più volte la rissa: compagni che posano platealmente la tessera sul tavolo della presidenza, filosovietici che nei loro interventi parlano della necessità dell'intervento militare per contrastare la reazione filoamericana, altri che criticano aspramente le scelte del Pcus, infiniti botta-e-risposta sulla differenza fra “imperialismo” (che è americano) e “politica di potenza” (che è quella sovietica, è la stessa cosa ma come fai a dire che i russi sono imperialisti). Scontro sanguigno, il contatto fisico viene evitato solo perché ci sono le compagne che tengono a bada i mariti.&lt;br /&gt;Dopo circa 4 ore, la parola al segretario di zona. Noi ragazzini pensiamo: mo' questo ci fa un cazziatone per i modi a dir poco esagitati con cui si è discusso. E infatti.&lt;br /&gt;“Compagne e compagni – esordisce Velardi – prima di tutto, una premessa di metodo”. Eccolo là. “La prossima volta, mai più queste riunioni il sabato sera. Il sabato sera dobbiamo stare con le famiglie, andare al cinema, fare una passeggiata. Ma vi pare che possiamo stare 4 ore chiusi qua dentro a litigare sull'Afghanistan mentre il mondo gira per conto suo?”. I filosovietici si guardano perplessi. Qualcuno gli dà sottovoce del “provocatore”. Noi ragazzotti, infami, sorridiamo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4247021527274686863?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4247021527274686863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-nando-santoro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4247021527274686863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4247021527274686863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-nando-santoro.html' title='da Nando Santoro'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1822654352024768402</id><published>2012-01-07T12:25:00.002+01:00</published><updated>2012-01-07T12:25:35.125+01:00</updated><title type='text'>da Milena Marani</title><content type='html'>Era il 9 giugno 1984, mi ero appena alzata nella mia nuova bella casa. Avevo acceso Radio Popolare, come sempre, come era d’abitudine nella mia nuova bella casa. Trent’anni avevo, come mio marito, che mi stava versando il caffè. Trasmetteva il direttore di allora, un certo Gad Lerner, che dava la notizia che Enrico Berlinguer mentre teneva un comizio a Padova la sera precedente, aveva avuto un malore ed era ricoverato in fin di vita all’ospedale. Non riuscì a continuare Lerner, interruppe la trasmissione, stava piangendo. Rimasi con il caffè in mano, istupidita, stavo piangendo, non potevo accettare quella notizia. Mi ricordo il fazzolettone di cotone, quelli grandi che adesso non si usano più, che mi passò mio  marito. Piansi come una bambina, con lacrime che scorrevano e singhiozzi che non mi facevano respirare. &lt;br /&gt;Compresi  subito che era finita. &lt;br /&gt;Non c’erano allora telegiornali in edizione straordinaria o,almeno, non ricordo che ce ne siano stati. &lt;br /&gt;Attendemmo fino al pomeriggio per vedere quelle immagini. Me le ricordo: Berlinguer che parla in una piazza colma di gente, si appoggia al microfono, sta visibilmente male, beve un bicchiere d’acqua, ma non ce la fa proprio, lo sostengono, lo allontanano dal palco. E’ l’ultima immagine che ho di lui vivo. &lt;br /&gt;Poi il Presidente Pertini che parte per Padova, lo ritraggono nella sala d’attesa dell’ospedale, con la moglie e i figli di Enrico, sono in attesa.&lt;br /&gt;Due giorni dopo la notizia che tutti temevano e che nessuno voleva sentire: Berlinguer era morto, senza più riprendere conoscenza, era morto mentre faceva il suo lavoro, mentre parlava alla gente, alla sua gente, a me, a mio marito, ai nostri compagni della sezione. Era morto come era sempre vissuto, come un uomo vero, come un comunista vero, intelligente e caparbio come la sua Sardegna, come un uomo onesto, pulito. Mi ricordo le parole di Pertini, che lo riportò a Roma sull’aereo presidenziale: “Porto a casa un figlio”.&lt;br /&gt;Non sono riuscita ad andare ai funerali, non ce l’ho fatta a vedere la televisione, non ho mai più riguardato quelle immagini, anche se ho comprato la cassetta al festival dell’Unità. Ce l’ho ancora quella cassetta VHS, che scema, non ho neppure più il videoregistratore. Eppure quella cassetta e i numeri speciali dell’Unità li ho ancora tutti, mi hanno seguita nei miei traslochi della vita.&lt;br /&gt;Quattro giorni dopo, il 15 giugno vincemmo le elezioni, il PCI era il primo partito d’Italia, ma noi, i compagni della sezione non eravamo felici, anche se quella fu la vittoria più bella, dedicata a Enrico, a tutti noi.&lt;br /&gt;Sono passati quasi trent’anni, ho quasi l’età di Berlinguer quando è morto. Ho due figli e a loro racconto, ogni tanto, di quel lontano giorno di giugno, e forse gli occhi luccicano e piange il cuore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1822654352024768402?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1822654352024768402/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-milena-marani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1822654352024768402'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1822654352024768402'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2012/01/da-milena-marani.html' title='da Milena Marani'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2823543802726711783</id><published>2011-12-27T15:09:00.003+01:00</published><updated>2011-12-27T15:10:24.405+01:00</updated><title type='text'>da Enzo Pelella</title><content type='html'>Ho iniziato a frequentare il Pci nel 1948 (a 12 anni) insieme a mio padre Alfredo, operaio tornitore specializzato.&lt;br /&gt;Il Pci ha avuto un ruolo importante, nella storia d’Italia e del movimento operaio internazionale. Era un’organizzazione grande e complessa e, come tale aveva luci e ombre. A me interessa sottolineare, qui, un solo aspetto: la funzione educativa che ha esercitato tramite i suoi aderenti. Anche correndo il rischio di essere agiografico.&lt;br /&gt;L’informazione:  Mio padre è stato il primo degli “insegnanti” di questa scuola.                           Sin dall’età di dodici anni, mi chiedeva spesso di leggergli un articolo dal quotidiano (l’unità) che portava a casa; con la scusa “che era stanco”. Purtroppo scomparve nel ’51, ma nel frattempo mi ero abituato a leggere il giornale.&lt;br /&gt;Pensare:  Nel ’52, grazie a un accordo sindacale, fui assunto all’ex Silurificio, fabbrica dove la maggioranza degli operai erano comunisti. Lì iniziò quella che ritengo la mia università. &lt;br /&gt;Per un periodo feci l’apprendista nel reparto attrezzi. Qui mi capitò di avere una discussione con un  operaio sul modo di eseguire un lavoro. La discussione ebbe fine quando quest’operaio disse che aveva ragione lui perché aveva più esperienza. Non ero convinto e andai chiedere consiglio a un altro operaio. Questo mi rispose che “l’esperienza non ce l’ha chi è campato assai, ma chi ha pensato assai sui fatti della vita”.&lt;br /&gt;Libertà: “ricordati che l’operaio deve guadagnare sempre una lira in meno di quanto vale, perché quella lira è la sua libertà” mi rispose un operaio con il quale mi lamentavo del prezzo di un cottimo.&lt;br /&gt;Solidarietà: Dal primo giorno di lavoro nell’ex Silurificio fui destinato alla prima stazione di una catena di montaggio. Fui subito “adottato” dai miei compagni di lavoro più anziani, anche perché molti di loro era stati allievi di mio padre.&lt;br /&gt;Il primo giorno lavorai 6 ore, il secondo 12, il terzo 24. Durante la notte, naturalmente, avevo sonno. Per combattere la sonnolenza approfittai del fatto che il tempo di esecuzione assegnato alla mia mansione era maggiore di quello reale e di essere il primo della catena, così mi avvantaggiai un poco di lavoro e andai a farmi un giro fuori dal capannone. Al mio ritorno, dopo un po’, un amico di mio padre, che lavorava in un altro reparto, mi raggiunse e mi redarguì: “ Hai un dovere di solidarietà verso i compagni di lavoro e se hai tempo lo devi impiegare ad aiutare loro, no per passeggiare.”&lt;br /&gt;Rigore: In fabbrica funzionava una mutua aziendale, amministrata da un consiglio di amministrazione composto da rappresentanti dell’azienda e dei lavoratori. Il Presidente era un rappresentante della direzione mentre l’amministratore delegato era un lavoratore.&lt;br /&gt;La mutua, tra le altre cose, gestiva un armadio farmaceutico con prodotti acquistati direttamente.&lt;br /&gt;Venne alla luce che un rappresentante aveva convinto (dopo molte insistenze) l’amministratore delegato ad accettare una percentuale sugli acquisti (a lui riservati) che altrimenti tornava alla casa farmaceutica.&lt;br /&gt;Saputa la cosa ci fu subbuglio in fabbrica e unanime condanna della cellula comunista e della relativa rappresentanza nella CGIL. Indignazione degli operai perché :”doveva prendersi il denaro e versarlo alla cassa della mutua.””&lt;br /&gt;L’indignazione fu tanta che la Commissione interna fu costretta a imporre alla riluttante direzione  aziendale il licenziamento del reo; ottenuta sotto forma di dimissioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dignità: Avevo meno di vent’anni e svegliarsi alle sei 6 giorni su 7 era dura. Per cui, qualche volta, per guadagnare tempo evitavo di sbarbarmi. &lt;br /&gt;Un giorno, il segretario della cellula mi ammonì: “se hai bisogno di dormire vai a letto prima. A lavorare si viene in ordine. Noi siamo operai! Non sottoproletari. Abbiamo una dignità”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ascoltare: In quanto membro della Segreteria Provinciale della FGCI ero impegnato, ogni sera, a &lt;br /&gt;“visitare” la sede di un circolo. Durante queste “visite” mi convinsi, ancora di più, che invece di &lt;br /&gt;parlare (per dare la linea) era più conveniente per tutti ascoltare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Responsabilità: La FGCI convocò una manifestazione politica della gioventù operaia della provincia di Napoli. Io fui incaricato di curare la partecipazione dei giovani dei comuni della zona flegrea, dove risiedeva lo stabilimento in cui lavoravo.&lt;br /&gt;L’incarico affidatomi si rilevò più gravoso del previsto; soprattutto per problemi logistici. Era praticamente difficilissimo far coincidere l’attività di mobilitazione giovanile e la possibilità pratica di tornare a casa.&lt;br /&gt;La manifestazione non ebbe un gran successo.&lt;br /&gt;Nella successiva riunione del Comitato federale della FGCI, la segretaria di organizzazione criticò lo scarso impegno dei compagni del Comitato federale, portando ad esempio la scarsa partecipazione dei giovani della zona che mi era stata affidata. Come si usava allora la critica fu fatta citando la mia responsabilità e facendo nome e cognome.&lt;br /&gt;Ritenevo e, ancora oggi ritengo, la mia responsabilità relativa. Comunque c’era. Secondo la prassi dovevo “fare l’autocritica” e io la feci. Pur convinto che la mia responsabilità fosse minima, ma altrettanto convinto che se c’era fosse onesto riconoscerlo pubblicamente. Non bisognava scappare dalle proprie responsabilità senza mediazioni o minimizzare. &lt;br /&gt;Il giorno successivo la segretaria di organizzazione, in un colloquio ufficiale a due, mi fece notare che ero incostante nella gestione quotidiana. Lo riconobbi e lei mi propose, a nome della segreteria, di occuparmi della creazione e gestione del circolo FGCI del quartiere Vomero. Accettai e iniziò così una grande esperienza, ma questa è un’altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste sono alcune cose che ho imparato nel PCI ma, soprattutto ho imparato a imparare, ho imparato la severità, ho imparato che migliorare se stessi significa contribuire a migliorare il mondo che ci è toccato in sorte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2823543802726711783?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2823543802726711783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-enzo-pelella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2823543802726711783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2823543802726711783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-enzo-pelella.html' title='da Enzo Pelella'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4117618619638621465</id><published>2011-12-20T10:01:00.000+01:00</published><updated>2011-12-20T10:01:43.833+01:00</updated><title type='text'>da Raffaele Raiola</title><content type='html'>Il 23 novembre del 1980 a via Stadera il terremoto faceva crollare un unico edificio (ex INA CASA) di dieci piani.  &lt;br /&gt;Purtroppo per questo evento via Stadera sarà ricordato come il Quartiere che ha contato il più alto numero di morti a Napoli (53 vittime del terremoto). Il terremoto ha spezzato la vita ed i sogni di oltre 20 famiglie che avevano condiviso, alla fine degli anni ’70, insieme a tutto il quadro dirigente della Sezione PCI Stadera un entusiasmante percorso politico di democrazia partecipativa, perchè fossimo noi tutti insieme protagonisti delle scelte da effettuare per il risanamento e la riqualificazione del nostro Quartiere.&lt;br /&gt;All’epoca ricoprivo la carica di Presidente della Circoscrizione di “Poggioreale”, eletto da una maggioranza di sinistra PCI-PSI-PSDI.&lt;br /&gt;La popolazione tutta, alla prima scossa di terremoto, presa dallo spavento, si riversò per le strade e raggiunse le campagne vicine  e i luoghi all’aperto privi di costruzioni, abbandonando frettolosamente le proprie case incustodite e lasciando luci accese e porte aperte.&lt;br /&gt;Le forze dell’Ordine, l’AGESCI, i compagni di sezione, i cittadini volontari organizzarono le ronde per impedire ogni forma di sciacallaggio, mentre i Vigili del Fuoco coordinavano le operazioni di recupero delle salme dalle macerie. Per liberare le strade dalle auto in sosta requisimmo di fatto, senza alcun provvedimento amministrativo, tutti i campi sportivi della zona dove sistemammo le famiglie all’interno delle proprie autovetture. Le famiglie prive di autovettura le sistemammo nei pullman del trasporto pubblico urbano stazionati all’interno del deposito dell’ATAN di via delle Puglie, messo a disposizione dall’azienda municiplizzata. Gli autisti dell’ATAN accompagnati da singoli Consiglieri di Quartiere, giravano per le strade e raccoglievano le persone, disposte a trovare un ricovero dal freddo, sebbene molto precario. All’epoca non esisteva la Protezione Civile, ma in questo modo riuscimmo a garantire i primi soccorsi in attesa degli interventi delle Istituzioni locali e governative.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4117618619638621465?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4117618619638621465/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-raffaele-raiola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4117618619638621465'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4117618619638621465'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-raffaele-raiola.html' title='da Raffaele Raiola'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4955128424644484867</id><published>2011-12-19T08:42:00.001+01:00</published><updated>2011-12-19T08:42:23.516+01:00</updated><title type='text'>da Chicco Testa</title><content type='html'>Ad un certo punto tocca eleggere un nuovo Presidente dell’ Arci, siamo nel 1983, dopo la bella Presidenza di Enrico Menduni. Il posto tocca, come da tradizione, ad un iscritto al PCI e io sono il giovane (?) e promettente segretario della neonata Lega per l’ Ambiente. Si fanno le consultazioni di pragmatica fra i segretari regionali e provinciali e quasi all’unanimità vengo indicato come il successore naturale. Ne vado fiero. Senonchè ... senonchè con Realacci e altri giovanotti legambientini avevamo cominciato a frequentare alcuni dissidenti polacchi ( c’era ancora il muro, solido e grosso) che ci avevano spiegato che la nostra battaglia pacifista non era giustificata, se non si fosse accompagnata a quella per la libertà. La loro, che stavano sotto la dittura sovietica e a cui noi apparivamo, oggettivamente, amici dei russi. “Se non ci fosse l’ America, dicevano loro, noi saremmo ancora più schiavi e voi la battaglia la fate solo contro gli USA. Siete quindi, sempre oggettivamente, amici dei nostri dittatori russi”. Quanto avessero ragione lo avremmo capito solo molti anni dopo, ma qualche dubbio comunque riuscirono a mettercelo in testa già allora. I sovietici, diciamo, proprio simpatici non ci stavano. Anzi. Cosicchè   decidemmo di partecipare ad una manifestazione milanese , insieme a vari gruppi cattolici, indetta sotto lo slogan “pace e libertà”.Che nel linguaggio politico di allora significava “ no  ai missili americani, ma anche no a quelli russi e alla dittatura sovietica”. Per la verità io in qui giorni stavo a Parigi, dove avevo conosciuto la mia futura moglie, ma detti comunque il necessario benestare. Torno da Parigi e Aldo Tortorella offre a Enrico Menduni un caffè da Rosati, a Piazza del Popolo, a Roma. Nel corso del quale gli comunica che Pajetta si è preso un’incazzatura super per quella manifestazione e che sarebbe quindi bene che io rinunciassi alla Presidenza dell’ ARCI.Menduni a sua volta mi offre un caffè e mi riferisce. Che dovevo fare? Smisi di bere caffè, presi atto e obbedii. E fino qui è solo una storia di errori politici ( non i miei , che avevo ragione) e di disciplina di partito. Ma il calice andava bevuto fino in fondo, con tutti i riti del caso. E così fui costretto a pronunciare un discorso di fronte ai compagni comunisti dirigenti dell’ ARCI, convocati nel mitico salone del Comitato Centrale a Botteghe Oscure, dove “spintaneamente” spiegai i miei errori le ragioni profonde e naturalemnte completamente fasulle per cui preferivo non ricoprire quell’incarico e continuare il lavoro in Lega Ambiente. In sala tutti ridevano, ma fecero finta di niente. All’ Arci non mancava il senso dell’umorismo.  Mi presi la rivincita un po’ di anni dopo, quando, Deputato del PCI, partii per Varsavia, pieno di dollari nascosti in pacchetti di pasta Barilla, e consegnai la merce agli amici dissidenti polacchi, che stavano per riconquistare la libertà. Di chi fossero quei soldi non lo ho mai saputo. Ma ho dei sospetti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4955128424644484867?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4955128424644484867/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-chicco-testa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4955128424644484867'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4955128424644484867'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-chicco-testa.html' title='da Chicco Testa'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5464256773912414280</id><published>2011-12-13T09:30:00.005+01:00</published><updated>2011-12-13T09:30:51.515+01:00</updated><title type='text'>di Roberto Bongini</title><content type='html'>mi sono iscritto alla fgci nel 1976 all'età di 14 anni a rosignano solvay (comune di rosignano marittimo in provincia di livorno) con una tradizione familiare che và dallo zio sindaco, successivamente consigliere regionale e primo presidente della allora usl di zona, cugino assessore e padre nell'esecutivo del consiglio di fabbrica della solvay ( multinazionale belga, industria chimica),successivamente, tutta la trafila all'interno del partito da segretario di sezione, direzione provinciale,ecc..).&lt;br /&gt;negli anni 80, si comincia a parlare a rosignano di un possibile impianto di pvc che la società solvay vorrebbe fare nella fabbrica di rosignano, tenendo conto che il territorio, per le produzioni ad alto rischio che già faceva la suddetta società, era già saturo di rischi ambientali (teniamo conto che c'erano già 2 bomboloni di etilene e che riguardo al pvc finchè non ci furono gli studi del dottor viola se ne sapeva poco). a quei tempi io stavo finendo il mio incarico in fgci (all'epoca ero responsabile provinciale della lega per il lavoro) per fare il segretario della maggiore sezione del pci del mio comune. personalmente e come fgci avevamo preso una posizione di contrarietà all'impianto, mentre il partito aveva una posizione favorevole. il partito aprì una consultazione tra l'iscritti  (pensando che il partito fosse rappresentazione reale della società) che dette un consenso all'investimento e io ero nella situazione di dovere garantire la posizione del partito stesso, in quanto segretario della sezione, ma con un punto di vista diverso. si può immaginare che la discussione era accesa. la fgci, insieme ai movimenti e alle associazioni del territorio si schierò con la richiesta di un referendum consultivo sull'investimento con il voto ai sedicenni. io mi trovai nella strana posizione di segretario del partito (di giorno) e (di notte) a lavorare con i compagni della fgci. alla fine il referendum vide la vittoria dei contrari all'investimento con mia grande soddisfazione. ciò segnò anche la fine di un rapporto di fiducia dei cittadini con l'azienda. questo per dire solo alcune cose: già in quegli anni il partito non era più espressione della società in senso ampio (non aveva già più il ruolo pedagogico inteso in senso gramsciano) e inoltre perse l'occasione per cambiare la sua visione politica e fare crescere un nuovo gruppo dirigente (in pratica come ha fatto il pd sui referendum su acqua e nucleare). la difficoltà ai cambiamenti non è solo di oggi, ma è un difetto antico della sinistra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5464256773912414280?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5464256773912414280/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/di-roberto-bongini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5464256773912414280'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5464256773912414280'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/di-roberto-bongini.html' title='di Roberto Bongini'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-676132405680366729</id><published>2011-12-13T09:30:00.002+01:00</published><updated>2011-12-13T09:30:09.610+01:00</updated><title type='text'>di Fabiano Corsini</title><content type='html'>Fu Sirio il Taccini a consegnarmi la prima tessera del PCI, nel marzo 1970. Sirio aveva già una settantina di anni. Era il presidente dei probiviri, il compagno più prestigioso della sezione.&lt;br /&gt;Mi avevano fatto aspettare un po'. La procedura prevedeva di essere presentati, che qualcuno garantisse. Poi gli organi dirigenti vagliavano la richiesta, e c'era da aspettare. Al Fortino, la casa del popolo dove aveva sede la Sezione Comunista di Marina, era rimasto un po' così; anche in quegli anni tumultuosi in cui la politica profondamente cambiava, pareva già cambiata. Ma non non mi dispiacque che su di me ci fosse un vero e proprio esame; che in qualche modo fosse valutata la mia vicenda politica. Per tre anni ero stato nel movimento studentesco, avevo simpatizzato per il Potere Operaio e per Lotta Continua. Ero stato era stato io, tutti lo dicevano, il colpevole vero dell'arresto di mio fratello. Quattro mesi di prigione per una manifestazione, sui binari della stazione di Pisa, dopo l'arresto di Guelfi e Marraccini. Sirio Taccini venne a casa mia, e prima di parlare indugiò a guardare i libri, le cataste della Monthly review e dei Quaderni Piacentini, accanto a Critica Marxista e Rinascita. Sirio, prima di consegnarmi la tessera, come aveva deciso il Direttivo, mi raccontò di tutti i fatti miei di quegli anni passati, e di come fossero stati tutti analizzati. “Abitavi con Renato Curcio” mi disse guardandomi dietro una nuvola di fumo che lo intossicava. “Si, erano tutti nell'appartamento dove vivevo io.” “Lo sappiamo” Era chiaro di che cosa mi si era imputato, ma anche che ero stato assolto. “Ne abbiamo anche noi di compagni così...nel portafogli ho la tessera di uno. La tengo io. Ha fatto brillare una stecca di plastico a Camp Darby..quel bischero”.&lt;br /&gt;E poi raccontò di sé, di quando era dirigente provinciale , e di come non lo era stato più. Di quando avevano deciso di sciogliere la sezione centro, troppo di sinistra, e di come poi lui, operaista, fosse stato a sua volta messo fuori. E di come fosse ritornato a spazzare i piazzali dell'Acit. Michele vedeva il vecchio compagno, con il sigarino tra le dita, sempre acceso, che raccontava cose che erano accadute proprio a lui; ma che raccontava non per fatto personale o per civetteria. Gli stava insegnando, il Taccini, di come si doveva stare in quel partito , di come ci stavano quelli che lo avevano fatto diventare forte.&lt;br /&gt;A quell'epoca in Cantiere ci lavoravano mille e cinquecento persone. La Sezione, che dai licenziamenti del 1957 era sparita, cominciò a rinascere. Ne diventai segretario l'anno successivo, a ventidue anni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-676132405680366729?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/676132405680366729/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/di-fabiano-corsini.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/676132405680366729'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/676132405680366729'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/di-fabiano-corsini.html' title='di Fabiano Corsini'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-622748829122706509</id><published>2011-12-11T10:13:00.001+01:00</published><updated>2011-12-11T10:13:25.324+01:00</updated><title type='text'>da Verio Massari</title><content type='html'>Il primo incontro. Avevo 15 anni, nel '66, ero un bravo boy scout, e nel Liceo Scientifico Scacchi di Bari tirava una brutta aria per chi pensasse fosse giusto protestare per i bombardamenti su Hanoi, magari anche soltanto tentare  una manifestazione con le altre scuole. Come succedeva al Flacco, il liceo classico, dove c'erano invece i "giovani comunisti", che qualche volta ci riuscivano pure. Però  al Flacco non c'erano   i neri ben  più maneschi della mia scuola.&lt;br /&gt;Ogni giovedi si riuniva alla sala del Combattente, in via Melo, pieno centro murattiano, un gruppo di questi "strani" studenti del PCI, tutti però del "classico". Era il Circolo Gramsci, manco sapevo chi fosse allora quel capellone "strano"... Ci andavo quasi regolarmente e scoprii così anche universitari e liceali che facevano sfoggio di buone letture, di film surrealisti visti in astrusi cineforum e i "conti rateali" degli Editori Riuniti. A volte, in quella sala,  incappavo in  zuffe a sediate  selvagge con quelli del FUAN, che  non gradivano la presa del " giù le mani dal Vietnam" sugli altri studenti , e poi soffrivano troppo  la presenza delle  "nostre"  belle ragazze (tra tutte spiccava la lunga chioma di  una nipote di King George..) e, quindi, rompevano, in tutti i sensi. Chiesi ben presto al leader del Flacco, Francesco Laudadio, di portarmi in questa mitica "Federazione" PCI, all'epoca in Via Trevisani, per capirne di più del "partito", di cui parlava come fosse Zaratustra. Francesco ne era ossessionato, per lui il futuro era il Partito (la sua direzione) o il  fare cinema (e che infatti scelse dopo 10 anni esatti, andando a lavorare con Monicelli); a cinema ci andavamo insieme ossessivamente, litigando su tutto. Beh, non ci crederanno i più giovani ex-PCI (Nichi compreso), ma in quegli anni gli studenti erano le mosche bianche, in Federazione. C'erano, iscritti a decine per ciascun paese, tanti giovani apprendisti e operai nella FGCI della Puglia di prima del '68. Con Francesco, Aldo e altri 4 gatti noi studenti eravamo "marziani",  andavamo nelle sezioni  e nelle camere del lavoro della Provincia (oltre che a cinema), per parlare di cose e vicende della politica che cambiava a fine dei '60 con compagni "davvero" operai: pochi anni dopo i "gruppi" si sarebbero scannati per averne una minima frazione...Il PCI degli anni '60, in Puglia, era  ancora bracciantile-operaio-plebeista e forse giustamente sospettoso dei suoi stessi "professori" (Reichlin, allora segretario regionale, Papapietro, Santostasi, De Felice, Vacca...), per non dire degli studenti.  Gli intellettuali li si mostrava con orgoglio in qualche teatro, ma non li si capiva; ma soprattutto non dirigevano, non potevano dirigere, quel  PCI, che subiva -  allo stesso tempo -  il fascino del potere amministrativo  della  DC nelle sale consiliari, tutti quei  "signori"  di cui non si poteva che ammirare, temere e imitare i comportamenti, che erano un bel pò più concreti delle chiacchiere dei "nostri professori"  e roba diversa dallo sciopero a rovescio nelle campagne. Quando, qualche anno più tardi, citai Don Milani su un  ciclostile alle scuole (con la  famosa  frase  sulle professoresse e le puttane), quasi quasi mi cacciavano dalla FGCI. E infatti nel '68 ce ne andammo, dopo le Frattocchie a febbraio.  Ma presto,  dopo aver pazziato fino al '73 tra vari gruppi più o meno "rossi" e ortodossi,  facemmo un umile  e contrito ritorno alla casa madre. Avevamo già da ragazzini  le stimmate del PCI, non potevamo, specie a Sud, andare da qualche altra parte. Il compagno Sicolo ci fece una ramanzina indimenticabile, chi se la scorda.. Nel frattempo il PCI diventava il Partito di Berlinguer, e noi diventavamo adulti (?). Ma in quella Federazione e in quelle Camere del Lavoro della Terra di Bari  ho capito che i partiti e i movimenti popolari si nutrono di idee e di sangue vivo, sennò gli intellettuali e il pensiero non bastano mai. Il PCI era un impasto ineliminabile di valori veri, miti ed  esperienze di vita dura, sofferenze, lotte, fatiche solidali  e tanta gioia di vincere insieme...la politica era in cielo solo sui manifesti ai muri, ma in realtà un popolo in movimento continuo, con bandiere "proprie" che nessuno si sognava di imbalsamare in feticci del "socialismo reale". Ciao Francesco, te ne sei andato così presto, a 55 anni, e io qui ancora ti ringrazio di avermi portato quella prima volta  in via Trevisani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-622748829122706509?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/622748829122706509/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-verio-massari.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/622748829122706509'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/622748829122706509'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-verio-massari.html' title='da Verio Massari'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-9074570509010202045</id><published>2011-12-08T21:11:00.000+01:00</published><updated>2011-12-08T21:11:05.216+01:00</updated><title type='text'>da Domenico Talia</title><content type='html'>La politica degli anni settanta era fatta di scontri duri, di tante manifestazioni. Noi del PCI ovviamente eravamo a sinistra ma erano tanti quelli che facevano di tutto &lt;br /&gt;per considerarci la stampella della DC, ad ogni occasione e in ogni corteo di studenti, la sinistra extra-parlamentare quasi si divertiva a farci apparire come conservatori. &lt;br /&gt;Avevo 18 anni, ero già iscritto al partito e avevo un ruolo di dirigente della FGCI della mia zona in Calabria. La mattina del 16 marzo 1978 ero a scuola (ultimo anno di&lt;br /&gt;Liceo) come tutte le mattine quando non c'era uno sciopero. In quell'anno tra scioperi e manifestazioni non si andava spessissimo a scuola. Saranno state le 10 e mezza &lt;br /&gt;o le 11, il bidello bussò alla porta della 5a C, la professoressa lo fece entrare e lui chiese di me. Mi aspettava il preside. Scesi giù e, insieme al Preside, trovai un &lt;br /&gt;compagno del Direttivo di zona. Non mi aspettavo che un compagno del PCI venisse a trovarmi o a prendere a scuola. Capii subito che qualcosa di grave doveva essere&lt;br /&gt;successo.  Lo salutai e lui mi disse senza attendere: "Stamattina hanno rapito Moro. Dobbiamo organizzare una manifestazione, bisogna reagire a questo atto orribile. &lt;br /&gt;Dovresti venire subito in sezione."  Rimasi di sasso, non potevo immaginare una cosa simile. I tempi erano difficili, ma non credevo fino a quel punto. Naturalmente il &lt;br /&gt;Preside mi disse che potevo andare. Tornai per un attimo in classe a riprendermi i libri e il giaccone. Lo dissi ai miei compagni. Quelli mi guardarono come un marziano.&lt;br /&gt;Qualcuno continuò a fare quello che stava facendo senza scomporsi più di tanto. Scesi di corsa e uscimmo insieme dal Liceo. La giornata passò tra telefonate, manifesti &lt;br /&gt;e la manifestazione unitaria del pomeriggio. Era il tempo di quelli "né con lo Stato, né con le Br". Da quel giorno molte cose non furono più come prima. Ricordo anche &lt;br /&gt;che il Congresso Nazionale della FGCI a Firenze quell'anno fu ritardato di qualche giorno a causa della vicenda Moro. La vicenda fu lunga e finì tristemente nel maggio &lt;br /&gt;di quell'anno.&lt;br /&gt;Qualche anno fa ho rivisto alcuni vecchi compagni di scuola, dopo più di trent'anni. Più di uno di loro per prima cosa mi ha ricordato quel mio annuncio in classe, la &lt;br /&gt;mia faccia preoccupata e loro che non avevano capito la gravità di quel fatto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-9074570509010202045?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/9074570509010202045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-domenico-talia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9074570509010202045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9074570509010202045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-domenico-talia.html' title='da Domenico Talia'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1138855962685410922</id><published>2011-12-06T22:31:00.002+01:00</published><updated>2011-12-06T22:31:11.201+01:00</updated><title type='text'>da Luigi Ceccarelli</title><content type='html'>‎1° ottobre 1968: primo anno di liceo, una data significativa, direi. partecipo, più per curiosità che altro, alle lotte studentesche: occupazione, gruppi di studio, manifestazioni. dai primi anni '70 fino al 1979 milito nella sinistra extra-parlamentare, solito percorso: manifesto, pdup, democrazia proletaria. nel 1979 sono candidato per il mio comune per dp...poi succede che l'arci mi chiama a fare qualche lavoretto, poi una partecipazione più intensa, poi seguo le attività dei centri estivi per diversi comuni del comprensorio cesenate (capoluogo compreso) anche per via della mia laurea in pedagogia, poi divento segretario dell'arci e via dicendo. ed è in questa occasione che scopro un volto del pci e dei comunisti che mai avevo conosciuto. entro nelle sezioni per fare assemblee dell'arci e scopro un elevato numero di compagne e di compagni che si riuniscono, che discutono, che propongono e che pungolano i dirigenti e alla fine, miracolo! le decisioni sono di tutti: lo stupendo e democraticissimo centralismo democratico!! a farla breve, nel 1982 mi sono iscritto al pci e dopo un paio d'anni il segretario della federazione candidato sindaco mi chiama e mi dice: mi piace il tuo modo di scrivere e di esprimerti, ti seguo nel tuo lavoro all'arci, mi piacerebbe che venissi in federazione a farmi la campagna elettorale. e per tre anni sono stato funzionario del pci cesenate, un'esperienza entusiasmante, che mi ha fatto crescere come uomo e come cittadino. ora, purtroppo, c'è rimasto ben poco, il pd mi ha deluso e ho fatto presto a defilarmi. di certo non mi vergogno e non mi vergognerò mai di questa esperienza e di questa militanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1138855962685410922?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1138855962685410922/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-luigi-ceccarelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1138855962685410922'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1138855962685410922'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-luigi-ceccarelli.html' title='da Luigi Ceccarelli'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1545742169280657148</id><published>2011-12-04T19:37:00.000+01:00</published><updated>2011-12-04T19:37:14.837+01:00</updated><title type='text'>da Alessandro Picone</title><content type='html'>Guardo con tenerezza una vecchia medaglia, religiosamente conservata.  E' l'unica medaglia della mia vita. Quando mi dicevano: ma che cosa ti affanni?..  Ma chi te la dà una medaglia!...Bene, la medaglia l'ho avuta!   E' per "I Diffusori dell'Unità". C'è scritto "Il Diffusore dell'Unità è un Organizzatore Politico di Massa"(Togliatti).  Beh, con tutto il rispetto per il Migliore credo sia una stronzata!&lt;br /&gt;La diffusione e l'attacchinaggio dei manifesti (attività cui ho dedicato molto tempo della mia militanza PCI), si sono rivelati uno strumento formidabile, ma non tanto per chi comprava il giornale o leggeva i manifesti, quanto per me, che in questo modo testimoniavo la mia partecipazione e la mia fede in un mondo di uomini, senza caporali.&lt;br /&gt;me lo ha fatto ben capire un vecchio compagno, Vittorio De Franciscis ("o' miereco santo"), quando, dietro i fondi di bottiglia dei suoi occhiali, mi diceva: "Non è tanto importante che tu abbia idee belle e nuove; è importante che tu trovi il coraggio di comunicarle e di sostenerne le ragioni, altrimenti non sarai mai un Rivoluzionario, ma, al massimo, un Santo!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1545742169280657148?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1545742169280657148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-alessandro-picone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1545742169280657148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1545742169280657148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-alessandro-picone.html' title='da Alessandro Picone'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4183694402332970957</id><published>2011-12-04T11:51:00.002+01:00</published><updated>2011-12-04T11:51:33.922+01:00</updated><title type='text'>da Salvatore Ivone</title><content type='html'>Attendevo oramai da diversi anni quel momento e quel giorno arrivò. &lt;br /&gt;Adesso non ricordo la data con precisione, ma sarà stata certamente tra dicembre del 1983 e gennaio del 1984. In quell’occasione, era stata convocata la festa del tesseramento per l’iscrizione al partito per il 1984, anno in cui, sia pure a settembre, avrei compiuto i 18 anni, e finalmente potevo prendere la tessera del Partito Comunista Italiano.&lt;br /&gt;La sezione che frequentavo era la “I° Maggio – Materdei” che si trovava in via Salute 108, a Napoli. In quella sede del PCI, nel salone delle riunioni, sul muro c’era un quadro di Emilio Notte. Un enorme dipinto che ritraeva un corteo della Festa dei Lavoratori, tra quelle figure ritratte c’erano molti volti di militanti di quella sezione, ed in quel salone fu fatta la festa del tesseramento. Fu Enzo Pelella, il segretario di quel momento, a darmi la mia prima tessera. Versai la quota di iscrizione al compagno Carmine Rubino, il tesoriere. Quello è stato il giorno più importate per il mio impegno politico, finalmente mi sentivo a pieno titolo un Comunista Italiano.&lt;br /&gt;Fui subito, ma di fatto già lo ero, cooptato nel Comitato Direttivo della sezione e in quell’occasione ebbi anche un incarico di responsabilità. Avrei dovuto occuparmi della “stampa e propaganda”. Mi interessavo per la diffusione dell’Unità, volantinaggi o affissione di manifesti per il quartiere, la zona di nostra competenza. In questo compito ero per lo più accompagnato dal compagno Ciro Colonna, che era provvisto di una Vespa e con la quale potevamo fare incursioni improvvise, affiggere i manifesti in luoghi in cui, per la presenza di fascisti e di altri avversari politici, arrivarci senza quel mezzo, sarebbe stato molto pericoloso.  &lt;br /&gt;Uno dei motivi per cui i compagni della “I° Maggio” mi diedero quel compito era che già da diverso tempo collaboravo nella Federazione Napoletana del Partito, proprio nel settore della Stampa e Propaganda. Lì eravamo un gruppo di giovani, “garibaldini”, come spesso amava chiamarci “il Maresciallo” Antonio Cozzolino. Io e altri ci occupavamo della distribuzione del materiale di propaganda alle varie sezione della città e della provincia. In alcune occasioni provvedevamo a coprire di manifesti del Partito, zone della città in cui il Partito aveva difficoltà a farlo. &lt;br /&gt;Uno dei nostri compiti era dare una mano alla organizzazione e alla costruzione delle feste dell’Unità. Proprio quell’anno si svolse la festa Meridionale del nostro giornale. Avvenne lungo il Viale giochi del Mediterraneo, nel quartiere Fuorigrotta, a pochi passi dal Palazzetto dello Sport. Ricordo quel periodo come un tempo particolarmente faticoso. Tornavo a casa raramente, impegnato com’era tra distribuzione di materiale elettorale alle sezioni territoriali, turni, anche notturni, al centralino della Federazione.&lt;br /&gt;La Festa fu chiusa da Enrico Berlinguer, il quale, come sempre faceva, prima del comizio girò per un saluto ai compagni, che quella Festa l’avevano fatta nascere e vivere, lavorandoci gratuitamente, per tanti giorni. Io, il compagno Berlinguer me lo ritrovai all’improvviso, di fronte nel magazzino approvvigionamento. Ricordo ancora la sua stretta di mano, la mia emozione.&lt;br /&gt;Solo pochi giorni dopo, a Padova, durante il comizio di chiusura di quella campagna elettorale, Enrico Berlinguer ebbe un malore, e dopo quattro giorni morì. Era l’undici di giugno.&lt;br /&gt;I suoi funerali si tennero a Roma il giorno13. Da Napoli ci fu una partecipazione enorme di compagni. Nessuno voleva rinunciare all’ultimo saluto al nostro Segretario. Quella mattina toccava proprio a me restare a vigilare la sede della nostra Federazione di via dei fiorentini. Ero addolorato e inquieto come mai. Non riuscivo ad accettare di essere uno dei pochissimi a non essere insieme agli altri compagni. Non facevo altro che pensare d’inventarmi un modo, una possibilità di partire per Roma. Condividevo questa mia disperazione con l’altro al quale era stato chiesto di restare a vigilare, si trattava di Antonio Pastore, il Segretario amministrativo della Federazione. Chiesi proprio a lui di lasciarmi partire. Antonio capì, ma era anche preoccupato per la sede. Ci accordammo che sarei partito solo a condizione che lui si fosse blindato all’interno. E così avvenne. Partii per Roma. Di quelle ore ricordo solo che mi ritrovai in Piazza San Giovanni tra una folla indescrivibile di militanti Comunisti e gente comune, tra tante bandiere rosse e tricolori listate a lutto. Tutti piangevano quell’uomo che era il Capo e la bandiera del Partito Comunista Italiano. L’ultimo suo miracolo fu di quel giorno: diventando la bandiera di tutta l’Italia.&lt;br /&gt;Alcuni anni dopo noi, i “garibaldini” della Federazione, ci ritrovammo a Roma per rendere omaggio, alla tomba di Enrico Berlinguer, con una nostra corona di fiori. Ma in quel tempo era già iniziata un’altra storia.&lt;br /&gt;Ho menzionato solo alcuni compagni, con i quali ho condiviso, il mio cammino. Quello di un giovane, che cresce umanamente e culturalmente, nel mondo del Partito Comunista Italiano. Citare tutti i miei compagni sarebbe impossibile, dovrei scrivere un lungo, interminabile elenco. Ne cito solo alcuni. Per la mia sezione, “PCI Primo Maggio – Materdei”: Matteo Tirelli, Pasquale Maruzzella, e il Prof. Emanuele Salottolo. Di quelli con i quali ho condiviso l’impegno, affetto e amicizia a via dei Fiorentini: Ivan Di Roberto, Carmine Tulino e Paolo Persico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4183694402332970957?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4183694402332970957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-salvatore-ivone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4183694402332970957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4183694402332970957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-salvatore-ivone.html' title='da Salvatore Ivone'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4873161178614774082</id><published>2011-12-02T08:52:00.002+01:00</published><updated>2011-12-02T08:52:49.575+01:00</updated><title type='text'>da Toni Gangarossa</title><content type='html'>Erano le cinque di mattina, una folta coltre di nebbia ricopriva tutte le case e la piana appariva come un grande mare calmo e bianco. Quella giornata appariva speciale già dalle prime ore e la mia città in quel momento sembrava avere dimenticato gli spari, il sangue e la paura della guerra di Mafia che imperversava per le sue strade, stravolgendola e segnandola per sempre, come una brutta ferita mai perfettamente cicatrizzata.&lt;br /&gt;Il pullman abbordava le curve strette della collina di Caposoprano diretto a Roma, dove un gruppo di studenti delle scuole superiori di Gela avrebbero incontrato il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.&lt;br /&gt;Poco importava se in quel periodo imperversava la bufera di Gladio, noi giovani comunisti, partigiani della lotta alla Mafia in una città in mano alla Mafia, sapevamo di scrivere una delle pagine memorabili della storia recente di quella cittadina, frontiera d’Europa. Eravamo in tanti iscritti alla FGCI, ma non eravamo tutti, dunque, avevamo un rispetto sacrale per coloro che non manifestavano particolare attaccamento alla militanza politica. Disponibilità, sacrificio, ma con discrezione, tatto, delicatezza, consapevoli che a Gela la Democrazia Cristiana la faceva da padrona e che se avessimo osato più di tanto personalizzare quella straordinaria idea, non avrebbero nemmeno pagato le spese per il viaggio, giù al Comune.&lt;br /&gt;Quell’idea: scrivere al Capo dello Stato, per chiedere un centro d’aggregazione giovanile,che quando Giusi Polizzi lo disse pensava più allo spazio per amare, per amarsi, che al tempio della lotta alla Mafia. Per alcuni era anche questo la militanza, il luogo della passione, dell’innamorarsi,della provocazione, della libertà, quando questa voleva dire tornare a casa tardi “perché c’è riunione” e tuo padre “compagno” non ti diceva niente. Nessuno credeva che Cossiga ci avrebbe risposto, ma serviva dirlo in giro, perché arrivassero nuovi iscritti in FGCI. Poi, tutto cambiò e quando una sera fui chiamato nello studio di uno degli avvocati più autorevoli della città: l’Avvocato Moscato, che mi consegnò  la lettera con cui chiedevano  l’istituzione del Tribunale di Gela, capii che avevamo davvero fatto qualcosa di straordinario, talmente grande che noi stessi non riuscivamo a percepirne fino in fondo la grandezza.&lt;br /&gt;Al Quirinale, quella mattina, Cossiga ci chiese se volevamo del succo di frutta, io e Giusi, quasi scoppiammo a ridere, un pò per il nervoso, un po’ perché difficilmente bevevamo succo di frutta; eppure, seduti sul divanetto a due posti in stile antico, con le mani tremanti, il coraggio fu più forte dell’emozione e parlammo per più di un ora delle nostre ragioni, della violenza subita, di un diritto negato: essere giovani liberi e consapevoli che non c’è libertà se non si sconfigge la Mafia.  &lt;br /&gt;Il Presidente fu toccato da quel coraggio, forse, dall’ingenuità di fondo con cui rappresentavamo i nostri bisogni, fatto sta, che prese l’impegno di venire a Gela, a trovare gli studenti  che reclamavano un centro d’aggregazione giovanile. Così fu. Pochi  mesi dopo,  in una città incredula e bardata a festa, arrivò a Gela il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale, mi consegnò, nelle mie mani, il progetto del palasport  polivalente, da utilizzare come centro d’aggregazione. Peccato che passarono oltre dieci anni per finirlo, peccato che alla sua inaugurazione nessuno ricordò l’impegno di quei giovani studenti, peccato che Gela è una città che non ha memoria e forse, proprio per questo, incapace di immaginare un futuro migliore. Di quella stagione rimane soltanto il nome “provvisorio” della struttura sportiva: il “PalaCossiga”.  &lt;br /&gt;In fondo, essere stati giovani comunisti, per noi, significava anche questo, fermarsi un passo indietro la spettacolarizzazione. Avere rispetto, fino in fondo, per il valore ideale di una battaglia che a Gela è valso il riscatto dall’etichetta di città della Mafia. Il ricordo di quei giorni in cui Santoro, Costanzo, Enzo Biagi, Nando dalla Chiesa e Giovanni Falcone guardarono a noi con ammirazione e rispetto, valgono molto di più della celebrità di un passaggio televisivo e del sogno di potere dire: diciottenni  siamo stati dal Capo dello Stato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4873161178614774082?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4873161178614774082/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-toni-gangarossa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4873161178614774082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4873161178614774082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-toni-gangarossa.html' title='da Toni Gangarossa'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-7249959881010947757</id><published>2011-12-01T22:40:00.002+01:00</published><updated>2011-12-01T22:40:30.012+01:00</updated><title type='text'>da Ivan Di Roberto</title><content type='html'>Sono stato iscritto al PCI.&lt;br /&gt;Insieme a tanti altri compagni sono stato sempre nell’apparato tecnico della Federazione Napoletana. Abbiamo prestato la nostra opera, con abnegazione e sacrificio, con altruismo e disciplina, sempre a favore della sicurezza di uomini è beni del PCI. &lt;br /&gt;Abbiamo fatto quelli che altri compagni non volevano mai fare, siamo andati dove tutti si rifiutavano di andare, abbiamo portato a termine quello che gli altri si sognavano di fare. Abbiamo sedato animi indemoniati e smascherato finti angeli.&lt;br /&gt;Abbiamo ascoltato cose che nessuna intercettazione potrebbe emulare, visto fatti che nessuna telecamera riuscirebbe a riprendere.&lt;br /&gt;Abbiamo affrontato indescrivibili rischi senza pretendere mai nulla in cambio, sempre nell’ombra, con umiltà e tenacia. Abbiamo dato tutto il nostro impegno, il nostro amore, la nostra professionalità, quasi sempre ricompensati con un semplice grazie, che ci gratificava più di ogni altra cosa. &lt;br /&gt;Nei momenti drammatici vissuti non potevamo permetterci il lusso di rimanere scossi o versare lacrime, spesso riusciva ad indebolirci solo la stanchezza. &lt;br /&gt;Grazie alla formazione del PCI, sia a livello nazionale che locale, spesso paragonata al ministero degli interni, siamo stati sempre in grado di tutelare uomini e donne ritenuti a rischio. Da Berlinguer all’ultimo segretario di sezione, da Pio La Torre a M. Valenzi, da A. Natta a Bassolino, da P.Ingrao a N.Jotti . E’ poi le feste dell’Unità, i convegni internazionali, le manifestazioni le strutture di partito. La nostra presenza tranquillizzava tutti, la vita di tanti esponenti veniva consegnata nelle nostre mani, mentre i dirigenti si concedevano completamente con estrema fiducia. &lt;br /&gt;Grazie a tanti compagni di quel PCI, molti dei quali non ci sono più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-7249959881010947757?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/7249959881010947757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-ivan-di-roberto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7249959881010947757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7249959881010947757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-ivan-di-roberto.html' title='da Ivan Di Roberto'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4249726848688736657</id><published>2011-12-01T21:15:00.002+01:00</published><updated>2011-12-01T21:15:34.811+01:00</updated><title type='text'>da Umberto Radin</title><content type='html'>La riunione era stata  convocata d’urgenza   con il solito passaparola, già,  i cellulari mica esistevano….&lt;br /&gt;Era una sera d’inverno del 1976 e io avevo 18 anni, il freddo era pungente come solo a Torino riesce ad essere, l’aria sapeva di  officina e di nebbia.  Camminavo veloce verso  quel cavalcavia  che unisce  il quartiere operaio dove sono nato, Barriera di Milano, con un ‘altro quartiere  operaio, Borgo Vittoria, lì esattamente in via Chiesa della Salute c’era la Federazione del PCI..&lt;br /&gt;Arrivo in Federazione e la riunione è appena iniziata , il segretario Provinciale della FGCI, mi guarda con una smorfia di disappunto per il ritardo, la riunione è nervosa, veloce, gli interventi si succedono rapidi ; non è una riunione di quelle un po’ liturgiche  con relazione fiume , interventi e conclusioni cadenzate ed un pò scontate, è una riunione vera, si deve decidere come organizzare uno sciopero d’ emergenza  in risposta ad una aggressione fascista, avvenuta   a Milano.&lt;br /&gt;Noi figiciotti, avevamo non solo il problema di dare “politicamente” la risposta giusta, ma anche quello, ben più complicato, di non lasciare la gestione della piazza ai soli gruppi extra- parlamentari, Lotta Continua, in primis. Quindi, decise le modalità organizzative ed i contenuti politici dello sciopero, non ci rimaneva che ciclostilare  i volantini e farli arrivare in tempo ai responsabili delle cellule delle Scuole  di Torino.&lt;br /&gt;Ci aspettava una lunga notte, in Federazione non si potevano ciclostilare  i  volantini per tutte le Scuole, così io e Davide Padroni, l’uno responsabile della Zona Nord, e l’altro della Zona Centro decidemmo di andare nella mia sede per produrre i volantini e far un po’ di telefonate, ben sapendo che ormai passata la  mezzanotte, in alcune famiglie “Borghesi”, non inclini alla pratica e militanza comunista, avremmo creato dei problemi, fra genitori e giovani figiciotti.&lt;br /&gt;La Zona Nord della Fcgi si trovava nel cuore del quartiere operaio,   il silenzio della notte  veniva interrotto solo    dal rumore del nostro  ciclostile, non proprio silenzioso, io e Davide ci guardavamo nervosi e trepidanti, non avevamo affatto la certezza  che i compagni sarebbero venuti a ritirare i volantini, poi la porta incomincio a cigolare ed assonnato entrò il primo compagno, dopo di lui altri ed improvvisamente la sede incomincio a riempirsi di compagni che volevano sapere, discutere,  organizzare la manifestazione che ci attendeva.&lt;br /&gt;Alle 4 del mattino, potevamo dichiararci soddisfatti, mancavano all’appello solo quattro scuole, evidentemente dopo le nostre telefonate, in quelle famiglie aveva vinto la reazione, ed i figli rivoluzionari non erano riusciti a convincere i genitori della bontà dell’azione a cui erano stati chiamati nel cuore della notte.&lt;br /&gt;Così presi   i pacchi di volantini, ci incamminammo verso quelle Scuole che il destino voleva escludere dalla lotta e dallo sciopero.&lt;br /&gt;Per decenza, non racconto gli argomenti di conversazione che accompagnarono la nostra gloriosa marcia per il centro di Torino, né tanto meno, dove e come nascondemmo i volantini che occorrevano poche ore dopo, per non essere spiazzati dal volantinaggio che i “gruppettari” avrebbero sicuramente svolto in solitudine se non ci fosse stato il nostro eroico sacrificio.&lt;br /&gt;Il giorno dopo fu un successo, la Fgci fu protagonista di quella manifestazione e noi potemmo andare a dormire orgogliosi e soddisfatti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4249726848688736657?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4249726848688736657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-umberto-radin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4249726848688736657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4249726848688736657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-umberto-radin.html' title='da Umberto Radin'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3616350506386074833</id><published>2011-12-01T10:18:00.002+01:00</published><updated>2011-12-01T10:18:27.631+01:00</updated><title type='text'>da Antonio Solano</title><content type='html'>Sono stato iscritto al Pci, perchè nipote di 'Partigiani' e perchè nella sez. Lenin era iscritta una compagna ,che scriveva sull'Unità, molto carina! Avevo anche due obiettivi politici motivanti : un mercatino rionale ed un edificio pubblico del centro storico. Per costruire il mercatino il Comune ha impiegato circa 20 anni, ed ora è in stato di semi-abbandono. L'edificio pubblico da ristrutturare invece , non è stato mai completato, ma occupato a più ondate da abusivi. Ed anche il 'Rinascimento' è trascorso invano. Sic!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3616350506386074833?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3616350506386074833/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-antonio-solano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3616350506386074833'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3616350506386074833'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-antonio-solano.html' title='da Antonio Solano'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1271355331148922286</id><published>2011-12-01T10:14:00.002+01:00</published><updated>2011-12-01T10:14:45.358+01:00</updated><title type='text'>da Rita Ferraris</title><content type='html'>Sono nata nel 1931 in una famiglia di operai, mio papà comunista e sappista alla Nebiolo di Torino dove lavorava durante il periodo della Resistenza. Sono stata iscritta al PCI dal 1945 sino alla Bolognina. Nella mia gioventù ho condiviso sia nel partito comunista che negli organismi collaterali, FGCI e circolo ricreativo tutte le varie fasi di lotte e conquiste per la classe operaia.&lt;br /&gt;La sezione 32° di Torino è stata per me il luogo in cui ho iniziato a confrontarmi con gli altri e in cui ci riunivamo per discutere sui massimi sistemi, magari esagerando, ma che ci hanno aiutato a crescere. Ho venduto, con i miei compagni, l’Unità casa per casa come si usava allora ed ho continuato a fare attività in tutte le varie fasi della mia vita. Lotte sindacali, decreti delegati nella scuola e soprattutto la consapevolezza che essere comunista per me era raggiungere uno stato sociale di eguaglianza e libertà per tutti. Naturalmente ci sono state parecchie disillusioni, ma in fondo al cuore ero e rimango comunista.&lt;br /&gt;Ricordo più commovente, il  primo maggio del 1945, quando ci fu il primo corteo dei lavoratori con i partigiani che erano scesi dalle montagne.&lt;br /&gt;Ricordo piacevole, la partecipazione a un soggiorno organizzato dal PCI a Cervinia nel 1946, in cui conobbi Umberto Terracini, e il figlio di Togliatti insieme a molti altri grandi dirigenti del nostro Partito.&lt;br /&gt;Ricordo impegnato, la partecipazione alla formazioni di liste democratiche nella scuola in rappresentanza dei genitori quando nacquero i Decreti Delegati. Nel 1974, anno della prima votazione per i DD, quando mia figlia frequentava la scuola media, passammo la notte in macchina davanti alla scuola per presentare la nostra lista come faceva il PCI per essere “il primo a sinistra”. In realtà la nostra era l’unica lista e prendemmo comunque un mare di voti. In tale occasione conobbi moltissime persone che ebbero fiducia nelle mie idee comuniste  tanto che ebbi un notevole numero di preferenze quando mi presentai candidata al Comune di Torino nel 1975, seppur non sufficienti per essere eletta.&lt;br /&gt;Ricordo triste, lo scioglimento del PCI e la conseguente diaspora di compagni in più partiti di sinistra che non riescono a coagularsi in una nuova forza che porti avanti i valori e gli ideali della sinistra democratica e dei lavoratori (esistono ancora).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono fiera di aver avuto dei genitori comunisti , di  essere vissuta da comunista e di aver trasmesso anche a mia figlia questo ideale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1271355331148922286?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1271355331148922286/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-rita-ferraris.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1271355331148922286'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1271355331148922286'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/12/da-rita-ferraris.html' title='da Rita Ferraris'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3320321428124817022</id><published>2011-11-30T19:30:00.000+01:00</published><updated>2011-11-30T19:30:33.069+01:00</updated><title type='text'>da Fabrizio Rondolino</title><content type='html'>L’anno doveva essere il 1977, l’anno della rivolta giovanile contro il Pci; avevo 17 anni e a Torino ogni corteo finiva male, e noialtri della Fgci finivamo quasi sempre per prenderle. Però bisognava “stare nel movimento”, secondo la linea di allora, e dunque insistevamo caparbi.&lt;br /&gt;Come responsabile della cellula del mio liceo, l’Alfieri, avevo diritto ad una copia della chiave della sezione del partito. Al piano terra della Garibaldi c’era un circolo Arci, dove avevamo l’abitudine di bere frizzantino e consumare quintali di noccioline americane; al primo piano c’era la sala riunioni.&lt;br /&gt;Un pomeriggio salii con Silvia, la mia fidanzata. A quei tempi stare un po’ da soli era sempre un problema: le mamme erano casalinghe e i papà erano severi (quello di Silvia, oltretutto, leggeva il “Giornale” di Montanelli). A volte ci rifugiavamo nell’appartamentino di mia nonna, che d’estate viveva in campagna: anche di quello custodivo una chiave, ottenuta però illegalmente. Il sabato sera s’andava tutti a casa di Marco, dirigente della Fgci, perché i suoi genitori partivano per la montagna; la casa era grande e, ad un certo punto della serata, dal salotto alcuni di noi passavano alle stanze.&lt;br /&gt;Ero insomma nella sala riunioni della mia sezione – libreria con i classici del marxismo, ritratto di Gramsci alla parete, bandiere arrotolate in un angolo, scrivania di legno e sedie di varie fogge, pile di volantini avanzati – insieme alla mia ragazza – bellissima, non iscritta ma simpatizzante, attiva nel Collettivo femminista della nostra scuola – quando sentii la serratura scattare e la porta improvvisamente aprirsi. &lt;br /&gt;Era il segretario di sezione in persona.&lt;br /&gt;Per me, fu come essere sorpreso dal vescovo a mangiare la cioccolata nel tabernacolo. Raramente nella vita ho provato tanta vergogna, tanto imbarazzo, e tanta indegnità. Come potevo disonorare in quel modo una sezione del grande Partito comunista? Silvia era anche più imbarazzata di me, ma aveva il vantaggio di non avere la tessera. Mentre uscivamo più rossi di una bandiera, Paolo, il segretario, mi disse con un tono insieme fraterno e severo che era successa una cosa del tutto normale, ma che era meglio non farla più in sezione. &lt;br /&gt;Passeggiammo per corso Dante fino al Valentino, Silvia ed io, senza scambiarci troppe parole; poi lei prese il tram per tornare a casa. Attraverso il finestrino che s’allontanava la vedevo ridere, e anch’io scoppiai in una risata allegra e definitiva. Ero felice di stare con Silvia, ero felice di stare nel partito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3320321428124817022?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3320321428124817022/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fabrizio-rondolino.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3320321428124817022'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3320321428124817022'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fabrizio-rondolino.html' title='da Fabrizio Rondolino'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3719770023616870385</id><published>2011-11-30T18:15:00.002+01:00</published><updated>2011-11-30T18:15:58.841+01:00</updated><title type='text'>da Mariuccia Cadenasso</title><content type='html'>Sono cresciuta in una famiglia di iscritti al PCI. E in una strada, in un caseggiato, di iscritti al PCI. Zona operaia, qualche socialista e tutti PCI. Quando sono andata a scuola ho fatto fatica a capire che il mondo non fosse fatto di comunisti.&lt;br /&gt;Molti dei ricordi della mia infanzia sono legati alle feste dell'Unità, alle serate con le compagne sedute nella mia cucina ad arrotolare biglietti della lotteria su lunghi chiodi e a fermarli con un "anellino" di pasta, di quella da brodo.&lt;br /&gt;Per le elezioni, ho fatto tutta la trafila: staffetta, rappresentante di lista, scrutatrice. E ho frequentato tutti i "gradi" dell'organizzazione: pionieri, FGCI, PCI. &lt;br /&gt;Un unico momento di "sbandamento": il '68... Sono sempre stata un po' ribelle e contigua ai compagni della sinistra extraparlamentare con cui avevo vissuto quel momento, ma il Partito era il Partito.&lt;br /&gt;E al Partito devo tutto. Nel Partito ho imparato a scrivere a macchina e a usare il ciclostile. Nel partito ho imparato a parlare con davanti un pubblico. Il Partito mi ha stimolato a imparare lingue straniere, perché alle Feste dell'Unità o di Nuova Generazione c'erano le delegazioni estere con cui confrontarsi. Nel Partito ho imparato il rispetto per gli anziani, portatori di esperienze e di valori. Ma ho imparato anche a non avere soggezione: il tu si dava a tutti, giovani e vecchi, senatori e operai., militanti e sindaci. Tutti uguali.&lt;br /&gt;Incontrare per lavoro Fassino a un convegno quando era Ministro degli esteri e dargli del tu e non provare la minima soggezione. Essere ricevuta da Pertini con un gruppo di studenti quando era Presidente della Camera e chiamarlo "compagno". Molto rispetto, ma nessuna riverenza.&lt;br /&gt;Nel Partito sono diventata una persona, ho acquisito valore e valori, ho imparato cose che mi sono servite anche nella vita di tutti i giorni.&lt;br /&gt;E le Feste dell'Unità.... per me sono state i pranzi di Natale in cui una famiglia, una grande famiglia, la mia grande famiglia allargata, si riuniva e viveva insieme i giorni della festa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3719770023616870385?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3719770023616870385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mariuccia-cadenasso.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3719770023616870385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3719770023616870385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mariuccia-cadenasso.html' title='da Mariuccia Cadenasso'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5232745317503063947</id><published>2011-11-30T14:59:00.000+01:00</published><updated>2011-11-30T14:59:19.103+01:00</updated><title type='text'>da Nicola Calcagno</title><content type='html'>Studiavo a Ferrara ,1961,entrai nella Federazione PCI,storica sede in via Ariosto.Un amico mi aveva invitato a catalogare con altri giovani materiale da donare agli algerini.Trovai molti ragazzi che raccoglievano e smistavano medicinali da inviare ai ribelli in Algeria.Rimasi con loro,dopo qualche giorno mi tesserai alla FGCI.Nel 1964 presi la tessera del PCI.Grande partito.Grandi personalita'si confrontavano,grandi eventi in quegli anni...Papa Giovanni,la Pacem in Terris,Kruscev e Kennedy,il blocco a Cuba,Guevara.....grandi ideali....Campagne elettorali...Cammina coi tempi,cammina con noi.Dirigente della FGCI ferrarese,candidato UGI...poi il trasferimento in Basilicata,il partito contadino,i braccianti morti durante l'occupazione delle terre...l'esperienza di consigliere regionale nella regione di Nitti e Fortunato.La Basilicata di Amendola,Chiaromonte,Napolitano,Ranieri e Velardi.....Schettini e Di Siena. Grande esperienza,grande scuola,non ho nulla di cui pentirmi....Il rimpianto?Certo per le cose che non si ripetono.Nessuno per un grande partito che pero' avrebbe dovuto svoltare 10 anni prima....che non ha voluto o saputo camminare fino in fondo coi tempi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5232745317503063947?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5232745317503063947/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-nicola-calcagno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5232745317503063947'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5232745317503063947'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-nicola-calcagno.html' title='da Nicola Calcagno'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8785857956061987718</id><published>2011-11-30T14:57:00.002+01:00</published><updated>2011-11-30T14:57:20.827+01:00</updated><title type='text'>da Sergio Duretti</title><content type='html'>Ho tre flash molto nitidi del mio rapporto con i comunisti e con il&lt;br /&gt;Partito Comunista.&lt;br /&gt;Il primo è di fine anni settanta. Ero già grande - ovvero maggiorenne&lt;br /&gt;- ma a scuola ero stato quello che si dice un "cane sciolto" in un&lt;br /&gt;Liceo in cui non c'era praticamente la FGCI e dominava ciò che&lt;br /&gt;rimaneva di Lotta Continua.&lt;br /&gt;Mi ero impegnato senza etichette ma in quella zona grigia tra&lt;br /&gt;università e lavoro - che sarebbe iniziato dopo pochi mesi - decisi&lt;br /&gt;una sera di varcare la porta di una sezione del PCI.&lt;br /&gt;Stava a meno di 300 metri da casa mia e mi ricordo che quando entrai&lt;br /&gt;vide un moto tra la sorpresa e la curiosità che uno sbarbatello&lt;br /&gt;arrivasse così.&lt;br /&gt;Il bello del "grande partito comunista" era che trovarlo era facile.&lt;br /&gt;Io che vivevo in una città della periferia torinese diventata grande&lt;br /&gt;per le fabbriche e per dare una casa agli operai lo potevo trovare&lt;br /&gt;ovunque. Altro che una sezione ogni campanile. Lì le sezioni erano&lt;br /&gt;almeno il doppio se non il triplo dei campanili.&lt;br /&gt;Mi ricordo che partecipai quella sera a una riunione sul Piano&lt;br /&gt;regolatore generale - allora era un tema caldissimo - e per quanto ne&lt;br /&gt;capissi poco o nulla, avvertii che chi c'era non si ponava problemi&lt;br /&gt;circa la presenza di uno mai visto. Fu l'inizio di un percorso che&lt;br /&gt;dopo 5 anni mi portò fare il consigliere comunale ma questa è un'altra&lt;br /&gt;storia.&lt;br /&gt;Il secondo flash è di metà degli anni ottanta e mi permette di (far)&lt;br /&gt;comprendere meglio cosa significava essere comunisti. La cosa&lt;br /&gt;raccontata oggi è anche divertente ma al tempo fu tragica. In sostanza&lt;br /&gt;comunico a mio padre - che così indirettamente ricordo - che ho deciso&lt;br /&gt;di lasciare la mia storica fidanzata del liceo. Lui che si era fatto&lt;br /&gt;chissà quali idee su unioni e prossimi nipotini - ndr per inciso avevo&lt;br /&gt;23 anni - commenta furibondo la cosa lanciandomi l'anatema per lui più&lt;br /&gt;tremendo: "da questo momento non potrai più dirti comunista". Io cerco&lt;br /&gt;di spiegargli che cosa cavolo c'entra una scelta personale con&lt;br /&gt;l'essere o meno comunisti ma lui è irremovibile. A lui togliattiano e&lt;br /&gt;poi berlingueriano di ferro anche soltanto il venir meno a un&lt;br /&gt;"fidanzamento" suona come una tremenda colpa. Non mi ha parlato per&lt;br /&gt;una settimana e poi se ne è fatto una ragione, ma la dice lunga sui&lt;br /&gt;comunisti diventati tali dopo la Resistenza e forgiatisi negli anni 50&lt;br /&gt;e 60.&lt;br /&gt;Il terzo flash è di fine anni ottanta. Per quelle strane combinazioni&lt;br /&gt;che ti riserva la vita approdo a Botteghe Oscure - anche se&lt;br /&gt;l'indirizzo della FGCI era via Ara Coeli - nella nuova FGCI nata dopo&lt;br /&gt;il Congresso di Napoli del 1985. Sono anni belli che cambiano&lt;br /&gt;profondamente il mio modo di vedere le cose. E' l'incontro con persone&lt;br /&gt;e lingue nuove - io che arrivo dalla città industriale per antonomasia&lt;br /&gt;-, è la scoperta del Sud e delle sue meravigliose persone, è il&lt;br /&gt;tentativo di costruire nuovi ponti tra diverse culture che per me&lt;br /&gt;trova la massima espressione (incompiuta) nella realizzazione della&lt;br /&gt;Rete delle coerenze operose - titolo del Congresso dei Circoli&lt;br /&gt;territoriali del 1990 - che a inizio anni 90 prova a tessere un nuovo&lt;br /&gt;rapporto tra la politica e la società di chi opera nel volontariato,&lt;br /&gt;vicino a vecchie e nuove povertà. Ma è anche l'esperienza che mi fa&lt;br /&gt;comprendere perfettamente che desidero tornare a fare un lavoro nella&lt;br /&gt;società aggiornando quello che ho lasciato appena 3 anni prima, che&lt;br /&gt;desidero continuare a occuparmi di ciò che mi circonda e che lo posso&lt;br /&gt;e lo voglio fare proprio perché l'esperienza che ho avuto la&lt;br /&gt;possibilità di fare e a cui ho dato tanto - in tempo, in passione - mi&lt;br /&gt;ha restituito tanto e ha fatto di me una persona che si sente&lt;br /&gt;migliore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8785857956061987718?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8785857956061987718/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-sergio-duretti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8785857956061987718'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8785857956061987718'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-sergio-duretti.html' title='da Sergio Duretti'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6865288833155064197</id><published>2011-11-29T17:19:00.000+01:00</published><updated>2011-11-29T17:19:04.211+01:00</updated><title type='text'>da Fernando Bruno</title><content type='html'>Mi sono iscritto al PCI nel 1979, a diciannove anni, dopo due anni di segreteria del circolo FGCI. In pratica fui obbligato ad abbandonare di corsa i giovani e ad iscrivermi al partito perché il direttivo di  sezione (diceva) aveva bisogno di risorse nuove. Avevo diciannove anni. Un anno più tardi fui eletto segretario. Improvvisamente, a vent’anni, mi venne chiesto di diventare maturo e pensoso, per dirigere la politica del partito in un quartiere di ventimila abitanti. Avevamo il 40% per cento dei voti e controllavamo, come si diceva allora, tutte le organizzazioni di massa presenti ed attive sul territorio: il centro anziani, la polisportiva, il comitato per il verde, la cooperativa di consumo, la consulta scuola. Di ognuno di questi organismi, vissuti e partecipati da decine e decine di cittadine e cittadini, esprimevamo il presidente. Tutti loro erano membri del direttivo della sezione, ed io ero il loro segretario. D’improvviso mi si chiese di diventare esperto di politiche urbanistiche,  di politiche per gli anziani, di politiche per la scuola. Poi dovevo incontrare e trattare con  le altre rappresentanze dei partiti sul territorio; scrivere di mio pugno ogni testo, manifesto, volantino che usciva dalla sezione; rappresentare il partito nelle occasioni pubbliche; far parte degli organismi cittadini aperti ai segretari di sezione. En passant, in federazione dovevo ogni volta spiegare alla vigilanza che sì, ero lì per l’attivo dei segretari…che no, non ero della fgci…, che sì, ero segretario di sezione. Per un anno e mezzo (il tempo della mia esperienza da segretario, poi scappai via perché volevo studiare…) misi da parte l’università e mandai in malora la mia collezione di tex willer; abbandonai la palestra e il calcio;  per i libri e la musica tempo solo il fine settimana e la fidanzata (naturalmente una compagna della sezione…) solo nel breve spazio lasciato libero dalle interminabili riunioni notturne. Eppure mi sentivo normale. Normalissimo. Un pesce nell’acqua. Ed era acqua buona. Piena di ossigeno e di vita. A pensarci oggi, mi sembra impossibile quel disinteresse, quell’entusiasmo, quel sacrificio di sé che consumavamo in allegria trascinandoci da una riunione, ad un’assemblea pubblica, da un attacchinaggio ad un volantinaggio, da un presidio al mercato a una delegazione in circoscrizione.  Eppure, io e buona parte di quei miei compagni d’avventura, la gran parte giovani come me,  eravamo ironici e felici, certi che ne valesse la pena, mai troppo compresi del ruolo di leaderini in carriera.  E poi c’erano i vecchi. Vecchi meravigliosi. Meravigliosamente colti e saggi. Straordinariamente disinteressati. Allegramente poveri. Non tutti i ricordi che ho sono belli, naturalmente, ma conservo vivida memoria di una dimensione umana irripetibile. Stavamo in sezione come a casa. E ovunque ci trovassimo, in italia, sapevamo che bastava trovare la sezione del PCI e saremmo stati a casa. E trovare  l’idraulico, il muratore, il meccanico, il carrozzerie, non era un problema. C’era sempre un compagno che diceva, questo posso farlo io…Ovviamente non si stava lì perché ci piaceva farci compagnia o per sfuggire alla solitudine. Anche se fatalmente tutto accadeva là attorno, gli amori, le passioni, le amicizie.. si stava lì perché bisognava cambiare il mondo. Sapevamo tutto di indocina ed america latina. Avevamo opinioni su ogni tema di politica interna e ci sforzavamo di capire persino cosa fosse lo SME e cosa implicasse per le politiche economiche e finanziarie nostrane. Quell’esperienza dentro al PCI  non ha cambiato il mondo,  meno che meno l’Italia, ma ha certamente cambiato molti di noi che l’anno fatta. A me ha insegnato a sostenere sempre le mie idee con entusiasmo e passione, a non scendere a patti con i miei principi, a sacrificare qualche interesse personale per non cedere a compromessi inaccettabili, a sentirmi vivo e vitale, e fiero di essere stato iscritto al PCI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6865288833155064197?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6865288833155064197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fernando-bruno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6865288833155064197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6865288833155064197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fernando-bruno.html' title='da Fernando Bruno'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6148442478900976482</id><published>2011-11-29T17:03:00.000+01:00</published><updated>2011-11-29T17:03:02.346+01:00</updated><title type='text'>da Flavio Martino</title><content type='html'>“Nato dentro…”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con autoironia amo spesso parafrasare una canzone di Jannacci “Sa dov’è l’idroscalo? Si, ci son nato dentro…”  Nella mia versione diventa “ Si che ho conosciuto il Pci, ci sono nato dentro...!”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti è proprio così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono nato ad Alba il 5 agosto del 1960. La notizia che  non sarei stato battezzato e che quei genitori erano dei comunisti che ritenevano che avrei dovuto scegliere io a cosa credere una volta raggiunta l’età della ragione, scatenò le ire di qualche prete che (in nome di cristo misericordioso naturalmente) si affrettò a ricordare nelle messe di quei giorni che ai bambini non battezzati era riservato il fuoco eterno dell’inferno… Beh, grazie dell’augurio: eppoi qualcuno sostiene che sono troppo anticlericale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per spiegare meglio come sono “nato dentro” dovrei ricordare i contorni politici del matrimonio dei mie genitori. Primo matrimonio civile nella storia del paese (gente che attendeva davanti alla chiesa e loro in municipio)… e tra i presenti Walter Audisio (allora deputato del Pci) ma conosciuto come il “giustiziere di Mussolini” almeno così recita la storia ufficiale del Partito (chissà se un giorno dal ventre del vecchio partito uscirà la vera verità???). 1956,  l’Urss invade l’Ungheria reprimendo ignobilmente il governo di Imre Naghy, colpevole di rivendicare autonomia dai sovietici e maggiore libertà per gli ungheresi. Dal Partito Comunista Italiano (che appoggia la repressione sovietica) escono per protesta (o vengono espulsi) alcuni dirigenti migrando in buona parte nel Partito Socialista. Tra questi il deputato Cuneese Antonio Giolitti  (nipote del vecchio liberale) che nel suo migrare verso il Psi viene seguito da quasi tutto il gruppo dirigente provinciale di Cuneo, oltre che da un terzo dell’elettorato. Mio padre faceva il Barbiere a Ceva e gli venne chiesto di chiudere bottega e andare a fare il funzionario a ricostruire il partito in quel di Alba. Per questo sono nato lì, per questo con ironia dico “ci son nato dentro al Pci” quel 5 agosto del 1960, nemmeno un mese dopo i morti del governo Tambroni e forse proprio in quei giorni caldi  Fausto Amodei sistemava le note della canzone “Per i morti di Reggio Emilia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo primo spezzone che comprende i primi vagiti della mia vita (e qui intendo fermarmi) penso sia condensato molto di quello che è stato il Pci. Nel bene e nel male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il male è facile indicarlo. Doloroso, senza attenuanti, deflagrante, come il motivo della sua fine. L’Ungheria, la repressione della libertà nei paesi allora definiti “socialisti, dove non i padroni ma i lavoratori erano al potere”. L’Ungheria, nel pieno della destalinizzazione, cioè di una fase di ripensamento  e comunque di denuncia degli orrori terribili delle purghe staliniane, dell’ammissione indiretta di un sistema tutt’altro che perfetto. L’Ungheria come prima vittima di un lungo elenco di repressioni sanguinarie compiute nel nome del comunismo e “dell’internazionalismo proletario”. Certo il mondo era diverso, c’era la guerra fredda, Yuri Gagarin andava nello spazio, Fidel Castro vinceva a Cuba contro “l’Imperialismo americano”, iniziava l’epopea del Vietnam. L’Europa unita non esisteva, anzi in Spagna e Portogallo c’era ancora il fascismo di Franco e di Salazar, ma una cosa rimane certa e appare nitidamente come la ragione di una storia che non poteva continuare oltre l’89. Non c’erano e  non ci sarebbero più state attenuanti. Difendere quel socialismo realizzato o non rinnegarlo totalmente negli anni successivi avrebbe voluto dire affondare con lui!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bene era l’oggettiva diversità del Pci. Quello spirito palpabile nella vita e nei sacrifici di migliaia di dirigenti e militanti. Quel sentirsi parte di una cosa della storia che riscattava l’umanità. Palpabile ai funerali di Togliatti come, ancora di più perché in tempo ormai avanzato, a quelli di Berlinguer. Eravamo tutti li. In tanti fisicamente, tutti col nostro cuore. Ecco, i nostri cuori erano un’attenuante, migliaia di azioni positive che intendevano correggere quelle distorsioni tenendo così accesa una fiamma di speranza. La politica la vivevi col cuore e con  la ragione. Riscattare le classi meno abbienti era un dovere morale permanente. Il Pci faceva emergere la parte migliore di noi. La politica di questi tempi fa esattamente l’opposto e chi ricerca ancora quella dimensione, pur con gli occhi e contenuti di questo tempo, viene sconfitto, rimane deluso o diventa marginale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tante le domande, tanti i “se” malriposti. Poche le risposte!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ero “giovane e comunista”  ho avuto la fortuna di vivere l’esperienza della Fgci degli anni ottanta. Eravamo dentro il Pci ma in modo autonomo. Dissentivamo su molte cose tra cui l’affermare il diritto al dissenso senza che questo dovesse provocare alcuna conseguenza in un partito che si dava regole democratiche. Purtroppo i germogli di quell’esperienza non fecero in tempo a diventare frutti. Gli eventi stravolsero tutto compreso il tentativo riformatore di Gorbaciov che ne fu il motivo scatenante. Dopo, il mondo che ci trovammo davanti pensavamo potesse solo migliorare. A prescindere dalle diverse fortune personali e dai progressi tecnologici, così non è stato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6148442478900976482?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6148442478900976482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-flavio-martino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6148442478900976482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6148442478900976482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-flavio-martino.html' title='da Flavio Martino'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3642967110745666633</id><published>2011-11-29T11:39:00.000+01:00</published><updated>2011-11-29T11:39:18.970+01:00</updated><title type='text'>da Osvaldo Cammarota</title><content type='html'>Accadde in Via Pigna a Napoli, il 10 maggio del 1983, a me e ad altri Assessori della Giunta Valenzi, tra i quali Andrea Geremicca, all'epoca anche Deputato del PCI. Per i dettagli rinvio alla stampa dell'epoca. "Come ai tempi di Scelba" titolò, tra gli altri, l'Unità. Eravamo al servizio dello Stato e vicini ai senzatetto. Fu forse questa la colpa che ci colpì?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eravamo un braccio dello Stato per fronteggiare un'emergenza causata dal terremoto del 1980 in un contesto a dir poco inquietante: 35.000 famiglie sgomberate dai loro alloggi (quasi tutte povere e numerose); le Brigate Rosse puntavano sul disagio popolare per seguire le loro strategie "rivoluzionarie"; noi nel mirino delle BR, come altri politici e amministratori già feriti o uccisi; un'intera città sull'orlo del collasso. Uno Stato impreparato a fronteggiare simili disastri ci autorizzò a requisire temporaneamente gli alloggi sfitti. Noi lo facemmo, a vantaggio di chi aveva perso tutto. Il governo dell'epoca, attraverso Zamberletti, riconobbe che se non ci fosse stato il PCI al governo della città, a Napoli ci sarebbe stata la rivolta.&lt;br /&gt;Nel frattempo però, un altro braccio dello Stato ritenne di eseguire con violenza una sentenza di sfratto degli alloggi requisiti e occupati dai terremotati. La sentenza fu emessa da un giudice che, evidentemente, non era informato dei fatti o era reso cieco e sordo dalla potenza del ricorrente. &lt;br /&gt;Che dovevamo fare? Noi ci mettemmo in mezzo, per cercare di spiegare la situazione e ricercare soluzioni più praticabili. Nulla da fare. Gli apparati esecutivi della Polizia ebbero la mano pesante, la carica travolse persino i loro colleghi della Digos, in borghese incaricati di proteggerci dalle BR.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo "mettersi in mezzo" -persino fisicamente- era uno dei tratti che faceva del PCI un Partito moderno e Costituente della società italiana. Seppur con tanti limiti e contraddizioni interne, il PCI esprimeva la sua vocazione di governo nel tentare di risolvere le contraddizioni della società.&lt;br /&gt;Si comprenderà che, all'epoca 28enne, cominciai a nutrire qualche dubbio sulla unitarietà dello Stato, sulla uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.... ma eravamo convinti -e per quanto mi riguarda lo sono ancora- che la ragion d'essere di un Partito è proprio quella di risolvere le contraddizioni e i conflitti sociali, non certo di riprodurli al suo interno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'unica soddisfazione l'ho avuta 12 anni dopo, quando un mio collaboratore, apprezzando come svolgo il mio attuale mestiere di Operatore di Sviluppo Territoriale mi confessò: "Osvà, eppure io ero uno di quelli che ti doveva sparare ...". Ma questa è un'altra storia. Il PCI già non c'era più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3642967110745666633?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3642967110745666633/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-osvaldo-cammarota.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3642967110745666633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3642967110745666633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-osvaldo-cammarota.html' title='da Osvaldo Cammarota'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6771038547992428047</id><published>2011-11-28T07:10:00.002+01:00</published><updated>2011-11-28T07:10:22.073+01:00</updated><title type='text'>da Roberta Filippini</title><content type='html'>Ricordi minimi del 1978. Ero una "comunista con la valigia", mandata a Benevento (per dar prova di capacitá in vista di successivi incarichi, ma allora non lo sapevo). C'era un turno di amministrative, dovevo chiudere la campagna elettorale a San Leucio del Sannio, piccolo comune vicino Ceppaloni, nel feudo di Mastella: in piazza erano stati eretti due palchi e lui se ne stava tronfio e sicuro su quello della lista di destra, insieme con un senatore missino, non ricordo il nome. Io ero sul palco di fronte, lista unitaria di centro-sinistra molto allargata: era stata imposta dai giovani della sezione, io ero lì per sostenerli. Parlò il senatore, grandi parole, parlò Mastella, grandi applausi. Poi la gente si voltò verso di noi, scettica: che ci faceva quella ragazza là sopra? Vedevo qualche bellimbusto ridacchiare, capivo che tutti aspettavano di assistere allo spettacolo della nostra umiliazione. Invece il giovane compagno fu bravissimo e anche io: mi sentivo Davide contro Golia, attaccai i notabili con ironia (genere orazione per giulio cesare...ma Bruto è un uomo d'onore). Insomma, ve la faccio breve, vincemmo perfino. Mastella fu sconfitto per la prima volta, a casa sua. Chi avrebbe mai previsto allora il suo successivo percorso politico!&lt;br /&gt;  Stessa campagna elettorale, sempre nel Sannio. Per il comizio mi portarono a casa di un compagno che abitava sulla piazza: avevano messo la bandiera sul balconcino della camera da letto, dovevo parlare da lì. Era sera, ero stanca, chiesi di poter andare prima in bagno, mi indicarono un pitale vicino al letto e tirarono una tenda. Feci la mia prima pipì comunista.&lt;br /&gt;  Il 1978 fu comunque un anno durissimo. Il rapimento di Moro, la democrazia in pericolo, bisognava orientare subito tutto il partito (qualcuno nel Pci aveva perfino festeggiato la notizia di via Fani): partì subito una campagna di assemblee e comizi, a tappeto. Una domenica ventosa di marzo io dovevo parlare a una piazza semideserta di non ricordo quale paese. Ad ascoltarmi era venuta una mia amica, intellettuale snob di sinistra, che voleva mostrare a un professore francese suo ospite come erano affascinanti le zone interne della Campania e come era liberal il nostro grande Pci, a differenza del loro settario Pcf. Feci il mio discorso a quattro gatti, con il maggior entusiasmo possibile. Attaccarono la musica di chiusura del comizio, ma con grande stupore mi accorsi subito che si trattava di "Addio Lugano bella, o dolce terra mia, cacciati senza colpa gli anarchici van via".  Scoppiai a ridere. Il Pci era anche questo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6771038547992428047?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6771038547992428047/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-roberta-filippini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6771038547992428047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6771038547992428047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-roberta-filippini.html' title='da Roberta Filippini'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-9035988933187567335</id><published>2011-11-28T07:08:00.000+01:00</published><updated>2011-11-28T07:08:08.877+01:00</updated><title type='text'>da Manuele Braghero</title><content type='html'>Sono nato Torino nel ‘61 e cresciuto nel quartiere operaio di Borgo Vittoria,  ho studiato all’Istituto Professionale “Zerboni”. Per quelli della mia classe un passo avanti. Il PCI  ha rappresentato per me la voglia di crescere ed emanciparsi come fatto collettivo e non individuale. Nel 1975 ho chiesto la tessera della Federazione Giovanile Comunista Italiana. Niente ideologia o dottrina. Non sono mai stato comunista contro qualcuno. Mi divertivo. Mi piacevano le feste dell’Unità, vivere quella comunità popolare dove discussioni serissime e l’espressione delle nuove tendenze della musica convivevano. Gente di tutte le età, operai che venivano a fare i volontari dopo 8 ore in fabbrica. Un popolo enorme frequentava queste feste, venivano anche il dottore o i figli del padrone della fabbric. Ho imparato “mestieri” volontari: cucinare, gestire uno stand, organizzare il lavoro. Ricordo l’impegno per innalzare la qualità delle scuole operaie: per ottenere la palestra e il diritto ad uno studio più completo. Sono stato il “leader” degli studenti medi delle scuole professionali di Torino. Non di tutti, di quelli “democratici” e comunisti, perché esisteva una solida componente movimentista: Lotta Continua, Avanguardia operaia, democrazia proletaria. Esisteva anche l’“Autonomia” che si muoveva in una fascia grigia tra estremismo politico e terrorismo. Erano anni di forte protagonismo giovanile ma anche di violenza politica. Di giovani morti nelle scorribande notturne dei fascisti e, sul fronte opposto, dei sedicenti compagni. Un gruppo di questi diede fuoco a un bar “di destra”, l’Angelo Azzurro (ma che vuol dire un bar di destra alle 11 del mattino?) un ragazzo si trovava all’interno e morì bruciato. Giovani si sono rovinati la vita, finendo nel terrorismo, facendo danni gravi a sé e ad altri. Poi ricordo la lotta alla droga. Con qualche prete e qualche compagno dell’ARCI ho provato anche io a dare una mano. Ragazzi mi venivano affidati la mattina e ripresi la sera. Dare fiducia e provare a riceverne il mio obiettivo. Mi ricordo la loro giovinezza e la loro voglia di venirne fuori. Chissà come sono ora. So solo che sono la metà: per uno che ne veniva fuori uno ci ricascava e il suo destino era segnato: overdose. Ero da due anni il responsabile dell’organizzazione regionale del Piemonte quando, alla vigilia di natale del ‘83 mi chiamarono da Roma e mi chiesero di andare a fare il “commissario” della Federazione giovanile di Catania. La sera del 5 gennaio ero a Catania a fianco di Claudio e dei ragazzi della redazione dei “I Siciliani” a ricordare suo padre, Pippo Fava, assassinato dalla mafia. Rimasi in Sicilia fino all’estate dell’85 e poche settimane dopo ero a fare il segretario del PCI della Val di Susa. A un funzionario del PCI poteva succedere di mettere 1700 km tra due funzioni politiche “confinanti”. Queste esperienze hanno fatto di me l’uomo che sono ma non guardo indietro. I partigiani, compagni senza fama e uomini come Pajetta, Pecchioli o Comollo, collaboratore di Gramsci all’”Ordine Nuovo” , mi hanno insegnato la forza della determinazione e la fiducia nei giovani, nel futuro. Ho imparato a battermi per la  giustizia sociale e la libertà, non per conquistare, sgomitando, qualche strapuntino di potere personale. Questo è quello che ho imparato dagli operai comunisti, che lottavano ma quando erano al lavoro amavano farlo bene, con serietà e perizia. Quelli così per me erano i comunisti italiani e io mi sento ancora uno di loro. Non lo vivo come un limite ma come una libertà. So bene che non erano tutti così, ma è da quelli così che io ho provato ad imparare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-9035988933187567335?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/9035988933187567335/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-manuele-braghero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9035988933187567335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9035988933187567335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-manuele-braghero.html' title='da Manuele Braghero'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-7171444823132265042</id><published>2011-11-27T15:05:00.003+01:00</published><updated>2011-11-28T07:06:23.810+01:00</updated><title type='text'>da Giuliana Trucco</title><content type='html'>"E' la figlia di Chichin, come non lo conosci? Si, e' quel comunista, ma e' una brava persona."&lt;br /&gt;Quanto mi rimaneva nelle orecchie quel  "ma", ero piccola e non sapevo darmi una spiegaazione, &lt;br /&gt;Era vero mio papa' e stato un comunista e un sindacalista sino al midollo e bastava parlare con lui perche' con orgoglio si definisse "comunista": Lo aveva fatto anche con mamma cresciuta con le suore e con una educazione che i "comunisti mangiavano i bambini"&lt;br /&gt;Ricordo che ogni domenica era la stessa storia, lui che andava a vendere porta a porta l'Unita'  e qualche copia la regalava e  arrivato a casa dovevva far quadrare i conti anche con mamma.&lt;br /&gt;Ricordo che quando ho fatto la prima comunione mi ha speigato che non sarebbe venuto in chiesa perche' non credente e non le sembrava giusto essere li' solo per la mia festa&lt;br /&gt;Ricordo quando e' stato contento quando ha visto la mia prima tessera del PCI&lt;br /&gt;Ricordo la sezione con appeso un quadro di Stalin e la bandiera, dal colore sbiadito, perche' tenuta nascosta in una damigiana in tempo di guerra.&lt;br /&gt;Ricordo che i compagni della sezione che avevano incarichi politici davano una parte dei loro compensi al partito , ma le tasse erano a carico loro....&lt;br /&gt;Ricordo che quando papa' e' morto era da poco in pensione ma la ditta SASSO ha chiuso la fabbrica per dar modo agli operai di partecipare al funerale dove  quella bandiera ha sventolato per lui l'ultima volta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-7171444823132265042?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/7171444823132265042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-roberta-trucco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7171444823132265042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7171444823132265042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-roberta-trucco.html' title='da Giuliana Trucco'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2061034062370721097</id><published>2011-11-27T11:33:00.000+01:00</published><updated>2011-11-27T11:33:02.128+01:00</updated><title type='text'>da Lino Vitiello</title><content type='html'>Potrei  raccontare di quando appena ventunenne tenni il mio primo comizio&lt;br /&gt;elettorale da segretario del circolo della FGCI di Ercolano il 4 giugno 1989.&lt;br /&gt;Quella notte l’ esercito cinese aveva assaltato e fatto strage dei tanti&lt;br /&gt;studenti ed operai che occupavano P.za Tien An Men. C’ erano le elezioni&lt;br /&gt;europee i militanti erano accorsi a centinaia per ascoltare i due oratori,&lt;br /&gt;Giorgio Napolitano ed io. Quando ci ripenso, le mie gambe ritornano a tremare.&lt;br /&gt;Lo rincontrai anni dopo, era diventato Presidente della Camera, previsto un&lt;br /&gt;incontro con il Consiglio Comunale del quale facevo parte, mi avvicinai, e poco&lt;br /&gt;istituzionalmente, dandogli del tu, gli ricordai orgoglioso di aver tenuto il&lt;br /&gt;mio primo comizio con lui. Mi guardò e con un sorriso mi disse : però, come sei&lt;br /&gt;invecchiato… Capii che l’ impegno politico ti fa invecchiare precocemente.&lt;br /&gt;Tenni il secondo qualche giorno dopo, ancora due oratori, io e una sempre&lt;br /&gt;bellissima Luciana Castellina,  ricordo ancora quando accompagnandola a casa&lt;br /&gt;con la mia Fiat 127, un vigile ci fermò all’uscita della tangenziale di&lt;br /&gt;Fuorigrotta, ero passato con il rosso. Il vigile nel chiedermi i documenti&lt;br /&gt;riconobbe la Castellina, e nel salutarla dimenticò di verbalizzarmi. Mi resto&lt;br /&gt;il dubbio se il vigile fosse stato colpito dalla bellezza della Castellina o&lt;br /&gt;dall’ ammirevolissima personalità politica. Il vigile non si chiamava Silvio, e&lt;br /&gt;quindi doveva essere vera la seconda delle due ipotesi.&lt;br /&gt;Ma nel mio personalissimo album dei ricordi, quelli più piacevoli sono legati&lt;br /&gt;alle tante compagne “conosciute” nel mia militanza di figiciotto, (ricordate?&lt;br /&gt;il figiciotto con una ne fa otto) Berlusconi a confronto era “na pippa”. A lei,&lt;br /&gt;a Barbara A. di Ostuni, maestra inconsapevole della mia prima esperienza. Era&lt;br /&gt;l’ estate del 1987, Festa Nazionale della FGCI a Ravenna, sulla spiaggia, dopo&lt;br /&gt;canti e balli intorno al falò, il nostro primo “incontro”. Non l’ho più rivista&lt;br /&gt;e non l’ho mai più dimenticata, e solo oggi ho capito che aveva ragione il&lt;br /&gt;Grande Giorgio, sono proprio invecchiato. Ma quanto è bello invecchiare sapendo&lt;br /&gt;che un tempo sei stato iscritto al PCI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2061034062370721097?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2061034062370721097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-lino-vitiello.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2061034062370721097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2061034062370721097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-lino-vitiello.html' title='da Lino Vitiello'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-7900232992504943766</id><published>2011-11-27T07:26:00.002+01:00</published><updated>2011-11-27T07:26:52.592+01:00</updated><title type='text'>da Irene Gironi Carnevale</title><content type='html'>Sono  stata iscritta al PCI…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;…veramente sono stata iscritta prima alla FGCI , al circolo della gloriosa sezione “CHE GUEVARA” di Via Luca Giordano a Napoli. La mia prima tessera FGCI datata 1975 me la fece Maurizio Vinci, allora segretario di circolo. Era per me un periodo intenso e particolare e la sezione diventò la mia casa, nel senso più letterale della parola! Amici, amori, passioni, discussioni, incazzature. E poi il volantinaggio, l’attacchinaggio dove ci fronteggiavamo con i fascisti del quartiere, le campagne elettorali, gli attivi, le manifestazioni. Per la mia generazione è stato un modo per crescere provando un senso di appartenenza che i nostri figli ignorano. La condivisione di fatti che facevano la storia del nostro Paese, di cui al momento ignoravamo la portata, ci faceva sentire partecipi di un presente che volevamo, dovevamo cambiare. &lt;br /&gt;Venivo da una famiglia borghese, padre militare, madre casalinga, a casa zero politica. Mi sono costruita la mia identità politica sui banchi di scuola e in sezione, faticosamente, facendo domande e cercando risposte, invidiando per anni chi aveva un padre operaio o sindacalista, chi viveva la politica , la respirava. In quegli anni ho maturato la convinzione che la politica fa parte della nostra vita inevitabilmente, il solo avere un’opinione ed esprimerla è politica ed è giusto portare avanti le proprie idee a qualunque costo. A distanza di tanti anni ancora mi incazzo quando sento affermazioni qualunquistiche del tipo:”Io non mi occupo di politica”. Sono stati anni intensi, indimenticabili di cui non è semplice parlare in due parole per la complessità delle emozioni che ancora mi suscitano. Sono stati anni dai quali è stato difficile staccarsi, proiettati in una nuova realtà dove tanti di noi si sono sentiti, e forse ancora si sentono, orfani o comunque non hanno trovato riscontro in un nuovo assetto che sentivano estraneo. Non è facile fare i conti con il tempo, non è semplice accettare i cambiamenti. Quello che posso dire è che se oggi sono quella che sono, una donna che ha affrontato e affronta le sfide della vita senza piegarsi, senza fare sconti, senza sottrarsi alle responsabilità lo devo anche a quegli anni, a quella scelta, forse la prima vera scelta interamente mia che ancora mi porto dentro. I compagni di allora li ricordo tutti, molti li sento e li vedo ancora, alcuni hanno subito strane metamorfosi ideologiche, altri sono rimasti uguali, ma quando ripenso a quegli anni l’immagine che prepotentemente prende la scena è quella di una stanza della sezione Che Guevara dove noi, intorno all’unico che sapeva suonare la chitarra, cantiamo “La locomotiva” di Francesco Guccini. E vi garantisco che un ricordo del genere non è poco!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-7900232992504943766?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/7900232992504943766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-irene-gironi-carnevale.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7900232992504943766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7900232992504943766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-irene-gironi-carnevale.html' title='da Irene Gironi Carnevale'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-611573521545445650</id><published>2011-11-27T07:25:00.002+01:00</published><updated>2011-11-27T07:25:11.583+01:00</updated><title type='text'>da Stefano Milani</title><content type='html'>Mi sono iscritto al PCI nel 1987, avevo 21 anni. Sezione Porto Fluviale, Roma. Erano gli anni in cui il Partito viveva il suo declino, politico ed elettorale, e un giovane che prendeva la tessera era accolto con affetto, entusiasmo e speranza. I maggiorenti della Sezione mi introdussero subito ai riti di un passato che stava per sparire: i volantini “stampati” col ciclostile, il volantinaggio nel quartiere, l’attacchinaggio con secchio e colla, la distribuzione domenicale de L’Unità, casa per casa. Tra compagni era tassativo darsi del “tu”, anche quando un ragazzo come me si trovava a parlare con un anziano. E poi c’erano le Assemblee di Sezione, i Direttivi, le Segreterie, i pomeriggi a parlare di politica, ma anche di sport, donne, vita. La Sezione era “la vita”. Vissi quell’esperienza con una dedizione totale. Come canta Gaber, ho avuto per una breve fase della mia esistenza la sensazione di “appartenere ad una razza che voleva spiccare il volo, per cambiare veramente la vita”. La razza dei comunisti, quelli che, per dirla con Stalin, sono fatti “di una pasta speciale”. Arrivò, troppo presto, la svolta della Bolognina. I militanti di base erano sconvolti e smarriti. Per dare un segno di rinnovamento il Segretario della Sezione diede a me l’incarico di tenere la relazione introduttiva all’Assemblea che avrebbe dovuto discutere di un passaggio epocale. E allora feci quello che è stato il gesto più surreale della mia vita: io ero un comunista togliattiano e leninista, con un amore irrazionale per l’Unione Sovietica, piuttosto anacronistico per la mia età. Proprio per questo, sentitomi investito dal Segretario del compito di rappresentare la “linea” del Partito, tenni una relazione improntata ad un entusiastico appoggio alla posizione di Occhetto: partii dalla svolta di Lione, per poi passare a quella di Salerno per dimostrare che noi comunisti avevamo sempre saputo adattarci pragmaticamente al mutamento delle condizioni storiche. La svolta della Bolognina si inseriva a pieno titolo in questo percorso, così conclusi. Dopo un paio di interventi, però, chiesi di nuovo la parola, come semplice militante e non come membro della Segreteria. E nel secondo intervento mi scagliai con virulenza contro la svolta, con commoventi richiami all’orgoglio comunista, alla lotta di classe, alla gloriosa Rivoluzione d’Ottobre. Una schizofrenia che oggi mi fa sorridere ma anche vergognare…Arrivò il Congresso della svolta, il XIX, nel 1990. Io aderii alla mozione presentata da Armando Cossutta. Era la mozione che contava sul minor numero di sostenitori (alla fine prese appena il 3%). L’essere in pochi catapultò un ragazzo come me tra le figure di maggior rilievo della mozione. Durante la campagna congressuale ogni giorno venni inviato in una sezione della città e della provincia a sostenere le nostre posizioni. Io ero un ragazzo di 23 anni, e mi trovavo a confrontarmi con i compagni prestigiosi che sostenevano le mozioni di Occhetto e di Ingrao. Un’esperienza irripetibile. Un giorno, in un’assemblea plenaria dei cossuttiani, Armando Cossutta nelle conclusioni richiamò un passaggio del mio intervento, citandomi per nome. Fu un’emozione enorme; per me lui era un mito, e in un contesto improntato all’ortodossia avere il consenso pubblico del leader non era cosa di poco conto. Un anziano compagno volle vedermi riservatamente una mattina per dirmi di stare attento agli invidiosi…Roba da Comintern! Al congresso di Sezione presentai farneticanti emendamenti alla mozione Occhetto che rivendicavano la tradizione comunista, il marxismo leninismo (senza trattino) e la Rivoluzione d’Ottobre. Ebbi un consenso molto superiore alla media nazionale, e fui eletto delegato al Congresso di Federazione. Uno dei miei emendamenti era stato approvato dall’intero Congresso di Sezione, e non solo dai cossuttiani: era quello in cui volevo emendare la frase di Occhetto sulla “democrazia come via per il socialismo” in “non c’è democrazia senza socialismo”. La differenza è evidente, ma forse la maggioranza dei compagni non se ne rese conto. Al congresso di Federazione fu chiamato ad intervenire contro il mio emendamento il grande Mario Tronti, uno dei teorici più lucidi del Partito. Ed anche qui io, giovanissimo, ebbi l’onore di sostenere le mie posizioni dopo di lui, di fronte all’intera assemblea dei delegati. L’emendamento fu naturalmente respinto…Dopo il Congresso, disilluso e deluso, mi allontanai dal Partito e non partecipai al doloroso percorso che portò, nel 1991, allo scioglimento del PCI e alla fuoriuscita di molti compagni, compresi i cossuttiani . Mi distaccai dalla politica attiva, per dedicarmi alla mia vita che avevo tralasciato in nome di un ideale superiore. Ma ancora oggi ricordo con affetto e riconoscenza tutti i compagni che, ormai più di 20 anni fa, mi dimostrarono con atti e parole che esistono uomini “diversi”, e che la politica non è solo perseguimento di un interesse personale. Ancora oggi, quando mi capita di dover esprimere in sintesi come la penso, dico con orgoglio che “sono un uomo del PCI”..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-611573521545445650?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/611573521545445650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-stefano-milani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/611573521545445650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/611573521545445650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-stefano-milani.html' title='da Stefano Milani'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-7683968693750310706</id><published>2011-11-26T13:27:00.000+01:00</published><updated>2011-11-26T13:27:13.771+01:00</updated><title type='text'>da Vincenzo Serio</title><content type='html'>Mi chiamo Vincenzo Serio sono nato nel 1950 e a 19 anni mi sono iscritto alla FGCI a Napoli.&lt;br /&gt;Anni molto intensi di lotte e di scontri con i fascisti quelli dal 1969 al 1972, ricordo con molto affetto i miei compagni di lotta di quel tempo: Attilio Wanderlig, Claudio Pomella, Rosario Messina, Rossano dello Iacovo, Vincenzo Matafora e altri; non ci siamo mai tirati indietro! Nel 1970 mi iscrivo al partito, sezione “centro” di Napoli.&lt;br /&gt;Nel 1971 partecipai al congresso nazionale della FGCI a Firenze. Il partito era rappresentato da Enrico Berlinguer da poco eletto segretario. Mi feci autografare la tessera del 1971 che conservo tra le cose piu’ care. Alla sez. centro ci sono rimasto per 22 anni, fino allo scioglimento del PCI..Nel 1978  divenni segretario della sezione, una sezione importante con 900 iscritti tra residenti del quartiere e cellule dì azienda di bancari , telefonici, giornalisti,ecc.. Anni straordinari, la politica era tutt’uno con la nostra vita, nascevano amicizie fraterne, amori, si formavano famiglie che ancora oggi sono una bella testimonianza di quel tempo. Anche io, girando per sezioni di partito conobbi una ragazza che sarebbe poi diventata mia moglie e che mi ha dato due splendidi figli che sono, per fortuna, anche loro “compagni”che il PCI lo conoscono solo dai racconti del padre.&lt;br /&gt; Voglio raccontare un aneddoto simpatico della sezione centro.&lt;br /&gt;Avevamo tra le nostre iscritte al circolo della FGCI molte ragazze bellissime che frequentavano una scuola d’elite di Napoli che si trovava in via chiaia, il liceo linguistico internazionale, e i dirigenti provinciali del PCI mi chiedevano continuamente di venire in sezione a tenere riunioni, tra i piu’ assidui c’erano  Andrea Geremicca e Benito Visca, allora molto giovani.&lt;br /&gt;Ho visto nascere un amore importante tra Benito e una di quelle ragazze, un rapporto che sarebbe durato molto tempo. Ma quello che era formidabile era  Geremicca, peccato che sia recentemente scomparso, ne avremmo riso insieme di queste “memorie”. Lui aveva un modo suo di approcciare le compagne che attiravano la sua attenzione. Cominciava a scrivere bigliettini che, dal tavolo della presidenza, dove lui sedeva, cominciavano a volare per tutta la sala. Una frenesia che l’ufficio postale a confronto era uno scherzo. Il tutto sotto lo sguardo arcigno di disapprovazione del compagno Luigi Castaldi dei telefonici che tentava, senza successo, di interrompere le comunicazioni. Dopo l’esperienza della sezione  entrai a far parte della segreteria cittadina  di Napoli con Visca segretario ed entrai negli organismi dirigenti (comitato federale e direzione) dove ci sono rimasto per molti anni ancora fino alla conclusione della vicenda del PCI. La mia militanza e’ poi continuata anche nel PDS/DS ed oggi PD ricoprendo vari incarichi politici e istituzionali,……..ma questa e’ un’altra storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-7683968693750310706?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/7683968693750310706/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-vincenzo-serio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7683968693750310706'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7683968693750310706'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-vincenzo-serio.html' title='da Vincenzo Serio'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6828118443079212256</id><published>2011-11-26T09:51:00.002+01:00</published><updated>2011-11-26T09:51:38.581+01:00</updated><title type='text'>da Valerio Caramassi</title><content type='html'>sono stato iscritto alla fgci e al pci. in toscana ho avuto responsabiità primarie in circoli, sezioni, zone, federazione (LI), regionale. sono uscito dal pci quando il pci è uscito.... e non sono rientrato più da nessuna parte e in nessun partito. ho da offrire un aneddoto che forse spiega come si stava in quella comunità. come ricorderanno molti degli allora militanti e dirigenti, Berlinguer (è un caso che solo questa parola mi è venuta con la maiuscola?) fece di persona un sopralluogo sui luoghi terremotati dell'irpinia. e come ricorderanno gli stessi, fu in quella occasione che Berlinguer annunciò l'alternativa democratica in sostituzione (pur argomentandola in continuità) con il compromesso storico. il fatto è che io non potetti sentire l'annuncio ai TG poichè ero in viaggio. da roma (botteghe oscure), dove avevo partecipato ad una riunione, a piombino, dove avevo una assemblea di sezione. allora non esistevano i telefonini. arrivai trafelatissimo, e pure in ritardo, alla sezione "salivoli". il dibattito era già iniziato da un bel pezzo. salutai i compagni e presi posto. dovevo concluderlo, quel dibattito. e dunque ascoltai attentamente gli interventi che continuarono a susseguirsi mentre contemporaneamente davo un'occhiata agli appunti della introduzione del segretario di sezione. nulla, negli interventi che ebbi modo di ascotare, fece riferimento allo shift. forse perchè il tema all'odg era riferito alla situazione delle acciaierie. In ogni caso, quando presi la parola, come si usava allora, feci riferimento agli scenari internazionali e nazionali di contesto. non ero mai stato convinto dal (e del) compromesso storico e tuttavia, come tutti, "difendevo la linea" pur piegandola alle mie sensibilità di ingraiano. naturalmente i compagni sapevano ben interpretare il mio "codice". e proprio per questo, in un momento di massimo sforzo argomentativo, un compagno, il compagno carli, mi interruppe raggiante: "valerio, smorza! rilassati! il segretario stasera ha annunciato l'alternativa democratica". non mi ricordo a quale panegirico feci ricorso. mi ricordo che fui invaso da uno stato d'animo misto fra l'esultanza e l'imbarazzo e cercai comunque, in modo certamente più sciolto, di argomentare la necessità dell'incontro fra le "masse cattoliche, comuniste e socialiste". il pci, come è stato molto più autorevolmente detto, era insomma "un'orchestra jazz, dove lo spartito era lo stesso per tutti ma dove tutti, all'interno di quello spartito, potevano esercitarsi negli a solo". Oggi pullula di solisti senza che si riesca ad intravedere un orchestra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6828118443079212256?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6828118443079212256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-valerio-caramassi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6828118443079212256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6828118443079212256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-valerio-caramassi.html' title='da Valerio Caramassi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5736737496988435368</id><published>2011-11-26T07:34:00.002+01:00</published><updated>2011-11-26T07:34:49.398+01:00</updated><title type='text'>da Mauro Zanella</title><content type='html'>1978 o forse il '79, a casa di Umbe (Umberto Contarello) ci sono Pietro Folena, Attilio Orecchio, Dorigo, Umbe e il sottoscritto, poi arriva Tom Benetollo.... Sono circa le tre di notte. La segreteria allargata della FCGI Veneta era al completo. Quello che allora chiamavamo "elaborazione" oggi si direbbe brain-storming. L'obiettivo: la FGCI deve essere più' movimento che partito.&lt;br /&gt;Nella stanza rimbalza un idea; dieci, cento, mille aggregazioni, centri e comitati delle ragazze, dei lavoratori, degli studenti e per la pace...Il nome fu un progetto politico: la centrale giovanile rivoluzionaria. Un idea minoritaria al successivo congresso della FGCI, ma un intuizione senza precedenti.&lt;br /&gt;Alle 5 e qualcosa, Attilio ed io dobbiamo prendere il treno, ma prima facciamo un salto alla panetteria che sforna "bomboloni alla crema" appena sfornati. Un idea geniale,la giusta paga per un gruppo che nell'idea che il cambiamento , qui e ora, e' necessario ha vissuto, e' cresciuto e sono sicuro continua a vivere. E' stata una straordinaria esperienza di vita.&lt;br /&gt;Un balzo indietro. 1972, settembre o forse ottobre, ho appena ricevuto la tessera della leva Gramsci della FGCi da Piero Manfe' ( un compagno e un amico per una vita). Nei primi giorni di scuola ( la superiore) ci sono assemblee ( sul trasporto pubblico), parlo anch'io. Un compagno, Giacomelli, mi chiama in disparte e mi chiede:" te la senti di guidare la manifestazione a favore del Vietnam di Venerdì?" Penso si tratti di fare "picchetto" davanti alla scuola e senza esitare dico di si..Forse ho frainteso, o forse non sapevo allora dire di no, comunque quel Venerdì mi trovo in una vecchia seicento con il megafono collegato a scandire "USA go home". Assolutamente stonato, ma pieno di gioia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5736737496988435368?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5736737496988435368/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mauro-zanella.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5736737496988435368'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5736737496988435368'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mauro-zanella.html' title='da Mauro Zanella'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3314086301995989787</id><published>2011-11-26T00:11:00.000+01:00</published><updated>2011-11-26T00:11:17.126+01:00</updated><title type='text'>da Angelo Pavia</title><content type='html'>Ero un giovane di 20 anni, come tanti che cercavano di&lt;br /&gt;sbarcare il lunario tra un'ideologia proveniente dall'est&lt;br /&gt;europeo o una Divina Provvidenza che potesse dare una&lt;br /&gt;speranza di vita. Qualcuno disse che si poteva trovare un&lt;br /&gt;accordo tra questi due filoni, lo chiamò "compromesso&lt;br /&gt;storico", ma pochi capirono il vero significato. Enrico&lt;br /&gt;Berlinguer, segretario del PCI, si impegnava per insegnare&lt;br /&gt;che l'Italia era diversa dall'URSS e che il nostro percorso&lt;br /&gt;doveva essere completamente diverso.&lt;br /&gt;  Un giorno di fine inverno, il 16 marzo, rapirono il&lt;br /&gt;presidente del maggiore partito del momento. La Democrazia&lt;br /&gt;Cristiana, nel bene e nel male, rappresentava la storia&lt;br /&gt;italiana dal dopoguerra e Aldo Moro era tra le maggiori&lt;br /&gt;personalità politiche di quel tempo.Erano periodi bui, li&lt;br /&gt;chiamavano "anni di piombo". In nome di una&lt;br /&gt;pseudorivoluzione si sparava. Si uccidevano persone che,&lt;br /&gt;semplicemente, facevano il loro lavoro. Ero a casa di un&lt;br /&gt;amico, ci eravamo iscritti alla facoltà di Portici, quella&lt;br /&gt;di agraria. La madre accese la tv e dopo poco capimmo che&lt;br /&gt;niente sarebbe stato più lo stesso. Furono settimane&lt;br /&gt;tremende, si temevano perfino le sorti della Repubblica. Il&lt;br /&gt;9 maggio 1978 fu ritrovato il corpo di Aldo Moro ucciso&lt;br /&gt;dentro ad una Renault 4. Avevo le chiavi della sezione&lt;br /&gt;Arenella di via Giotto. Senza prendere tempo, parlando con&lt;br /&gt;qualcuno, la aprii, presi la nostra bandiera e la posi&lt;br /&gt;vicino ad un albero sulla strada con un drappo nero di&lt;br /&gt;lutto. Era giusto che il PCI si dovesse sentire a lutto per&lt;br /&gt;la morte di un autorevole avversario?&lt;br /&gt;  Avevo vent'anni e poca esperienza, ma forse il gesto fu&lt;br /&gt;gradito. Mi ritrovai, dopo non molto, a collaborare con&lt;br /&gt;l'apparato tecnico della Federazione, quella di via dei&lt;br /&gt;fiorentini. Non ho mai avuto ambizioni politiche, ma aprire&lt;br /&gt;le porte scorrevoli a tanti dirigenti mi faceva sentire&lt;br /&gt;importante. Soprattutto mi emozionava poter far entrare una&lt;br /&gt;persona che si vedeva subito che era ad un livello più alto&lt;br /&gt;degli altri. Ci son voluti 30 anni, ma ora è Presidente&lt;br /&gt;della Repubblica!&lt;br /&gt;  Un giorno mi chiesero se, per fare il turno di notte,&lt;br /&gt;volevo la pistola. Capii che quel "lavoro" non era per me.&lt;br /&gt;Non avevo speranze, dovevo emigrare per trovare un lavoro&lt;br /&gt;onesto. Quando vidi alcuni miei amici vendere sigarette di&lt;br /&gt;contrabbando per guadagnare qualcosa capii che dovevo&lt;br /&gt;emigrare. A Napoli o vivi colluso con la malavita o te ne&lt;br /&gt;devi andare. Posi il problema politico che se partivano&lt;br /&gt;sempre e solo gli onesti sarebbero aumentati sempre di più&lt;br /&gt;i malavitosi, ma per me era già tardi.&lt;br /&gt;  La mia storia non è diversa da quella di tanti giovani&lt;br /&gt;che hanno vissuto il travaglio della fine di un grande&lt;br /&gt;partito del secolo scorso. Dalla campagna elettorale per&lt;br /&gt;Valenzi sindaco al festival dell'Unità di Napoli del '76,&lt;br /&gt;dalla strategia della tensione alla morte di Enrico, dalla&lt;br /&gt;caduta del muro alla nascita del PDS, c'è chi ha resistito,&lt;br /&gt;chi ha abbandonato la militanza, chi è andato in altri&lt;br /&gt;partiti, qualcuno addirittura nel campo avverso, ma tutti&lt;br /&gt;abbiamo avuto in tasca la tessera del PCI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3314086301995989787?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3314086301995989787/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-angelo-pavia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3314086301995989787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3314086301995989787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-angelo-pavia.html' title='da Angelo Pavia'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-934162002354899222</id><published>2011-11-25T19:24:00.000+01:00</published><updated>2011-11-25T19:24:02.441+01:00</updated><title type='text'>da Antonino Marino</title><content type='html'>NON sono mai stato iscritto al Pci, ma sono stato iscritto alla Fgci, ed ho avuto la possibilità di votare il Pci alle amministrative del 1990, anche se era un partito già attraversato dalla svolta di Achille Occhetto. In questa curiosa iniziativa in fb mi piace ricordare come l'originalità del PCI italiano appartenga alla storia del paese, un partito che non ha mai governato il paese, ma che a mio avviso è stato funzionale alla storia di esso, basta pensare che pur non governando ha governato tantissime regioni, diverse metropoli italiane, tantissimi comuni, ha orientato coscienze, culture, arte, musica, canzoni, letteratura, pittura e tanto altro. Pur amando sempre il futuro , questo gruppo di Rondolino e Velardi mi è piaciuto e siccome si chiede una testimonianza personale ne porto tre: l'emozione provata per i funerali di Berlinguer, ero uno strano 12enne che sceglieva il tg a Topolino ( a 40 anni mi ritrovo a optare su Topolino rispetto al Tg), la prima partecipazione da delegato ad un congresso della fgci a 15 anni a Bologna dove Pietro Folena lasciava il passo a Gianni Cuperlo, ed infine un viaggio nella storia, 3 ore ad Oneglia a casa di Alessandro Natta, lucido pensionato, che offrì a me a Francesco Ori, ed altri 3 modenesi una splendida lezione privata di storia del nostro paese che venne poi riportata nel giornale della Sinistra Giovanile&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-934162002354899222?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/934162002354899222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-antonino-marino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/934162002354899222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/934162002354899222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-antonino-marino.html' title='da Antonino Marino'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1173413275929988496</id><published>2011-11-25T19:08:00.000+01:00</published><updated>2011-11-25T19:08:34.449+01:00</updated><title type='text'>da Maria Luisa Mello</title><content type='html'>Anni '70, FGCI San Giuseppe Porto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il circolo era pieno di studenti del Genovesi, ma anche un po' del Fonseca, tutte ragazze, era un Magistrale.&lt;br /&gt;Ma non c'erano solo studenti, c'erano i ragazzi del quartiere, ragazzi con esperienze diverse dalle nostre, che venivamo tutti da famiglie del ceto medio con aspirazioni di ascensore sociale.&lt;br /&gt;Eravamo giovani, e qualcuna pure carina. I ragazzi erano come erano gli adolescenti di allora: magri, brufolosi, molto intellettuali, e incapaci di iniziativa verso le ragazze, che invece si davano da fare.&lt;br /&gt;Erano pure i tempi dei collettivi femministi, cui partecipavamo in clandestinità rispetto alla FGCI che non li apprezzava. Erano anche i tempi della rivoluzione sessuale (beh, insomma con qualche anno di ritardo), cosa che il partito disapprovava in modo deciso.&lt;br /&gt;Per tornare al circolo, il mix sociale, l'età e il carattere pepato della maggior parte delle ragazze, del resto perchè una gatta morta avrebbe dovuto interessarsi alla militanza politica?, crearono una vera bomba biologica.&lt;br /&gt;Ad accrescere la temperatura dell'ambiente, c'era anche la particolare situazione in cui si trovava all'epoca un giovane figiciotto nei nostri licei quasi monopolizzati dai gruppettari.&lt;br /&gt;Io ero la sola figiciotta in una classe di ultras, dove la media si attestava su Lotta Continua, per dire.&lt;br /&gt;Ci sentivamo tosti, diversi, speciali...&lt;br /&gt;Il sabato sera ci trasferivamo in blocco a casa di Nicola, che aveva una grande casa, molti dischi e genitori resi tolleranti dall'età avanzata. Ci venivano anche quelli dei gruppi. &lt;br /&gt;Le serate si svolgevano fra pomicio, dibattito, taralli e birra. Il casino succedeva quando si cominciava a cantare, perché quasi sempre qualche provocatore intonava Contessa, e arrivati alla strofa 'se c'è chi lo dice sputategli addosso' scoppiava la rissa.&lt;br /&gt;Nel '76 ci appassionammo molto alla vicenda 'club delle cornicelle', un fenomeno di scambio ricorsivo di fidanzati fra E.D. e N.I., tanto che poi non ho mai saputo in quale configurazione le due coppie si siano stabilizzate. &lt;br /&gt;Poi arrivò il '77, brutto anno, le aggressioni nelle università, e per me soprattutto l'esame di Analisi Matematica I. Scelsi di laurearmi, e presto; entrai in un tunnel e all'uscita scappai a Milano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1173413275929988496?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1173413275929988496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-maria-luisa-mello.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1173413275929988496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1173413275929988496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-maria-luisa-mello.html' title='da Maria Luisa Mello'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8654206216158394007</id><published>2011-11-25T09:53:00.000+01:00</published><updated>2011-11-25T09:53:24.837+01:00</updated><title type='text'>da Pompeo Volpe</title><content type='html'>Mi sono iscritto alla sezione Universitaria del PCI nel dicembre 1973, circa un mese dopo aver iniziato la frequenza dei corsi di Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova. L’idea, maturata negli ultimi anni del Liceo, era che i sei anni di università dovessero essere un periodo di preparazione alla professione del medico concepita come servizio al prossimo. Accanto ad un percorso personale di studio ce ne doveva essere uno politico inteso come partecipazione diretta ai processi di trasformazione delle strutture universitarie; la qualità della mia futura professione dipendeva non solo dalla bontà degli studi compiuti ma anche dalla concreta modificazione della Facoltà universitaria all’interno della quale tali studi si svolgevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Le motivazioni che mi avevano portato ad aderire al PCI erano sicuramente diverse da quelle di altri compagni. In effetti, al medesimo approdo si giungeva con le più eterogenee motivazioni, tenuto conto della diversità di estrazione sociale, formazione culturale, provenienza geografica dei militanti della sezione Universitaria. Io non ero di estrazione operaia, non avevo un retroterra familiare di sinistra né alcuna precedente esperienza politica, non avevo alcuna passione per la politica in senso lato; eppure sentivo il dovere di fare politica per compiere un percorso universitario completo. Non era passione, era convinzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Emblematico, per il mio approccio alla politica in quei primi anni di militanza, fu il lungo dibattito avviato da Giovanni Berlinguer su L’Unità del 14 dicembre 1973 con l’articolo “I medici di domani” incentrato sul profilo dei medici italiani di lì a 5-10 anni. La questione cruciale era relativa alla collocazione della Facoltà di Medicina dentro o fuori dell’Università, ovvero quale fosse la migliore struttura formativa per gli studenti in relazione ai bisogni sanitari del paese in tema di prevenzione, terapia e riabilitazione. La analisi della qualità degli studi era collegata strettamente alla considerazione delle qualità professionali dei medici, e non si sottaceva il problema numerico ovvero il rapporto medico/paziente che nell’arco di 5-10 anni sarebbe sceso a valori di 1/250 contro la media europea di 1 per 600-800 abitanti. Il dibattito (riportato in larga parte nel volume collettivo AAVV, Le Scuole di sanità, 1976, Il Pensiero scientifico Editore) si svolse dapprima sulle pagine de L’Unità, ebbe momenti di discussione interna, sia alle Botteghe Oscure che nella scuola di partito delle Frattocchie, e si concluse con un convegno pubblico tenutosi a Roma (28 e 29 novembre 1975). In quella sede fu presentata e discussa una bozza di legge per l’Istituzione delle Scuole di sanità, una struttura di tipo nuovo per la formazione del personale medico e paramedico, che avrebbe dovuto sostituire la Facoltà di Medicina. La nostra politica non era rivendicativa, protestataria, era propositiva, frutto di riflessione, di studio; non sollecitava la fantasia, cercava di cogliere i problemi fondamentali e di trovare soluzioni di interesse generale - si poneva per esempio, il problema della regolamentazione degli accessi in relazione ai costi ed alla qualità degli studi -; era forse una politica noiosa, ma guardava con fiducia al futuro da costruire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Negli anni immediatamente successivi, qualcosa modificò il nostro progetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8654206216158394007?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8654206216158394007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-pompeo-volpe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8654206216158394007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8654206216158394007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-pompeo-volpe.html' title='da Pompeo Volpe'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6846198878514282642</id><published>2011-11-24T18:21:00.001+01:00</published><updated>2011-11-24T18:23:10.090+01:00</updated><title type='text'>da Pasquale Bruno</title><content type='html'>Quando ero all'università-napoli-sociologia fine 76, simpatizzavo per i gruppettari,partecipavo alle riunioni del movimento studentesco 76 -77,la "cacciata di Lama alla Sapienza di Roma da parte degli autonomi",rappresentò lo spartiacque. Almeno per me. Pensai che era arrivato il momento di decidere da che parte stare. Mi iscrissi alla Fgci nella mia città, a Castellammare di Stabia - dopo numerosi tentativi. Non c'era infatti quasi mai nessuno che facesse piu' le iscrizioni..incredibile... in una delle roccaforti meridionali del Pci non si facevano piu’ le tessere della Fgci... spazzati via dal movimento del 77 e dalla contestazione giovanile... Ricostruii il circolo Fgci di Castellammare di Stabia  in un paio d'anni e fui catapultato in segreteria provinciale fgci - nel periodo del terremoto dell’80. Gianfranco Nappi -mitico segretario provinciale- mi mandò come prima esperienza da responsabile del lavoro di massa (lotta alle tossicodipendenze ecc.) ad una serie di riunioni promosse dal Comitato di lotta alle tossicodipendenze - composto per lo piu’ da ragazzi che continuavano regolarmente a bucarsi. Per me allora assai a digiuno di materie cosi’ complesse, un'esperienza sul campo da far accapponare la pelle; ma, superato lo smarrimento iniziale, una bellissima esperienza, che ancora mi porto dentro (mi sono poi laureato a sociologia, proprio su informazione  e droghe).Negli anni 70-80 la concreta esperienza nei movimenti connotava il nostro fare politica, piu’ delle ideologie di cui eravamo – ovviamente - tutti permeati.&lt;br /&gt;Fui promosso in segreteria provinciale Fgci per il mio impegno (250 iscritti in meno di un anno  e mezzo - in un circolo che non  ne contava piu’ quasi nessuno) nonostante la mia inesperienza. Ricordo che qualche anno prima ad un concerto allo stadio S.Marco  di Castellammare da noi organizzato con l’allora giovane cantautore Antonello Venditti, dimenticai di provvedere al compito che mi era stato affidato dal partito: sovrintendere all’allaccio della corrente al bar dello stadio. 10.000 spettatori inferociti per la mia dimenticanza. Meno  male che un operaio della mitica Italcantieri dell’epoca risolse il problema all’ultimo minuto...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6846198878514282642?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6846198878514282642/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giovanni-bruno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6846198878514282642'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6846198878514282642'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giovanni-bruno.html' title='da Pasquale Bruno'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-7123628141701489682</id><published>2011-11-23T15:11:00.000+01:00</published><updated>2011-11-23T15:11:36.099+01:00</updated><title type='text'>da Antonio Basile</title><content type='html'>A 18 anni passai dalla FGCI al PCI, così succedeva. Divenni responsabile dell'organizzazione, e dopo pochi mesi fui eletto Segretario (atipico) PCI della Sezione Mercato-Pendino,in Via del Sebeto, dopo le dimissioni di Antonio Gianfrano, la cui prematura scomparsa ci addolorò tutti. A quell'epoca ci conoscevamo tutti. Io conoscevo la moglieTina, i figli, in particolare il cognato, Pasquale Tucci. Anche Pasquale Tucci morì giovanissimo, 28 anni, mentre ritornava dal festival del cinema di Venezia. Grande personalità, compagno di grande cultura e di immensa umanità. Di lui ricordo gli interminabili dibattiti su Lacan, i filosofi francesi, Deleuze,la scuola tedesca, Marcuse. Ricordo la sua stanza a casa della mamma, carica di libri, luogo di lunghi incontri pomeridiani, il caffè, le Gitanes. Con lui avevamo stabilito un atteggiamento controcorrente. Non ci piacevano gli Intillimani, preferivamo John Coltrane, Max Roach. Nella letteratura,grandi sostenitori di A.A.Rosa, poeti come P.P.P., Edoardo Sanguineti, artisti come Giò Pomodoro. Sempre in conflitto con i "GENERALI" della sezione, che volevano farci vendere L'Unità, mentre noi preferivamo La Rinascita, contestando questo come "abuso di potere e dispotismo"...uà!!!!!. grandi sostenitori di Pietro Ingrao,"Masse e potere", soprattutto la frequentazione, per noi onorevole, delle Frattocchie. Grande scuola politica!!!!!&lt;br /&gt;Ma poi, il sabato, andavo (di nascosto) in discoteca, incassando le critiche di Gennaro Napolitano, "presidente dei probiviri"... terrore!!!&lt;br /&gt;E vorrei ricordare le grandi lezioni di politica del grande Gennaro Rippa, operaio, intellettuale, la cui biblioteca era nella federazione PCI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-7123628141701489682?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/7123628141701489682/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-antonio-basile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7123628141701489682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7123628141701489682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-antonio-basile.html' title='da Antonio Basile'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1182543205927990297</id><published>2011-11-23T07:23:00.002+01:00</published><updated>2011-11-23T07:23:53.669+01:00</updated><title type='text'>da Francesca Contarello</title><content type='html'>Avevo 16 anni, era quindi il 1978.&lt;br /&gt;Dal ricordo della giacca di panno pesante a riquadri bianchi e neri poteva essere ottobre.&lt;br /&gt;Era il mio primo attivo della Fgci a cui partecipavo.&lt;br /&gt;Via Beato Pellegrino, Padova, Sala Rossa. Alle pareti grandi ritratti dei nostri padri politici. In fondo un lungo tavolo di legno scuro, antico, e dietro il segretario di allora, Pietro Folena e con lui altri compagni del Direttivo.&lt;br /&gt;La sala era affollatissima e io ero seduta in una delle ultime file. Tutto si svolse con la solita puntuale, meticolosa ritualità . Ascoltavo attenta , emozionata e un po’ agitata. Ero per la prima volta in un posto importante. Il Segretario fece la sua lunga relazione iniziale dopo essersi tolto l’orologio e averlo appoggiato al tavolo. Seguirono poi molti interventi dei compagni, con un ordine e una successione solo apparentemente casuale ma che in realtà rispecchiava il ruolo, l’età e la preparazione. I compagni e le compagne più giovani, senza un incarico o una responsabilità particolare intervenivano verso la fine del dibattito. Era così, ed era giusto così. E poi arrivò il momento delle conclusioni. Non mi ricordo chi fece l’intervento finale, mi ricordo che fu seguito da un lungo applauso.&lt;br /&gt;Erano passate circa tre ore in cui nessuno era uscito o entrato, nessuno si era alzato. Io avevo riempito un quadernetto di appunti.&lt;br /&gt;Alla fine degli applausi feci una cosa “stonata” . Avventata e indisciplinata come ero, alzai la mano: nella mia ingenua arroganza chiedevo di intervenire. Mi sentii tutti gli occhi puntati addosso. Da dietro il tavolo un compagno, allibito, con tono fermo e giudicante mi disse che non era possibile, non era contemplato intervenire dopo le conclusioni.&lt;br /&gt;Capii di essere entrata in un mondo dove le gerarchie avevano la giusta importanza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1182543205927990297?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1182543205927990297/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-francesca-contarello.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1182543205927990297'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1182543205927990297'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-francesca-contarello.html' title='da Francesca Contarello'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5482892748237044998</id><published>2011-11-22T20:54:00.002+01:00</published><updated>2011-11-22T20:54:33.407+01:00</updated><title type='text'>da Stefano Ghirardi</title><content type='html'>Mi sono iscritto alla FGCI nel 1970, mitica sezione di Porta Maggiore nel&lt;br /&gt;cuore del Pigneto. Il PCI aveva il 60%, uno dei pochi quartieri di Roma dove&lt;br /&gt;non esisteva la sezione del MSI.&lt;br /&gt;La prima cosa  a cui partecipai da giovane comunista fu un comizio di Pietro&lt;br /&gt;Ingrao a San Giovanni. Il circolo non aveva un segretario e per fare gli&lt;br /&gt;alternativi si decise che fosse gestito da un collettivo degli iscritti. Però,&lt;br /&gt;in fondo, i leader del circolo erano Umberto Sozzi e Paolo Bognetti.&lt;br /&gt;Con i compagni di Porta Maggiore partecipammo a tutte le manifestazioni.&lt;br /&gt;Indimenticabile rimane il presidio dei lavoratori della Coca Cola a Piazza di&lt;br /&gt;Spagna cui partecipò anche Gian Maria Volontè: era natale del ‘70.&lt;br /&gt;Fondammo anche un gruppo musicale: Umberto Sozzi, Ester Gennai ed io. Con poca&lt;br /&gt;fantasia ci chiamavamo Umberto Stefano ed Ester (imitavamo Peter Paul e Mary).&lt;br /&gt;Cominciammo a girare per feste dell'unita  e a maggio del ‘74 arrivò l'attimo&lt;br /&gt;di notorietà: facemmo tutta la campagna elettorale del referendum sul divorzio,&lt;br /&gt;decine di manifestazioni in giro per Roma e provincia e quando lo vincemmo ci&lt;br /&gt;chiamarono a partecipare alla grande manifestazione di San Giovanni. 200mila&lt;br /&gt;persone! Addirittura partecipava Claudio Villa...&lt;br /&gt;Salimmo sul palco per primi - eravamo i più scarsi -  e su consiglio di un&lt;br /&gt;amico ci presentammo come FolkTre. Iniziammo con una canzone sul 12 dicembre e&lt;br /&gt;poi, con una mossa astuta, facemmo una vecchia canzone del 1946 “Olè olè olè&lt;br /&gt;co’ De Gasperi nun se magna". Un successone....peccato che subito dopo un&lt;br /&gt;dirigente della segreteria cittadina ci fece un cazziatone perché con quella&lt;br /&gt;canzone avevamo “solleticato” un anticlericalismo che il PCI in tanti anni&lt;br /&gt;aveva cercato di evitare.&lt;br /&gt;Rimanemmo per sempre quelli di "co de gasperi nun se magna“.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5482892748237044998?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5482892748237044998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-stefano-ghirardi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5482892748237044998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5482892748237044998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-stefano-ghirardi.html' title='da Stefano Ghirardi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5821047335741493722</id><published>2011-11-22T20:53:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T20:53:37.770+01:00</updated><title type='text'>da Peppe Nocera</title><content type='html'>...se ai miei 12 anni, non avessi iniziato ad andare per strada strillonando "L'UNITA'!!", se non avessi corso come un pazzo per portare quanto prima i risultati degli scrutini elettorali in Sezione, dove un compagno serio come De Prosperis annotava con una precisione sovietica il tutto,se non avessi lavorato con passione a 16 anni al Festival dell'Unita' del '76, se non avessi partecipato a riunioni su riunioni su come portare avanti le nostre lotte, sempre all'insegna del bene comune e la difesa dei piu' deboli, se non avessi partecipato a tutti i cortei, con l'acqua e col sole, a Napoli come in tutta Italia, se non avessi svolto tutti i servizi d'ordine che mi spettavano, se tutto cio' non l'avessi fatto... non mi sentirei cosi' orgoglioso come oggi, per averlo coscientemente e passionalmente fatto...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5821047335741493722?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5821047335741493722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-peppe-nocera.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5821047335741493722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5821047335741493722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-peppe-nocera.html' title='da Peppe Nocera'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-7341202107222238936</id><published>2011-11-22T20:51:00.002+01:00</published><updated>2011-11-22T20:51:36.741+01:00</updated><title type='text'>da Giancarlo Arcozzi</title><content type='html'>Qui in Emilia-Romagna la militanza nel PCI aveva molto a che fare con la gestione del potere. E perciò il fascino della militanza andava a sbattere con il realismo dell'Amministrazione. E il partito non riusciva ad essere "intellettuale collettivo" e neanche organismo solidale. La mia scelta di lasciare il lavoro per entrare nel Partito nel 1979, si è rivelata una tragedia. Dopo 8 anni alle dipendenze del PCI, passai al movimento cooperativo dirigendo con buoni risultati due Consorzi unitari (Lega/ConfCoop). Nel '98 vengo licenziato con motivazioni palesemente pretestuose, e con l'assicurazione dei due presidenti che presto avrei avuto un nuovo incarico. Passano le settimane e comincio a chiedere spiegazioni e sostegno a tutti i compagni. Tutti di nebbia: ho toccato con mano la meschinità e la mediocrità morale di gente che pure amministrava risorse pubbliche e/o predicava ideali socialisti. Dopo 8 mesi, il segretario della Federazione mi aiutò a impiegarmi con un contratto di collaborazione. Se nel '79 non avessi fatto quella scelta oggi sarei in pensione e vivrei dignitosamente. L'abbandono totale che ho subito ha stravolto la mia vita e soprattutto ha traumatizzato mio figlio. Sono ancora disoccupato in attesa di pensione e spero tanto che la proposta di Fini, di togliere la pensione ai parlamentari, abbia successo.      &lt;br /&gt;E' vero che sono intransigente e che ho contrastato alcuni episodi di corruzione/clientelismo, ma voglio sperare che la mia misera esperienza nel PCI non sia dipesa da ciò.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-7341202107222238936?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/7341202107222238936/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giancarlo-arcozzi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7341202107222238936'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7341202107222238936'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giancarlo-arcozzi.html' title='da Giancarlo Arcozzi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6371100792382066586</id><published>2011-11-22T17:09:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T17:09:07.601+01:00</updated><title type='text'>da Laura Tori</title><content type='html'>Difficile estrapolare un singolo episodio dai molti anni passati dentro al PCI; alla FGCI mi sono iscritta nel 1977 ma ho avuto la fortuna di avere genitori comunisti e pure nonni e quindi in casa quell’aria si respirava ancora prima della tessera, anzi prima ero iscritta ai Pionieri, quell’associazione laica e con scopi educativi che si era inventato Gianni Rodari negli anni Cinquanta. Dunque il passaggio al partito non ricordo con esattezza quando sia avvenuto ma credo nel 1985/6 e la mia ultima tessera è stata quella del 1990, visto che il febbraio 1991 vide lo scioglimento del PCI. Dopo niente più adesioni con tessera.&lt;br /&gt;Il partito era la mia, la nostra quotidianità; insieme ai compagni andavo a scuola, facevo le riunioni, ma andavo al cinema, ai concerti e anche a sciare. Ai concerti in realtà andavamo a lavorare perchè il nostro servizio gratuito da figiciotti era molto gradito ma non ci sentivamo e non eravamo sfruttati! In questo modo tra il 1976 e il 1985 circa ho avuto modo di ascoltare i Clash e i Ramones, Dalla&amp;DeGregori, Guccini, De Andrè, i Rolling Stones! e molti altri. Organizzare concerti poi è diventato il mio mestiere e dunque pure in questo ambito devo qualcosa a quella esperienza! &lt;br /&gt;I ricordi che voglio fissare in questa sede sono due: il giorno del comizio conclusivo di Enrico Berlinguer alla festa nazionale dell’Unità a Torino nel 1981 io ero ricoverata all’ospedale perchè mi ero fatta male a un occhio; le settimane precedenti avevo lavorato con i compagni alla “Festa più bella” e 5 giorni prima della fine: ferita all’occhio. Così dal mio lettino, sintonizzata su Radioflash, ho ascoltato in lacrime tutto il comizio con le infermiere che mi volevano tranquillizzare ‘che il danno all’occhio non sarebbe stato irreversibile..ma io piangevo perchè non potevo essere al parco ad ascoltare con gli altri mica per le sorti del mio occhio.&lt;br /&gt;L’altro episodio si riferisce alla foto che allego: sono le bandiere della fgci di Torino listate a lutto ai funerali di Berlinguer. Dopo i due giorni di passione trascorsi in federazione in via Chiesa della Salute dopo il malore di Padova, la notizia che non avremmo voluto sapere arrivò: tutti piangevano. Dalle giovani ragazze come me agli austeri compagni del servizio d’ordine. Subito ci si riunì per organizzare la partecipazione ai funerali e ci rendemmo conto che non avevamo bandiere “belle”. Così in un pomeriggio assolato io e Umberto Radin partimmo con la mia 127 alla volta del “magazzino feste dell’Unità” di Milano e entrati nell’olimpo dei gadget del PCI (quando la parola gadget non faceva ancora parte del nostro vocabolario) comprammo 50 bandiere che la sera vennero listate a lutto da me, mia mamma e mia nonna con altrettanti nastri neri: sono appunto quelle della foto.&lt;br /&gt;La vita con il partito era questo e malgrado io sia sempre stata una borderline dentro a quel partito, oggi quel luogo della condivisione, del confronto, delle liti, della crescita e delle amicizie di una vita, mi manca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6371100792382066586?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6371100792382066586/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-laura-tori.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6371100792382066586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6371100792382066586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-laura-tori.html' title='da Laura Tori'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8305075485018090072</id><published>2011-11-22T13:54:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T13:54:32.081+01:00</updated><title type='text'>da Oreste Gabbanelli</title><content type='html'>Sono stato prima militante del movimento studentesco anni 1970-72,poi iscritto al PCI dal 74 all'86.Quartiere Pendino a Napoli zona di forti tradizioni monarchiche dove il MSI prendeva alla elezioni percentuali intorno al 50%, a Forcella era difficile fare comizi e campagne elettorali e in queste difficoltà ho temprato il mio carattere e contemporaneamente ho capito il valore della cultura come elemento fondamentale della democrazia.La vita passata in sezione si intrecciava con quella privata in maniera quasi totale. Gli amori si rafforzavano ed anche le amicizie con i compagni con i quali si condividevano piccole battaglie che per noi sembravano grandi occasioni di crescita per la gente del quartiere e per Napoli in generale.La felicità per avere&lt;br /&gt;aiutato anche una persona a risolvere problemi ,a volta di sopravvivenza,si intrecciava con le delusioni per le sconfitte politiche ma anche umane.I momenti peggiori li ho vissuti quando l'utopia della battaglia politica si scontrava con la miseria umana e personale sia degli stessi compagni di lotta(della sezione o dirigenti del partito locale e nazionale) che dei cittadini stessi.&lt;br /&gt;Mi sono però anche divertito ed ho riso tantissimo facendo politica. Mi ricordo che in occasione di un congresso della sezione,in preparazione di un congresso provinciale del PCI napoletano all'inizio degli anni 80,ero particolarmente in tensione perchè le conclusioni le avrebbe tenute Giorgio Napolitano. Conoscevo la proverbiale puntualità del Presidente e anche la costituzionale tendenza al ritardo per le nostre riunioni di sezione.Nonostante ciò arrivai in sezione con 10 minuti di ritardo (per me significava il massimo della puntualità) e trovai Napolitano seduto in mezzo alla sala semi vuota che col dito verso il suo orologio da polso mi indicava l'enormità del mio ritardo in quanto segretario di sezione.&lt;br /&gt;Cercai di balbettare qualche scusa lui però subito mi mise a mio agio sorridendo e distraendomi con domande sulla nostra attività politica.Ero felice anche perché la sezione si riempì presto. Purtroppo però un militante di vecchia data aveva avuto la malaugurata idea di portare con sè due nipoti quindicenni, zona Forcella, che non capivano una mazza di politica. Una delle due mentre&lt;br /&gt;io ero intento a colloquiare con Napolitano si girò verso la foto di Antonio Gramsci e con voce altisonante mi chiese quale fosse il nome di quel famoso cantante.Mi sentì sprofondare e mi resi conto subito che tutto il credito conquistatomi nella chiacchierata col Presidente era andato a farsi benedire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8305075485018090072?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8305075485018090072/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-oreste-gabbanelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8305075485018090072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8305075485018090072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-oreste-gabbanelli.html' title='da Oreste Gabbanelli'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3386716866691489504</id><published>2011-11-22T13:06:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T13:06:28.921+01:00</updated><title type='text'>da Luigi Limatola</title><content type='html'>Mi iscrissi nel 1972 al circolo FGCI della sez. Centro ora Carlo Fermariello&lt;br /&gt;di S. Anna di palazzo, 5. Avevo 17 anni, mi fece compagnia mio&lt;br /&gt;fratello Luciano che era più giovane di me di tre anni.Incontrammo tanti compagni che&lt;br /&gt;poi divennero stimati dirigenti del PCI e dei DS.&lt;br /&gt;Una esperienza di militanza e di vita, unica ed irripetibile, i festival provinciali e nazionali dell'UNITA', l'attività politica di volantinaggio ed&lt;br /&gt;attacchinaggio.La solidarietà militante per le questioni di vita politica e&lt;br /&gt;di vita vissuta.La mia assunzione nella CNA (federazione provinciale di Napoli), avvenne nel 1981 grazie ad alcuni compagni della sez. Centro. Sono&lt;br /&gt;rimasto nella CNA sino al 1999 e non dimenticherò mai, chi mi ha dato l'opportunità&lt;br /&gt;di crescere professionalmente ed economicamente. Se potessi ritornare indietro&lt;br /&gt;nel tempo rifarei le stesse scelte per rivivere per un attimo della notte del 16 giugno 1975 nelle strade di Napoli per l'elezione di Valenzi, il funerale a Roma di ENRICO insieme ai compagni ed amici della CNA provinciale. In quella sezione Centro ci sono ancora oggi, e quando ci entro rivivo una parte della mia gioventù democratica antifascista ed immensamente felice! Grazie compagni! Grazie Pci!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3386716866691489504?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3386716866691489504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-luigi-limatola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3386716866691489504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3386716866691489504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-luigi-limatola.html' title='da Luigi Limatola'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4763684210586597405</id><published>2011-11-22T12:10:00.002+01:00</published><updated>2011-11-22T12:10:38.655+01:00</updated><title type='text'>da Fulvio Mozzachiodi</title><content type='html'>Tutto comincia nel 67. In Piazza del Mercato parla Vittorio Foa per il PSIUP. Non ricordo cosa ha detto, ma, appoggiato alla transenna della fermata dell’autobus,aspettando il 13 che è, come sempre in ritardo, lo ascolto e penso: “Mi sa che sono di sinistra …”&lt;br /&gt;Ai primi di ottobre del 1968 sono in ospedale (a Pisa, lontano dalla mia città). Sento dei cortei di Città del Messico, ma anche di quelli di Piazza Verdi, a Spezia, dove si trova il liceo a cui sono iscritto. Mi scoccia essere chiuso in Ospedale, sta succedendo qualcosa. &lt;br /&gt;Un pomeriggio di dicembre - l’ospedale è passato, ho cominciato regolarmente a studiare – esco dalla biblioteca civica e mi imbatto, letteralmente, nel corteo spontaneo per i morti di Avola. Bruno, Diego e Marco, alla testa del corteo, mi apostrofano : “Che cazzo fai, vieni dentro!”. Siamo arrivati fin sotto la Questura e ci siamo seduti per terra, i più esperti si coprivano il volto con le sciarpe.&lt;br /&gt;Sono entrato in un giro e non ho più smesso: qualche riunione al fondo del Potere Operaio, il primo intervento in pubblico  per il lancio dei  comitati di base, l’occupazione delle scuole a cavallo dell’anno e subito FGCI, febbraio 1969. Sulla tessera c’era  una frase di Lenin sull’energia rivoluzionaria delle masse. Una frase che, sempre perseguitato da quelli che erano più di sinistra, più marxisti, più leninisti, avrei usato molte volte per dire che l’importante era, appunto, l’energia: non che fosse proprio obbligatorio fare una rivoluzione armata con gli operai, i soldati e i contadini poveri; i capi manipolo, gli eroi e lo stato maggiore.&lt;br /&gt;Comunque …  ancora adesso, se non sto attento, rischio di chiamare, che so, la Prefettura, e annunciarmi come Mozzachiodi della FGCI.  Mi considero ancora della FGCI e sono contento che Fabrizio Barca – è della FGCI pure lui, Circolo dei tecnici – sia al governo. &lt;br /&gt;La tessera del PCI arriva nel 70, perché chi stava in segreteria provinciale dei giovani doveva fare anche l’iscrizione agli  adulti, malgrado “l’autonomia della questione giovanile”.  Era un periodo pieno di questioni: la questione femminile, quella meridionale. I più fighi dicevano “quistione” con la i. &lt;br /&gt;Tre anni più tardi il segretario della Federazione mi chiama e mi dice, proprio così! se voglio fare il rivoluzionario professionale - sapeva come prendermi - per la FGCI. Certo che sì! Poi, dopo,  il salto, a lavorare con i grandi nel glorioso PCI. Ho fatto un po’ di tutto, scuola e cultura, sezioni di fabbrica, enti locali, comizi in val di Vara. Nel 77 mi mandano a Frattocchie, al mitico corso di quattro mesi, direttore Luciano Gruppi .&lt;br /&gt;Terminato il corso, passa un po’ di tempo e mi licenzio da funzionario del PCI (qualcosa non dev’essere andato per il verso giusto, all’Istituto di Studi Comunisti; o forse c’è andato troppo). Un paio d’anni dopo dal PCI tout court. Cambio anche città (ma questa è un’altra storia).&lt;br /&gt;Sono rientrato (non a Spezia, solo nel PCI) al tempo di Occhetto (mi piace ammettere le mie responsabilità). Sempre per prendermi le mie responsabilità ,sono stato  tra i primi a sollecitare la nascita del PD, qualunque cosa abbia voluto dire.&lt;br /&gt;Fare di tutto un po’ nel PCI mi è servito. &lt;br /&gt;Continuo:  a fare di tutto un po’ e niente di preciso .&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4763684210586597405?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4763684210586597405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fulvio-mozzachiodi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4763684210586597405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4763684210586597405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fulvio-mozzachiodi.html' title='da Fulvio Mozzachiodi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5690260763646298999</id><published>2011-11-22T07:10:00.002+01:00</published><updated>2011-11-22T07:10:21.835+01:00</updated><title type='text'>da Maria Chiara Risoldi</title><content type='html'>‎1977-1979 tre anni di luna di miele&lt;br /&gt;La mia avventura nel Pci inizia nel gennaio del 1977 a Bologna. Lascio il Pdup, (e la direzione provinciale di cui facevo parte) e mi iscrivo al Pci.Dalle elezioni amministrative del 1975 facevo la consigliera di quartiere del Pdup nel quartiere Lame, (un popolare, periferico quartiere di Bologna). Donna, giovane, ( 23 anni), femminista, studentessa lavoratrice (bibliotecaria).....faccio politica da anni....il gruppo dirigente del Pci bolognese fa un investimento su di me..... anche se non risiedo nel quartiere e il gruppo consiliare del Pci nel quartiere è consistente, cifre "bulgare" si direbbe oggi, composto per lo più da uomini cinquantenni e sessantenni , mi propongono all'istante di diventare capogruppo del Pci. Il gruppo consiliare accetta la proposta della Federazione.Mi conoscevano da più di un anno e mi apprezzavano. Io accetto. Fare la consigliera del Pdup, che aveva un solo consigliere, era un conto. Fare la capogruppo del Pci, in un quartiere assai popoloso, era tutto un altro conto. Faccio una vitaccia: la mattina lavoro in biblioteca, il resto del tempo studio e faccio politica..... ma la passione è più forte della fatica. &lt;br /&gt;11 marzo 1977. La mattina esco di casa per andare a laurearmi. Incontro un gruppo di vecchi amici del movimento, tra cui Francesco Lorusso. Baci, abbracci, auguri. Stanno andando ad interrompere un'assemblea di Comunione e liberazione. Io mi laureo, torno a casa a cucinare per la festa di laurea della sera. A metà pomeriggio mi chiamano dalla Federazione. Non mi ero accorta che nel frattempo a Bologna era scoppiata una guerra. Francesco Lorusso era morto negli scontri della mattina. Mi precipito in Federazione. Una assemblea che durerà tutta la notte. Lo scontro è tra chi sostiene le posizioni della Fgci sul movimento: attenzione e riflessione per capire e comprendere lo scontento giovanile, e le posizioni maggioritarie del partito, che leggono il 77 come un nuovo diciannovismo. La spaccatura nella federazione bolognese è profonda. Come per altro in tutta Italia. Io sposo con convinzione la posizione della Fgci. E con la Fgci inizia in quei mesi per me una "luna di miele". Nel quartiere Lame porto la posizione della Fgci e mi scontro con la componente più conservatrice del partito bolognese. Sono settimane di discussioni durissime, che detto per inciso sarebbe assai interessante andare a rileggere oggi, di fronte ai neonati nuovi movimenti giovanili e all'afasia del PD. &lt;br /&gt;7 aprile 1977 esce il numero 01 de La Città Futura. La segreteria nazionale della Fgci dei tempi di D'Alema fu assai lungimirante: aprire un settimanale e farne un terreno di esplorazione, di discussione , di conoscenza di quanto stava allora mutando in Italia. Collaboro da subito, da Bologna, con il settimanale. Finchè un giorno di maggio Mauro Felicori, bolognese, vicedirettore del settimanale, mi telefona. " Tu sei attiva nel movimento femminista, al giornale abbiamo bisogno di una persona che sappia e possa dialogare con i movimenti femministi. Mi sei venuta in mente. Verresti a Roma a lavorare alla Città Futura?" Io accetto entusiata. Andare a fare la giornalista, andare a Roma, partecipare in prima persona all'esperimento Città Futura! Ebbi uno scontro con l'allora segretario cittadino del Pci, perchè tradivo l'investimento fatto su di me. Ma non ero una funzionaria di partito, avevo un lavoro , (dal quale scegliere di licenziarsi non fu facile), era mio diritto accettare una offerta così fantastica. E dunque con buona pace dei dirigenti del Pci bolognese, me ne andai a Roma.&lt;br /&gt;26 ottobre 1979 esce l'ultimo numero de La Città Futura . Chiusa per volere di Amendola e Napolitano. Fu la fine della mia luna di miele con la Fgci e con il Pci. &lt;br /&gt;La mia iscrizione al Pci nel 77 significò imboccare una strada che cambiò la mia vita. Crescita politica, crescita culturale, crescita umana. Tutte le mie scelte di vita successive, professionali ed esistenziali, sono condizionate da quella scelta. Dal 1988 faccio la psicoanalista: quegli eventi furono le mie sliding doors.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5690260763646298999?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5690260763646298999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-maria-chiara-risoldi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5690260763646298999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5690260763646298999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-maria-chiara-risoldi.html' title='da Maria Chiara Risoldi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3145947619346511034</id><published>2011-11-21T21:25:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T21:25:14.486+01:00</updated><title type='text'>da Giorgia Carrozzo</title><content type='html'>Sono stata iscritta alla Fgci e al PCI, ogni cosa aveva un sapore, un'emozione. Dentro solo ricordi belli, condivisione, sentirsi una persona sola quando ti incontravi alle riunioni nazionali o alle manifestazioni nazionali dove, arrivati, ti andavi a cercare fra le moltitudini di persone e di colori.&lt;br /&gt;La scuola di partito ad Albinea,ricordi indelebili. Le feste nazionali, quante risate, quanto impegno e quanto sonno, ma mi mancano. &lt;br /&gt;E l'impegno? Tanto, ci credevamo .&lt;br /&gt;Ma sono stata fortunata perchè l'ho avuto, a mio figlio racconto di queste esperienze come di una favola. Son cresciuta con la tessera della FGCI e del PCI in tasca, ne sono orgogliosa, sono quella che sono anche grazie a quello che quegli anni hanno saputo mettermi dentro, hanno saputo darmi.&lt;br /&gt;Il treno a mezzanotte meno dieci da La Spezia centrale per Roma per le riunioni nazionali, da Termini a via delle Botteghe Oscure a piedi perchè arrivavo alle 7.20 e i compagni avevano appena aperto e mi riaddormentavo nella saletta all'entrata.&lt;br /&gt;Ricordi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3145947619346511034?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3145947619346511034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giorgia-carrozzo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3145947619346511034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3145947619346511034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giorgia-carrozzo.html' title='da Giorgia Carrozzo'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-320787913556156923</id><published>2011-11-21T17:11:00.001+01:00</published><updated>2011-11-21T17:11:05.992+01:00</updated><title type='text'>da Ernesto Mezza</title><content type='html'>Amendola: una scelta di vita e di cucina.&lt;br /&gt;Festa Nazionale de L’Unità a Napoli del 1976. Padiglione Caboto, stand dell’Editoria. Tappa obbligata di dirigenti, personalità e  delegazioni. Fiore all’occhiello di tutto il Festival. Un pomeriggio entrò un distinto signore: snello, elegante con un bastone: l’artista Ernesto Treccani. Si complimentò per l’allestimento e l’organizzazione e chiese di essere aiutato a rintracciare Giorgio Amendola col quale aveva un appuntamento non del tutto preciso in quanto al luogo. Uscii dallo stand per recarmi in Direzione, per contattare Andreina, la telefonista della Federazione, che per l’occasione svolgeva anche il ruolo di annunciatrice. Le dissi: “Comunica che il compagno Amendola e atteso da Tre…ccani…”. La fermai giusto in tempo per rettificare con: “Il maestro Treccani attende il compagno Amendola…”. Questi, trovandosi in una stanza attigua al centralino, sopraggiunse dopo pochi istanti e insieme c’incamminammo verso il Caboto.&lt;br /&gt;Giunti in libreria ci chiese come andassero le cose. Noi tutti pronti a sfornare i dati di vendita, il fatturato e l’affluenza. Amendola, col suo vocione c’interruppe per riproporci in maniera più esplicita la domanda: “Non in generale, come va il mio ultimo libro: Una scelta di vita?”. Gli rispondemmo che le vendite erano discrete, chiedendogli  se gradisse l’allestimento di un banchetto presso il quale autografare le copie vendute. Lui rispose affermativamente e le vendite subito salirono alle stelle.&lt;br /&gt;“Al compagno Esposito con affetto”, “ alla compagna Maria con stima e simpatia”, ”al segretario della sezione con profonda amicizia” e così via. All’improvviso la velocità con la quale firmava le copie rallentò. Ebbe un attimo di esitazione. S’interruppe ed esclamò: “Ma questo non è il mio libro!”. Ed aveva ragione. Si trattava di un libro di ricette di cucina della Fratelli Fabbri editori. La severità con la quale aveva espresso il suo disappunto si sciolse, subito dopo, in un sorriso bonario ed affettuoso, allorquando sentì la compagna che gli aveva consegnato il libro dichiarare, con ferma determinazione e lieve risentimento, in napoletano: “E firmalo ‘o stesso!  Nun fa niente!”.&lt;br /&gt;Amendola firmò divertito e forse anche maggiormente lusingato. Era un’ulteriore testimonianza della sua popolarità e dell’affetto che i napoletani nutrivano nei suoi confronti. Anche questo è stato il PCI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-320787913556156923?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/320787913556156923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-ernesto-mezza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/320787913556156923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/320787913556156923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-ernesto-mezza.html' title='da Ernesto Mezza'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6839901780884819401</id><published>2011-11-21T16:50:00.001+01:00</published><updated>2011-11-21T16:50:57.517+01:00</updated><title type='text'>da Mario Lanfranco</title><content type='html'>Era il 1977 quando decisi, a soli diciassette anni, di iscrivermi alla Federazione Giovanile Comunista Italiana: Sezione Torino Santa Rita, Via Caprera, quartiere popolare, vicino alla scuola per Geometri Castellamonte.&lt;br /&gt;Era un pessimo anno per iscriversi a un qualsiasi partito. In particolare il PCI e i suoi aderenti erano oggetto di aggressioni verbali e spesso fisiche.&lt;br /&gt;L’accostamento all’impegno politico, anche solamente come scelta di campo, in quegli anni, era favorito da una generale diffusione del pensiero politico, alimentata, a sua volta, dalle tumultuose vicende del terrorismo e del golpismo, dell’estremismo e del brigatismo.&lt;br /&gt;Già nell’autunno del 1974 avevo avuto occasione di venire a contatto con gli aspetti più pericolosi della vita politica.&lt;br /&gt;Frequentavo il primo anno del corso per geometri all’ITG Castellamonte, nella succursale di Via Garibaldi, in prossimità di Piazza Statuto, ove era ubicata la sede del Movimento sociale italiano.&lt;br /&gt;Il mattino del 9 ottobre trovai l’ingresso della scuola sbarrato da un gruppetto di ragazzi un po’ più grandi, che non faceva accedere alle lezioni: era un giorno di sciopero!&lt;br /&gt;La motivazione ufficiale era la solidarietà con i 65.000 lavoratori della Fiat messi in cassa integrazione, “ovviamente” quella reale avviare una fase rivoluzionaria.&lt;br /&gt;A metà mattina, un corteo di studenti universitari, principalmente appartenenti all’Autonomia, ci sfilò davanti e si diresse verso il centro della piazza al grido di “Almirante boia!”, io e altri ci accodammo incuriositi. Sul lato di Corso Francia il corteo fu fronteggiato dalla Celere.&lt;br /&gt;Vidi che alcuni dei ragazzi del corteo estrassero dai loro zaini delle bottiglie incendiarie che lanciarono verso le forze dell’ordine che, a loro volta,  risposero con razzi lacrimogeni.&lt;br /&gt;Successivamente partì una carica della Polizia in tenuta antisommossa, il fuggi-fuggi fu generale.&lt;br /&gt;Il dibattito era vivace: ricordo gli innumerevoli incontri al Teatro degli Infernotti dell’Unione Culturale, una grande sala al secondo piano interrato (da cui “infernotti”) di Palazzo Carignano, ritrovo della cultura torinese di sinistra.&lt;br /&gt;Presi infine la decisione di iscrivermi alla FGCI perché era una scelta "forte", in quanto controcorrente, moderata, la scelta di chi stava dalla parte del riformismo e di chi pensava che le grandi trasformazioni delle società non si possano fare sulle punte delle baionette.&lt;br /&gt;Voglio anche ricordare i dirigenti del PCI Giorgio Ardito, Mariangela Rosolen e la famiglia Negarville (Celeste fu Sindaco di Torino nel dopoguerra) che spesso mi ospitò per informali riunioni presso la loro casa, i dirigenti Balboni, Turco e Daidola nonché i compagni del Castellamonte, Renato Negarville (seppi successivamente dal fratello Massimo che era prematuramente scomparso), Abatantuono e Massimo Ardito (nipote di Giorgio).&lt;br /&gt;I compagni di scuola che militavano nelle piccole formazioni della sinistra extraparlamentare (Lotta continua, Avanguardia operaia, Quarta internazionale, Partito comunista marxista leninista, ecc.) i cosiddetti “gruppettari” (chissà, forse oggi molti loro votano Forza Italia!), mi dicevano con tono  sprezzante che mi ero iscritto a un partito socialdemocratico.&lt;br /&gt;Intanto la FGCI, pur ripudiando l’uso della forza, continuava a partecipare alle varie manifestazioni organizzate dal movimento studentesco.&lt;br /&gt;Durante i primi giorni di scuola del 1977, ci fu una manifestazione di protesta per l’uccisione a Roma del militante di Lotta continua Walter Rossi per opera di neofascisti.&lt;br /&gt;Così ci ritrovammo a far parte del corteo, dal quale si staccarono degli sciagurati criminali che diedero fuoco, lanciando alcune bottiglie incendiarie, all’interno del bar Angelo Azzurro in Via Po.&lt;br /&gt;Nel rogo che ne conseguì, morì, dopo un giorno di agonia, lo studente lavoratore Roberto Crescenzio.&lt;br /&gt;Contemporaneamente, a Palazzo nuovo, si sarebbe dovuto tenere un’assemblea per discutere di “antifascismo” e invece si rivelò un’occasione per aggredire e colpire a “barottate”[#] gli iscritti alla FGCI. Ne uscimmo pesti in ogni parte del corpo e della mente.&lt;br /&gt;Lo stesso giorno in cui si svolse quella tragica manifestazione fu convocata una riunione urgente dell’Attivo Studentesco, che si svolse presso la sede della federazione torinese in Via Chiesa della Salute 47.&lt;br /&gt;La Segretaria della FGCI torinese, Livia Turco, da poco subentrata a Balboni, prese la parola e annunciò ai convenuti che, a seguito dell’azione di pochi miserabili, un giovane difficilmente sarebbe riuscito a sopravvivere e proseguì suggerendo ipotesi di distinzione dell’organizzazione giovanile comunista dal “movimento”, nel quale le componenti più brutali ed eversive, in preda a un delirio rivoluzionario, stavano diventando egemoni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6839901780884819401?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6839901780884819401/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mario-lanfranco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6839901780884819401'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6839901780884819401'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mario-lanfranco.html' title='da Mario Lanfranco'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8113807300082827307</id><published>2011-11-21T16:47:00.003+01:00</published><updated>2011-11-21T18:25:15.909+01:00</updated><title type='text'>da Domenico Pennone</title><content type='html'>Sono entrato nel mondo del PCI giovanissimo, dopo aver letto un&lt;br /&gt;libricino rosso pieno di follie. Grazie a quella che mi sembrava una&lt;br /&gt;gran famiglia, ho scoperto che studiare è un’arma per evitare di&lt;br /&gt;essere fregato e che la sfiga di nascere in una famiglia povera la&lt;br /&gt;combatti anche nobilitando quella appartenenza.Era il 1978 o forse 79,&lt;br /&gt;ospite del ghetto di Frattocchie, la scuola di partito, dove si&lt;br /&gt;studiava  la superiorità e la bellezza della politica, dove arrivavi&lt;br /&gt;presto ad una sola conclusione, per studiare sul serio ne devi uscire.&lt;br /&gt;Di campani, come al solito, ce ne erano tanti e come sempre erano&lt;br /&gt;quelli che animavano il clima, anche troppo. Due mesi prima, durante&lt;br /&gt;un altro corso, un giovane e promettente salernitano l’aveva fatta&lt;br /&gt;grossa, rischiando di far escludere per sempre i figgicciotti dalla&lt;br /&gt;scuola. Un lavandino rotto e Luciano Gruppi che si rifiuta di far&lt;br /&gt;lezione, un pasticcio insomma. I partenopei, considerati troppo&lt;br /&gt;esuberanti, furono allora confinati, per evitare altri guai, in quella&lt;br /&gt;che chiamavano la villa di Corvalan. Una specie di dependance,&lt;br /&gt;distante dall’edificio centrale dove si tenevano i corsi e dove la&lt;br /&gt;sera si beveva qualcosa al bar. I guardiani, dopo le 23, lasciavano i&lt;br /&gt;cani liberi e tornare in camera troppo tardi era un rischio. Una sera&lt;br /&gt;Siro, che era con noi nella dependance, trovò la sua stanza messa a&lt;br /&gt;soqquadro, tutto buttato per aria e qualcosa a lui caro era sparita.&lt;br /&gt;Di quello stupido scherzo io ne fui ingiustamente accusato e so per&lt;br /&gt;certo che Sirio non mi ha mai perdonato. Dopo più di trent'anni vorrei&lt;br /&gt;dirgli che io non c’entravo nulla e che ancora mi dispiace di non&lt;br /&gt;essere stato creduto. Io ero solo quello che appariva il più cattivo,&lt;br /&gt;perché,  forse, venivo dall’estrema periferia o perché non avevo fatto&lt;br /&gt;il classico. Provai, comunque, una forte amarezza, la stessa che vissi&lt;br /&gt;pochi mesi dopo ad un’importante conferenza dove mi avevano chiesto di&lt;br /&gt;fare da relatore. Il discorso, per fare bella figura, lo avevo scritto&lt;br /&gt;e lo lessi con risultati pessimi. Scendendo dal palchetto ascoltai&lt;br /&gt;Velardi parlare con un altro dirigente nazionale della FGCI, le sue&lt;br /&gt;parole furono per me una mazzata terribile: “Ma dove lo avete preso a&lt;br /&gt;questo?”. Fu forse l’ultima volta che provai ad avere un ruolo da&lt;br /&gt;protagonista nell’organizzazione. La serata finì comunque bene,&lt;br /&gt;incontrai quella che sarebbe stata la mia compagna.Nel PCI ho&lt;br /&gt;conosciuto le donne e l’amore, ho vissuto l’amicizia e inimicizia, ho&lt;br /&gt;digerito il concetto di amico-nemico, ho imparato a distinguere i&lt;br /&gt;totem dai semafori, ho vinto i tabù e compreso il piacere della&lt;br /&gt;dissolutezza.Nel PCI ho conosciuto uomini che prestavano il proprio&lt;br /&gt;prestigio alla politica ed ho imparato ad evitare quelli che usano la&lt;br /&gt;politica per crearsi un prestigio. Il PCI mi ha dato, nel bene e nel&lt;br /&gt;male, un’appartenenza, una comunità di cui sentirmi parte, una&lt;br /&gt;comunità in cui impari a dissentire fino a non volerne più far&lt;br /&gt;parte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8113807300082827307?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8113807300082827307/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-domenico-pennone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8113807300082827307'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8113807300082827307'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-domenico-pennone.html' title='da Domenico Pennone'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5770491004360134634</id><published>2011-11-21T15:45:00.002+01:00</published><updated>2011-11-21T15:45:54.126+01:00</updated><title type='text'>da Anna Di Lellio</title><content type='html'>L’ansia dell’intervento. Ma viene prima la crisi internazionale o quella nazionale? Certo, la crisi nazionale si inserisce nel quadro di quella internazionale. Secondo dubbio. Se dico che puntiamo al socialismo faccio l’estremista? Ma la democrazia da sola non basta, rischio di essere socialdemocratica, e questo proprio no. Con gli elementi di socialismo mi sa che me la cavo, sono meno di destra del compromesso storico. Non ero confusa, anzi. Avevo certezze, ma volevo essere sicura di farmi capire, perche’ seguire la linea no, ma neanche sconfinare nella palude riformista o nell’infantilismo degli extraparlamentari. Un bel gioco d’equilibrio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un giorno ci presentarono il fidanzato di Matilde, ma dopo il primo scambio di nomi, il suo, che non ricordo, non fu mai piu’ pronunciato. Per noi tutti rimase “Il Socialista.” Non ne ho mai conosciuto altri, ad eccezione dei politici ovviamente, quelli che si presentavano solo quando discutevamo le candidature nelle liste di sinistra e chiedevano un paio di posti, sicuri.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1981 decisi di partire per gli Stati Uniti. Andai da Pietro Ingrao per dirgli che mi licenziavo dal Centro per la Riforma dello Stato. Della riforma dello stato noi ne parlavamo solo. Craxi l’avrebbe fatta. Pensavo che l’Italia sarebbe cambiata, ma senza il PCI. E non mi sentivo piu’ comunista. D’Alema mi chiamava “l’a-comunista”, ne’ comunista ne’ anti. Che fosse vero?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ingrao ascolto’ attentamente le mie ragioni, l’unico tra i compagni a farlo. Mi disse, “se avessi la tua eta’ partirei anch’io.” Una sua lettera mi raggiunse a New York nel gennaio dell’82. Il colpo di stato in Polonia lo aveva sentito come “un’angosciosa sconfitta.” L’ennesima. “Vivo un po’ come uno che ha l’impressione che potrebbe aprire una porta (o poteva aprire una porta) e non ci riesce. Bisognerebbe rinascere adesso, sapendo. [..] Mi resta solo una grande volonta’ (necessita’) di non adattarmi.” &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati trent’anni, mi rimane questa grande volonta’ di non adattarmi, ne’ al liberalismo, ne’ al sinistrismo, ne’ all’opportunismo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5770491004360134634?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5770491004360134634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-anna-di-lellio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5770491004360134634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5770491004360134634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-anna-di-lellio.html' title='da Anna Di Lellio'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8774278860689902551</id><published>2011-11-21T14:58:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T14:58:36.509+01:00</updated><title type='text'>da Pietro Iazzetta</title><content type='html'>Ricordo molto bene: era il 25 aprile del 1978, durante la fase in cui Aldo Moro, prima di essere barbaramente assassinato, era ancora prigioniero delle BR, nella scuola secondaria dove ho studiato (Giovanni Da Verrazzano sita in Roma, Via P. Togliatti -zona sud) , in qualita' di segretario della cellula F.G.G.I., appena rientrato da Firenze dove si era tenuto il congresso nazionale della F.G.C.I., attendevo Giorgio Amendola   (dirigente del PCI e del Movimento Partigiano} il quale accetto' di partecipare ad un dibattito in aula magna della stessa scuola il cui tema era: "Differenza tra le brigate Rosse di oggi (1978) che di rosso hanno solo il sangue che vigliaccamente fanno scorrere nelle piazze e le Brigate Partigiane antifasciste."&lt;br /&gt;Fu per me un incontro memorabile, trovarmi fianco a fianco un uomo come Giorgio Amendola fu non solo un emozione ma anche motivo di grande insegnamento storico  visto che si trattava di un uomo che da ragazzo aveva subito - rimanendone sconvolto- l'assassinio del padre Giovanni Amendola -dirigente liberale- da parte delle squadracce fasciste.&lt;br /&gt;Spetto' a me aprire la manifestazione e dopo aver sottolineato tutte le differenze storico-politiche tra i vili atti di terrorismo gestiti dalle B.R. con l'unico scopo di far scoppiare la guerra civile in Italia e le nobili lotte portate avanti dal movimento partigiano finalizzate alla riconquista della democrazia e della liberta'. &lt;br /&gt;Amendola in risposta ai quesiti sull' "attentato"di Via Rasella a Roma, ci spiego' molto bene come la rassegnazione fosse l'unica cosa che si percepiva tra la popolazione anche a Roma e come gli italiani non credessere piu' alla possibilita' di una propria autodeterminazione, alla possibilita' di continuare a crearsi un proprio destino storico, stante la ventennale barbarie nazi-fascista e l'occupazione tedesca del nostro territorio. Era presente nelle popolazioni la teoria dell'invulnerabilita' dell'esercito tedesco. Bisognava dimostrare che era possibile darsi una scrollata e sconfiggere il regime fascista e, pertanto, con coraggio si decise di mettere in atto quello che ipocritamente e' stato definito un attentato quando, invece, si trattava di&lt;br /&gt;un atto di guerra avvenuto in un momento in cui c'era la guerra e che e' servito a risvegliare le coscienze. Infatti dopo via Rasella seguirono successivamente altri moti in tutta Italia che culminarono nella liberazione.&lt;br /&gt;Amendola da giovane, pur provenendo da un orientamento politico liberale, decise di iscriversi al Partito Comunista Italiano e lo fece, come ha ben spiegato nel libro "Una scelta di vita" essenzialmente perche' deluso da un atteggiamento attendista e di rassegnazione da parte delle forze liberali di fronte al regime fascista, riconobbe nei comunisti gli uomini piu' valorosi e coraggiosi che piu' apertamente combattevano contro il barbaro regime nazifascista.&lt;br /&gt;Riconoscere che la resistenza e' stata tricolore (alla fine vi parteciparono tutti anche i monarchici) non puo' significare negare  che le forze di sinistra -specie il Partito&lt;br /&gt;Comunista- sono state quelle che piu' hanno contribuito a riconquistare democrazia e liberta' nel nostro paese!!&lt;br /&gt;I signori del  governo appena caduto  non conoscono la storia, fingono di non conoscerla o, peggio ancora,  sono nostalgici del regime mussoliniano? C'e' da chiederselo visto i vuoti di presenza degli ex ministri nella giornata commemorativa del glorioso 25 Aprile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8774278860689902551?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8774278860689902551/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-pietro-iazzetta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8774278860689902551'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8774278860689902551'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-pietro-iazzetta.html' title='da Pietro Iazzetta'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2614879800886155211</id><published>2011-11-21T14:51:00.002+01:00</published><updated>2011-11-21T14:51:50.887+01:00</updated><title type='text'>da Antonio Pazienza</title><content type='html'>Sono stato iscritto tanti anni al PCI, sono stato Segretario cittadino in una realtà nemmeno troppo piccola. Ho avuto diversi incarichi dirigenziali a Torino, in Puglia e in Valle d'Aosta. Nonostante questo faccio fatica a raccontare un episodio di cui porto un ricordo piacevole se non la lite con Fassino. Mi pare fosse l'80, in una raccolta dati elettorali nelle elezioni di sconfitta del PCI dopo il boom del 76.  Per il resto ricordo tensioni, scontri oltre ogni limite anche quello delle calunnie. Le feste dell'Unità erano diventate un peso che dovevi sorbirti perché dirigente e  a cui nessuno più credeva. Altre volte noia. Poi verso la fine degli anni 80, ero in Puglia, ho cominciato a capire che il Partito era diventato un forte elemento di conservazione, innanzitutto sul piano sociale. Tanti militanti ormai anchilosati ad una storia. Molti di questi avevano fatto diventare la militanza il proprio lavoro per cui cacciarli voleva dire licenziarli. Ovviamente questa conservazione sociale si traduceva in conservazione culturale e politica. La mia vita nel Partito, nata a metà degli anni 70 a Torino, cessa nella metà degli anni 90 ad Aosta. Qui mi sono reso definitivamente conto che quell'elemento di conservazione era diventato cancro.&lt;br /&gt;Detto questo non rinnego l'esperienza e la mia storia. Credo di aver avuto molto sul piano della crescita individuale e nella capacità critica della realtà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2614879800886155211?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2614879800886155211/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-antonio-pazienza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2614879800886155211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2614879800886155211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-antonio-pazienza.html' title='da Antonio Pazienza'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-3250344598692750785</id><published>2011-11-21T13:28:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T13:28:33.100+01:00</updated><title type='text'>da Giovanni Cardarello</title><content type='html'>Mi sono iscritto al PCI falsificando la data di nascita nel 1988. Mi sono iscritto di nascosto a mio Padre. Aveva la pensione americana e temeva che un figlio Comunista potesse pregiudicarla ;-)...L'episodio gustoso risale, ahimè, alla fine del partitone, ottobre 1989, sulla spinta e sul fomento delle rivolte nell'Est Europeo i figiciotti come me andavano nelle Sezioni urlando la parole d'ordine del Segretario Gianni Cuperlo: "la fine di Ceaucescu è il mio inizio, la sua morte la mia vita"...Non avevo fatto i conti con Giulivo, militante dichiaratamente stalinista e compagno di vita di una donna rumena figlia di un funzionario della Securitate, il quale molto democraticamente mi fece prima finire l'intervento e subito urlò: "ma li mortacci tua" e mi tirò dietro una sedia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-3250344598692750785?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/3250344598692750785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giovanni-cardarello.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3250344598692750785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/3250344598692750785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-giovanni-cardarello.html' title='da Giovanni Cardarello'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8264841674852184449</id><published>2011-11-21T13:19:00.002+01:00</published><updated>2011-11-21T13:19:47.024+01:00</updated><title type='text'>da Pasquale Trammacco</title><content type='html'>Ricordo che erano passati solo pochi giorni dai “famosi” fatti dell’Università di Roma, quando, per la prima volta fu impedito al Segretario Generale della CGIL, Luciano Lama, di tenere un comizio nel cortile della Sapienza. L’episodio è “passato alla storia” per le diverse ricostruzioni fatte anche da alcuni protagonisti dell’epoca, risultati poi come aderenti all’organizzazione terroristica, Brigate Rosse. Allora fu il segnale chiaro di un passaggio di fase e del fatto che il PCI ed il sindacato, erano diventati uno degli obiettivi principali della contestazione. Dopo di allora, ogni piazza d’Italia sarebbe stata terreno di scontro. E, per noi, “traditori della rivoluzione” sarebbero stati cazzi.&lt;br /&gt;Le organizzazioni sindacali napoletane avevano organizzato una manifestazione conclusa, dopo il tradizionale corteo da piazza Garibaldi, a piazza Matteotti, con un intervento di Lama. La sproporzione, tra il mare di gente schierata con le organizzazione sindacali e di partito e l’esiguo numero dei contestatori, consentì al corteo di svolgersi senza incidenti di rilievo. Anche l’organizzazione giovanile comunista napoletana partecipava all’evento con i suoi striscioni e le sue bandiere. Uno spezzone bello e numeroso, come accadeva in quegli anni e noi, eravamo lì. Ma l’obiettivo vero della contestazione era il comizio di Lama e, l’intenzione di bissare Roma, fu subito chiara. &lt;br /&gt;Avevo partecipato al corteo con la fgci ed in piazza, ci eravamo messi di lato, nei pressi del palazzo dell’amministrazione provinciale, quando cominciò. All’improvviso, mentre faceva ingresso uno striscione di una organizzazione anarchica, iniziarono le prime violenze. &lt;br /&gt;La gente che prima riempiva il centro della piazza, si portò prontamente di lato ed il servizio d’ordine del sindacato si asserragliò sotto il palco, lasciando campo libero all’assalto. Non mi sembrò una buona idea lasciare tanto spazio a scorribande e al lancio di materiale vario ed ebbi un idea luminosa. Certo chiamarla “idea” è alquanto inappropriato. Fu piuttosto un riflesso condizionato. Sta di fatto che poco prima, all’inizio della giostra, avevo “sequestrato” dalle mani di un compagno quattordicenne e mingherlino, uno “Stalin”, uno di quei bastoni corti e robusti di cui, all’epoca, facevano sfoggio i “servizi d’ordine” delle organizzazioni politiche. Una pessima abitudine fatta più per ostentazione di potenza che per reale efficacia pratica. Comunque, sempre meglio delle chiavi inglesi che costituivano il passaggio successivo nella scala degli armamenti. Gli aggeggi erano utili per lo più ad aumentare le probabilità che una scaramuccia si trasformasse in tragedia. Avevo infatti preso il legno con l’intenzione di evitare guai al ragazzo. Ma fu con quel oggetto in mano che, mentre da sotto lo striscione degli anarchici partiva l’assalto al palco, con i sindacalisti e i militanti del partito arroccati in difesa, io partii a fronteggiare l’assalto. In verità ero convinto di non essere solo e mi sembrava impossibile che dalla folla dei partecipanti non partisse una reazione. E poi c’erano i miei prodi compagni dell’organizzazione giovanile al mio fianco. In realtà mi ritrovai, solo ed inconsapevole di esserlo, per alcuni secondi, (minuti?), a contrastare l’avanzata minacciosa delle orde nemiche. Schivai per poco una bastonata nel primo confronto e, automaticamente misi in azione il mio Stalin. &lt;br /&gt;Il momento concitato durò poco in verità ma dovette essere notevole la vista del guerriero solitario che da solo tentava di fermare l’assalto. In pochi attimi però, partì la reazione ed al mio fianco, non solo arrivarono prontamente i miei compagni dell’organizzazione giovanile, momentaneamente e saggiamente distratti, ma arrivò anche la controffensiva del servizio d’ordine sindacale e soprattutto la reazione di diversi robusti operai di fabbrica che decisero che era il momento di prendere posizione. Per i contestatori finì male. Ricordo bene la faccia insanguinato di un ragazzone barbuto del circolo anarchico di Montesanto, che probabilmente c’entrava poco con gli autonomi, ma che per la sua stazza possente attirò come una calamita una mole considerevole di calci e pugni. A Napoli, lo scherzo insurrezionale contro i traditori quella volta non funzionò. &lt;br /&gt;Nella reazione generale riconquistai, come era gusto,  immediatamente l’anonimato ma nella cerchia ristretta dei conoscenti, l’episodico e inconsapevole momento di gloria, rimase. A testimoniarlo ci fu un siparietto dei giorni successivi, quando a scuola mia, gli autonomi diffusero un volantino in cui mi additavano come “mazziere” ed esponente della repressione antiproletaria, mettendomi assieme, nel delirio, con Lama e Berlinguer, cosa che mi diede grande soddisfazione ed orgoglio. Il battesimo in campo mi comportò anche, se è possibile, più dotte e impegnative citazioni, quando incautamente chiesi una sottoscrizione per la fgci a Fabrizia Ramondino, poi ottima scrittrice ed allora insegnante di lingue alla mia scuola. Ex militante del PSIUP, all’epoca simpatizzava per la contestazione anti PCI. Alla mia ingenua richiesta mi redarguì in malo modo dicendomi che ormai eravamo diventati peggio della socialdemocrazia tedesca ai tempi della rivoluzione spartachista.&lt;br /&gt;La mia fama di duro a scuola si accentuò poi anche a seguito di una guerriglia per affissione manifesti sulle mura dell’istituto tecnico per il commercio, Armando Diaz, che allora frequentavo. In campagna elettorale, da militante solerte, avevo portato dalla sezione una decina di manifesti elettorali del partito. Procuratomi un po’ di colla, prima dell’inizio delle lezioni, avevo provveduto ad agghindare l’ingresso della scuola meglio di una sezione del PCI. Questo gesto sembrò però intollerabile per gli aderenti del collettivo autonomo dell’istituto che provvidero subito a coprire i miei manifesti con fogli murali, manco a dirlo, contro la repressione. Indomito, non mi persi di coraggio e, con l’assistenza di altri compagni, ricoprii la parete con i simboli sacri del vecchio PCI. Ne scaturì uno scontro, finito a pugni e a calci per il possesso del muro, a cui parteciparono anche rinforzi esterni prontamente chiamati alla bisogna dalla parte avversa. Forse la mia fama di “pericoloso mazziere” stava facendo effetto. Mentre un amico, però della classe del mio momentaneo avversario, tentava di dividerci, avendo la buona idea di bloccarmi con una presa al collo, io con la classica fortuna che aiuta gli “audaci”, riuscii a far partire un pugno che beccò proprio sul naso uno dei “rinforzi esterni”. Il sangue che colava dalla protuberanza facciale del nemico produsse immediatamente quanto stranamente, una tregua. Ma il segno vero dell’episodio fu dato quanto uno spilungone della mia scuola aderente al collettivo. Tentò di rovesciarmi in testa il secchio con la colla. Doveva essere certo una giornata fortunata (per me), perché, resomi conto dell’intenzioni del mio avversario, diedi una botta potente al secchio, il quale, dopo un paio di giravolte in aria, avvenute senza che si versasse una sola goccia di colla, genialmente si infilò giusto sulla testa al mio avversario. Questo notevole finale ebbe modo di dare il giusto peso alla disputa ma consolidò la mia fama di repressore del proletariato (sic).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8264841674852184449?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8264841674852184449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-pasquale-trammacco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8264841674852184449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8264841674852184449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-pasquale-trammacco.html' title='da Pasquale Trammacco'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2607780664637925295</id><published>2011-11-21T12:49:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T12:49:43.860+01:00</updated><title type='text'>da Carmine Tulino</title><content type='html'>E all'improvviso il clima divenne serio e triste. Sui volti di molti&lt;br /&gt;compagni più anziani si leggeva il dolore sincero e la commozione. Noi più&lt;br /&gt;giovani smettemmo di parlottare, intimamente, pur non conoscendone le&lt;br /&gt;ragioni, condividevamo quel triste momento. Ed infine Antonio Cozzolino, il&lt;br /&gt;"Maresciallo", con gli occhi lucidi dietro le spesse lenti, e la voce&lt;br /&gt;rotta, ci comunicò che il compagno Mario Palermo era morto. Lo ricordavo&lt;br /&gt;nella sua elegante e imponente statura, la sua eleganza, i cappotti&lt;br /&gt;"tagliati", i suoi occhi luminosi e curiosi. E ricordavo la sua storia,ma&lt;br /&gt;specialmente il suo papillon rosso,che non dimenticava mai di indossare ad&lt;br /&gt;ogni manifestazione pubblica del PCI. La camera ardente sarebbe stata&lt;br /&gt;allestita in Federazione, nell'atrio. Ed i gran consulti tra&lt;br /&gt;cerimonieri, architetti, perchè nulla doveva essere lasciato al caso.Alle&lt;br /&gt;22,00 il fioraio consegnò diverse, e imponenti, piante di Ficus Benjamin,&lt;br /&gt;che sarebbero servite agli arredi per la mattinata successiva.Intorno&lt;br /&gt;mezzanotte il Maresciallo mi si avvicina, e con la sua cara voce mi dice: "C'è&lt;br /&gt;un compito importante per te, qui c'è il liquido speciale e qui le pelli&lt;br /&gt;fini,devi lucidare le foglie di tutte le piante, ne va della buona riuscita&lt;br /&gt;della camera ardente". Rimasi fino alle 5 del mattino a lucidare quelle&lt;br /&gt;foglie una per una, convinto che avremmo realizzato un mondo migliore anche&lt;br /&gt;attraverso una buona conoscenza della Botanica Sistematica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2607780664637925295?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2607780664637925295/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-carmine-tulino.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2607780664637925295'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2607780664637925295'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-carmine-tulino.html' title='da Carmine Tulino'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4522520607402911238</id><published>2011-11-21T11:56:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T11:56:05.229+01:00</updated><title type='text'>da Fausto Valtriani</title><content type='html'>I giovani del Pci, per uno strano fenomeno biologico, da giovani erano vecchi ma con l’avanzare dell’età iniziavano a ringiovanire . &lt;br /&gt;Erano intelligenti, seri, studiosi, un po’ grigi; quelli che andavano all’Università finivano quasi tutti gli esami ma in genere, presi dalla politica, si dimenticavano di laurearsi. Io ho recuperato tardivamente procurando un’immensa gioia ai miei genitori che ormai non ci speravano più.&lt;br /&gt;Leggevano L’Unità, Rinascita, Critica Marxista e Politica ed Economia, io, studente in giurisprudenza, leggevo anche Democrazia e Diritto.&lt;br /&gt;Vestivano in maniera sobria, anonima, in pubblico non ridevano quasi mai. &lt;br /&gt;Erano invidiosi di quelli di Lotta Continua che invece se la spassavano un sacco.&lt;br /&gt;Erano tutti Ingraiani, ma con il passare del tempo gli iniziavano anche a piacere Giorgio Amendola e Giorgio Napolitano.&lt;br /&gt;Anch’io ero Ingraiano, e conservo ancora gelosamente tutti i suoi libri.&lt;br /&gt;Ascoltando o leggendo Pietro Ingrao sentivi il profumo della politica, respiravi a pieni polmoni un’aria leggera, soffice, ti sembrava di volare alto sul mondo, ti faceva sentir bene. Gli uomini politici come Ingrao si contano sulle dita di una mano.&lt;br /&gt;I giovani del Pci partecipavano a tutte le riunioni e intervenivano alle assemblee di partito, che allora si chiamavano “attivi”. &lt;br /&gt;Per intervenire si preparavano scrupolosamente; l’intervento era quasi sempre scritto, i più audaci seguivano una “scaletta”. Se il compagno della federazione che “tirava le conclusioni” ti citava una più volte richiamando il tuo intervento, eri stato bravo. Quando al contrario faceva generici riferimenti al tuo intervento senza citarti per nome, ti stava stroncando senza pietà e tutti si giravano a guardarti con commiserazione. Il giudizio più temuto era quello di Giuseppe De Felice, il più grande segretario di federazione  che sia mai esistito. Prendere la parola  nelle riunioni a cui lui era presente, per i più giovani,  rappresentava  un atto di grande coraggio.&lt;br /&gt;La domenica i giovani del Pci diffondevano l’Unità. &lt;br /&gt;I più bravi spesso venivano inviati alla scuola di partito e poi diventavano funzionari. &lt;br /&gt;Anch’io sono stato per un brevissimo periodo alla scuola di partito, non alle Frattocchie, a quella di Albinea a Reggio Emilia. Tema del corso “L’austerità“. Una noia mortale e una fatica indescrivibile: in piedi all’alba e la sera a letto presto. Tutto il giorno in aula e poi a studiare in camera. &lt;br /&gt;I funzionari di partito guadagnavano poco e non avevano i contributi; quando le elezioni andavano male era tutta colpa loro, dei“burocrati”. Quando andavano bene il merito era di tutti.&lt;br /&gt;Io non ho mai voluto fare il funzionario di partito, ma li ho sempre ammirati e rispettati. Grazie a loro il  Pci è stato un grande partito, grazie ai loro sacrifici, alla loro tenacia alla loro passione politica. &lt;br /&gt;Oggi i giovani dei Democratici di Sinistra sono molto simili a quelli del Pci: mostrano le stesse caratteristiche biologiche. Speriamo che anche loro invecchiando inizino a ringiovanire. &lt;br /&gt;Sono un po’ meno preparati, sono meno abituati al contatto con le persone; spesso da sé se la cantano e da sé se la suonano. Identificano la politica con le riunioni, ne fanno troppe e quasi sempre inutili e fine a sé stesse. La domenica non diffondono l’Unità, raramente distribuiscono volantini, mentre sono abilissimi con Internet. &lt;br /&gt;Vestono bene, con garbo, sono intelligenti, studiano e quasi tutti si laureano. &lt;br /&gt;Non pochi di loro sono gay e sono i più bravi e i più generosi; forse c’erano anche tra i giovani del  Pci, ma non si poteva sapere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4522520607402911238?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4522520607402911238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fausto-valtriani.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4522520607402911238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4522520607402911238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-fausto-valtriani.html' title='da Fausto Valtriani'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-9166793827481771468</id><published>2011-11-21T07:10:00.000+01:00</published><updated>2011-11-21T07:10:41.731+01:00</updated><title type='text'>da Raffaele Savarese</title><content type='html'>A 16 anni con grande incoscienza firmai un contratto di fitto per un locale nel mio comune per fare la sede della FGCI, fortunatamente andò tutto bene perché eravamo in tanti e riuscivamo a pagare. A 21 anni entrai nelle ferrovie dello stato destinazione Torino, officine FS via Pier Carlo Boggio, Il primo giorno, ancora con la valigia in mano trovai ai cancelli d’ingresso i compagni della CGIL che immediatamente mi iscrissero al sindacato ancor prima di timbrare il mio primo cartellino. Due anni dopo trasferito nelle officine di Santa Maria La Bruna (Torre del Greco Na) è ripresa la mia militanza nel PCI. Segretario della cellula PCI di fabbrica, diffusione quotidiana dell’Unità (150 copie al giorno) arrivammo a 350 iscritti su circa 700 lavoratori. Trasformammo la cellula in sezione ferrovieri PCI con sede in Santa Maria la Bruna. In quel periodo fu assassinato Pio La Torre, mentre molti gli intitolavano la sezione noi decidemmo di intitolarla al suo autista Rosario Di Salvo assassinato insieme a lui. Ho frequentato spesso la scuola di partito a Frattocchie con il compagno Lucio Libertini costituimmo il coordinamenti nazionale dei ferrovieri comunisti e per circa 10 anni sono stato uno dei tre responsabili nazionali, la nostra sede era una stanza di via delle Botteghe Oscure a Roma. Tengo ancora gelosamente conservato articoli di giornali dove sono riportati stralci di miei interventi a varie iniziative di partito, ma il più bello uscì sul nostro settimanale Rinascita in un’assemblea con Lama e Berlinguer nella sede del CC a Roma. Fino alle scorse amministrative 2011 ho fatto quattro legislature al mio comune di cui tre da Assessore e una da semplice consigliere. Ma l’episodio più bello per me è avvenuto nel 1983, quando la federazione di Napoli mi candidò alla camera dei deputati il cui capolista era Giorgio Napolitano. Quaranta giorni di campagna elettorale insieme al nostro attuale e grandissimo Presidente non potrò mai dimenticarli. Di quella esperienza ricordo il comizio a piazza del Plebiscito di Enrico Berlinquer, in qualità di candidato ebbi il permesso di stare sul palco, al mio fianco Napolitano, Valenzi e tanti altri, davanti a noi circa 200 mila persone. Berlinguer parlava avendo nelle mani una penna e una scaletta di appunti, a tutti noi colpì il fatto che mentre parlava scriveva e arricchiva quella scaletta di appunti, ad un certo punto Maurizio Valenzi stupefatto esclamo: ma che uomo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-9166793827481771468?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/9166793827481771468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-raffaele-savarese.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9166793827481771468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9166793827481771468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-raffaele-savarese.html' title='da Raffaele Savarese'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-38393156863566932</id><published>2011-11-20T22:43:00.000+01:00</published><updated>2011-11-20T22:43:50.235+01:00</updated><title type='text'>da Damiano Vitagliano</title><content type='html'>Mi sono iscritto al PCI nel 1974. Nel 1975 sono entrato per la prima volta nel Comitato Direttivo della Sezione Centro. Nel 1976 al congresso di sezione per conto della federazione napoletana intervenne il Compagno Andrea Geremicca. Ricordo che nelle sue conclusioni il compagno Geremicca sostenne che la memoria storica non avrebbe avuto senso se non camminava sulle gambe delle giovani generazioni e che le giovani generazioni non avrebbero potuto avere un futuro se scollegate dalla storia o peggio non capendo e riconoscendo la sua portata riformista. Fu dopo quel congresso che entrai per la prima volta nella segreteria della Sezione con l’incarico di responsabile dell’organizzazione. Durate quel Comitato direttivo, in cui eleggemmo il segretario e la segreteria, che presi la parola per la prima volta, spronato dal compagno Gaetano Andreano e che di li a poco sarebbe diventato Segretario della Sezione, durante una discussione in cui cercai di approfondire e portare avanti le conclusioni del Compagno Geremicca. Posso garantire che le ginocchia mi facevano giacomo giacomo. Quando ad un certo punto fui sorretto da un incoraggiamento collettivo di tutti i compagni del direttivo, in particolare da Villino A., Rocco E., Buonavolta E.,Galliano V. da quel momento incominciai, nei miei interventi, ad essere più sciolto e disinvolto, ma mai banale e irriverente ho cercato sempre di ascoltare prima, approfondire  e dopo solo dopo dare un mia visione delle cose che venino poste in discussione. Quello fu anche l’anno della Festa Nazionale dell’Unità a Napoli; che Casoria, la mia città dove attualmente vivo, ebbe il primo ed unico sindaco Operaio Comunista della storia di questa Città Gaetano Andreano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-38393156863566932?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/38393156863566932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-damiano-vitagliano.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/38393156863566932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/38393156863566932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-damiano-vitagliano.html' title='da Damiano Vitagliano'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6617280273425461144</id><published>2011-11-20T22:41:00.003+01:00</published><updated>2011-11-20T22:41:59.655+01:00</updated><title type='text'>da Carmine Scafa</title><content type='html'>Mi iscrissi alla Sezione Arenella del PCI alla fine del 1975 o forse intorno ai primi mesi del 1976. La mia fu una scelta comune al gruppo di amici con i quali condividevo studio, svago e posizioni politiche marcatamente di sinistra.&lt;br /&gt;In particolare, per quanto mi riguardava, provenivo ( come il mio amico Gino Nuzzi) da esperienze, a dire il vero molto “soft”,  in gruppi extraparlamentari ( PDUP per lui e Lotta Continua per me ) maturate nel corso degli anni di studio ( si fa per dire) presso la notissima scuola, all’epoca dei fatti conosciuta come “Repubblica Popolare del Righi” ( vedere articolo dell’epoca del Corriere della Sera edizione nazionale ).&lt;br /&gt;Nel corso del primo anno di Politecnico mi rendevo disponibile  spesso alla distribuzione del giornale di Adriano Sofri e Guido Viale dal nome omonimo a quello del movimento che rappresentava.&lt;br /&gt;I compagni della “Cellula PCI di Ingegneria” dell’epoca , guidati da Lucio Tarallo e Salvatore Mattera, mi punzecchiavano continuamente. Non avevo le sembianze standard dell’extra parlamentare ma  le caratteristiche di ragazzo “inquadrato” che tanto faceva Pciiiiii, che poco si addiceva al giornale che tentavo ( vanamente ) di distribuire. Un tarlo giornaliero che unitamente ad una simpatica ironia molto “english” e ad una oggettiva preparazione sugli argomenti politico-culturali mi convinsero a fare il salto mettendo in crisi le mie giovanili passioni per LC .&lt;br /&gt;Mi chiesero anche di candidarmi alle elezioni per le rappresentanze studentesche nel CdF di Ingegneria e clamorosamente riuscii anche ad essere eletto ( con lo stupore degli stessi compagni che mi avevano candidato) con 99 voti.&lt;br /&gt;Ricordo l’ansia e la mobilitazione dei giorni precedenti le elezioni universitarie.&lt;br /&gt;Io andavo al Politecnico con Gino ( su posizioni astensioniste così come tutti i rappresentanti dei gruppi extra), e cercavo di recuperare qualche voto convincendo i colleghi ad andare a votare.&lt;br /&gt;Facevamo come “Bill il coyote” e lo struzzo  ( Bee Bep ) dei cartoni animati. Andavamo insieme al “lavoro“ , ci dividevamo su fronti opposti, qualche volta arrivando a momenti di tensione con rischio rissa personalizzata fra noi due , ma la sera tornavamo insieme a casa e poi si usciva con la “comitiva “ come si usava dire allora.&lt;br /&gt;La decisione di iscriverci alla Sezione Territoriale e non alla Cellula Universitaria fu conseguenza della volontà di fare una scelta di gruppo con gli amici con i quali ci si vedeva assiduamente  ogni sera, al termine delle 3/4   ore dedicata allo studio condivise con Gino.&lt;br /&gt;E così alla Sezione Arenella con segretario Antonio Rocco e vice segretario Angelo Puglisi ci iscrivemmo in tanti : Salvatore, Bruno, Gino, Nando, Enzo , Paolo, Pina, Sandro, Patrizia  ed ancora altri che potrei avere dimenticato.&lt;br /&gt;Lì conobbi una coppia di compagni eccezionali dei quali ancora oggi mi pregio di conservare accuratamente l’amicizia : Pino Ingegneri ed Annamaria de Palma.&lt;br /&gt;Cambiò la vita , l’impegno giornaliero in sezione, gli attacchinaggi ( non solo in periodo elettorale), la vendita dell’Unità la Domenica a “Due Porte all’Arenella” e salendo sugli autobus di linea che passavano per Piazza Medaglie d’Oro, i fascisti e gli autonomi che alternativamente ci rendevano la vita difficile ed un po’ tormentata ( dovevamo cambiare strada ogni sera per tornare a casa), i dibattiti , le assemblee degli iscritti ed i fumosi Direttivi .&lt;br /&gt;Eravamo una sezione di frontiera ; eravamo a Via Giotto, a pochi metri da Piazza Medaglie d’Oro, regno degli autonomi e culla del terrorismo ( basti pensare alla storia dei NAP).&lt;br /&gt;Ma la passione civile era tanta così come  le speranze.&lt;br /&gt; In quel periodo Sindaco era  il mitico compagno Maurizio Valenzi, Assessore al Bilancio Scippa, Segretario della Federazione e poi Assessore il compianto Andrea Geremicca , ecc. ecc.&lt;br /&gt;Arrivammo al punto che dovendo dare dei contenitori pubblici per l’immondizia nella zona popolare di Cupa Gerolimini, abitata da combattive vecchiette che si rapportavano a noi, non avendo risposte positive dall’Amministrazione ( che era impegnata in altre più urgenti questioni) , per evitare di far fare una brutta figura alla Giunta di Sinistra ed al Partito , chiedemmo al compagno artigiano del ferro, nonché artista, Franco Fucito, di costruire un contenitore in ferro che pagammo di tasca nostra  e del quale demmo il merito all’amministrazione di sinistra .&lt;br /&gt;La felicità delle vecchiette ci rese soddisfatti, ma come dice Shopenauer, durò poco; il giorno dopo si presentarono in sezione con altre richieste ( comunque giustificate ) che , dico la verità, ci fecero entrare un tantinello in  crisi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6617280273425461144?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6617280273425461144/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-carmine-scafa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6617280273425461144'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6617280273425461144'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-carmine-scafa.html' title='da Carmine Scafa'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-7035843728972055290</id><published>2011-11-20T22:41:00.001+01:00</published><updated>2011-11-20T22:41:14.822+01:00</updated><title type='text'>da Sirio Conte</title><content type='html'>Di quella giornata ricordo tutto, tranne la data. Collocata in quel freddo inverno tra il 79 e l'80. Un periodo per me, che avevo appena 20 anni, denso di esperienze.&lt;br /&gt;Qualche mese prima l'allora responsabile dell'organizzazione del PCI napoletano, Aldo Cennamo, mi aveva comunicato che il Partito mi mandava al corso di 6 mesi per giovani dirigenti del Partito presso l'Istituto Togliatti di Frattocchie, la mitica Scuola di Partito. “Ma io sono della FGCI, sono stato appena eletto nella segreteria provinciale.” Avevo tentato di obiettare: “Non fa niente, ci vai lo stesso.” E così chiuse la discussione.&lt;br /&gt;Ma non l'avrei finito, quel corso. Infatti l'incarico che mi era stato assegnato in FGCI era quel nuovo settore chiamato “lavoro di massa” cui responsabile nazionale era Giovanni Lolli e proprio allora venne lanciata la campagna per l'occupazione di spazi giovanili. A L'Aquila venne occupato il teatro “Celestino”, a Napoli occupammo la “Casina dei Fiori”. Per questo non potevo restarmene a Frattocchie ed il segretario della FGCI provinciale, Antonio Napoli, mi disse di tornare subito. Lo feci in fretta e furia, tanto che lasciai a Frattocchie una borsa con dei libri.&lt;br /&gt;E fu proprio per riprendere quella borsa che mi trovai quel giorno a sbucare dalla metro in Piazza Garibaldi per dirigermi ad un indirizzo dalle parti di Via Nazionale. La telefonata l'avevo ricevuta il giorno prima. “Sono Piero, sono stato a Frattocchie e mi hanno dato questa borsa che ti appartiene.” Lui era Piero Lapiccirella figlio di Renzo, storico dirigente del PCI napoletano con appiccicata addosso l'etichetta di intellettuale eretico. Piero invece era stato dirigente nazionale della FGCI e poi presidente del Fronte Mondiale della Gioventù Democratica l'organizzazione internazionale che riuniva i movimenti giovanili dei partiti comunisti ed affini, con sede a Budapest. Da quando era rientrato in Italia il Partito gli aveva dato un incarico presso la federazione di Caserta. Io ne avevo sentito parlare: mio zio Aldo Daniele, che lavorava a Botteghe Oscure (era stato segretario di Luigi Longo), mi aveva accennato ad una difficile storia famigliare ed era molto legato al padre. Al telefono la voce era stanca, una brutta bronchite. Così quando bussai, mi venne ad aprire in vestaglia e con affanno mi indicò la borsa. Mi sembrava provato ed aspettai che tornasse la moglie (una compagna ungherese) scesa per acquistare delle medicine.&lt;br /&gt;Quando andai, mi diressi direttamente alla “Casina” dove avevo appuntamento con l'allora segretario del circolo di Chiaia ed anima instancabile dell'occupazione Alfredo Capozzi. Dovevamo preparare una manifestazione e la piattaforma da sottoporre al Comune per rendere quello spazio un centro polifunzionale per i giovani.&lt;br /&gt;Il giorno dopo fu mio padre, dirigente della federazione, a comunicarmi che Piero non ce l'aveva fatta. Piansi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-7035843728972055290?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/7035843728972055290/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-sirio-conte.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7035843728972055290'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/7035843728972055290'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-sirio-conte.html' title='da Sirio Conte'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2891677687817802518</id><published>2011-11-20T19:14:00.001+01:00</published><updated>2011-11-20T19:14:26.560+01:00</updated><title type='text'>da Vitaliano Menniti</title><content type='html'>16 marzo 1978: studente universitario e giovane segretario del PCI di Fuorigrotta già da 2 anni. La mattina mio padre mi chiede di accompagnarlo alla Banca Fabbrocini di Terzigno. Appena arrivati si apparta con il Direttore mentre io attendo in sala. Un cassiere ascolta musica alla radio quando,  improvvisamente, si interrompono le trasmissioni e uno speaker da l’annuncio del rapimento Moro. Mi precipito nella stanza del Direttore senza bussare e prendendo mio padre per un braccio gli dico che dobbiamo tornare subito a Napoli. I due mi guardano sconcertati senza capire e io, quasi gridando: “hanno rapito Moro”.  Mio padre, vecchio militante comunista, capisce la gravità della situazione e si avvia all’auto. Lo sposto e prendo il volante. Mentre accendo la radio, gli dico di non far caso a come guiderò e, con tono deciso, lo avverto di non fare assolutamente nulla e mettere le mani bene in vista sul cruscotto nel caso ci fermasse la polizia. Mio padre, terreo in volto, è ammutolito. Fortunatamente non ci ferma nessuno e appena arriviamo mi precipitò in sezione; ci sono già diversi compagni e decidiamo di ciclostilare subito un volantino. Per strada c’è un’aria cupa, terribile, con una giornata uggiosa che certo non migliora l’atmosfera. Le persone quasi corrono ma molti, vedendoci, si fermano a parlare rincuorate dalla nostra presenza; ci chiedono cosa accadrà, cosa fare. Magari l’avessimo saputo! Il pomeriggio ci fu una prima manifestazione provinciale; mi sembra di ricordare che non ci fosse molta gente ma certamente la stragrande maggioranza eravamo quelli del PCI, ed eravamo noi a dover spingere avanti i militanti della DC con le loro bandiere. A chi, ancora oggi, discetta sulla democraticità del PCI credo dovrebbe bastare quella presenza nelle strade per ricredersi. Dopo tanti anni resto convinto che la nostra sola presenza in strada un po’ di serenità, a quei cittadini, l’abbia data. Personalmente, al di là della vicenda politica, mi piace ricordare la faccia di mio padre: purtroppo non l’ho mai chiesto ma credo che quel giorno la sua stima (e orgoglio) nei miei confronti, abbia raggiunto il massimo. Spero di non averlo deluso successivamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2891677687817802518?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2891677687817802518/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-vitaliano-menniti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2891677687817802518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2891677687817802518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-vitaliano-menniti.html' title='da Vitaliano Menniti'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-177742719878492968</id><published>2011-11-20T16:23:00.002+01:00</published><updated>2011-11-20T16:23:48.701+01:00</updated><title type='text'>da Massimo Micucci</title><content type='html'>La mia vita da dirigente politico iniziò  con un Putsch. Ero iscritto alla FGCI dal 1968. dopo aver portato panini e risultati ai seggi vennero le manifestazioni del’autunno caldo. Non mi piacevano gli estremismi. Ero figlio di un funzionario del PCI passato presto dalle Frattocchie. Dopo lo scioglimento della FGCI nei dibattiti presso la federazione di Via dei Frentani, Giuliano Ferrara ,Antonello Falomi, Dario Cossutta e anche Paolo Franchi discutevan se il movimento dovesse essere anticapitalista o antimonopolista. Io mi muovevo nella mia scuola contro il fascismo. Veniamo al Putsch: per ricostruire una FGCI il PCI nel 1970  si era affidato ad un gruppo di giovani intellettuali amendoliani, come me antiestremisti capeggiati da Dario Cossutta, figlio di Armando poi diventato economista e venture capitalisti, ma i giovani su quella linea non ci seguivano, anche quelli non ostili al PCI. Una sera mio padre mi fece uno strano discorso spiegandomi che sarei entrato in segreteria. Disse che la FGCI a Roma si era chiusa. Il Partito aveva selezionato i quadri  più dinamici e aveva deciso di commissariare la FGCI mettendola in mano ad un nuovo gruppo dirigente. Cossutta andava “deposto” e  doveva essere nominata una nuova segreteria con Gianni Borgna, già dirigente locale del PCI,  Valter Veltroni, Giulia Rodano, Luciano Consoli, Ferdinando Adornato, Goffredo Bettini (più tardi). Si tenne la riunione , il braccio di ferro di interventi fu brevissimo, si decise una soluzione transitoria, con Borgna coordinatore e Cossutta ancora per poco segretario,  noi tutti dentro. Non era un governo di tecnici, ma neanche una decisone democratica. Si aprì il passo ad un periodo incredibile : referendum sul divorzio, movimenti per la riforma della scuola, le regionali del 75, fino al 1977. A quel 5 piano di Via dei Frentani c’era  un senso di comunità, di libertà,  una sfida a chi leggeva di più, uno sforzo di costruire e di allargare, che non è più tornato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-177742719878492968?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/177742719878492968/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-massimo-micucci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/177742719878492968'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/177742719878492968'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-massimo-micucci.html' title='da Massimo Micucci'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1994872727549940857</id><published>2011-11-20T13:26:00.000+01:00</published><updated>2011-11-20T13:26:42.998+01:00</updated><title type='text'>da Nicola Bozzo</title><content type='html'>Credo sia stato nel 1986.Alla fgci ci "applicavamo" su Comiso, all'aurorale&lt;br /&gt;movimento contro la mafia degli studenti, e sulla marcia per il lavoro che&lt;br /&gt;attraversava numerose citta' italiane.Venne il turno di Messina, io ero un&lt;br /&gt;diciassettenne segretario, non so per quale combinazione c'erano Vendola,&lt;br /&gt;Giordano, credo Folena. Forse perche' si celebravano le elezioni regionali in&lt;br /&gt;Sicilia. Il giorno prima avevo presentato Natta, non senza emozione,&lt;br /&gt;ricevendone un abbraccio ed un sorriso pulito.La marcia per il lavoro ando'&lt;br /&gt;benissimo,tutte le scuole scioperarono, un corteo che riempiva il cuore.Ad un&lt;br /&gt;tratto mi arrivo' la notizia che il padre del segretario regionale della fgci&lt;br /&gt;siciliana, Nino Tilotta,era morto.  Nino e' stato ed e' una persona rara,&lt;br /&gt;generosa, appassionata, coraggiosa. Dunque la dimensione della morte, come una&lt;br /&gt;specie di livido contrappunto del destino entrava in quella dimensione&lt;br /&gt;collettiva, la cui "qualita" era il futuro, reclamato, preteso, desiderato.Nessuno&lt;br /&gt;di non sapeva come dira a Nino di questa tragedia, Nino che stava li' con noi,&lt;br /&gt;sapendo del padre agonizzante, ma solidale. Ci facemmo forza, lo abbracciammo,e&lt;br /&gt;mentre il corteo sfavillante e colorito si concludeva in una giornata di sole,&lt;br /&gt;che sembrava benedirci,lo accompagnammo a Palermo. Alle spalle quell'esplosione&lt;br /&gt;di vita e liberta', di fronte a noi, una della prime esperienze della morte e&lt;br /&gt;del distacco, che da compagni, cercammo di cum-dividere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1994872727549940857?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1994872727549940857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-nicola-bozzo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1994872727549940857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1994872727549940857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-nicola-bozzo.html' title='da Nicola Bozzo'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2401754957911289733</id><published>2011-11-20T12:30:00.002+01:00</published><updated>2011-11-20T13:35:21.883+01:00</updated><title type='text'>da Claudio Velardi</title><content type='html'>A tanti anni di distanza, attribuisco la caduta precoce dei capelli e le violente gastriti dell’epoca al fatto che non stavo bene nei panni di funzionario di partito. Ruolo troppo impegnativo per il mio anarchismo di fondo e per altre significative lacune. Della politica - mi disse una volta Chiaromonte - avevo una visione “sociologica”: l’accusa non mi faceva dormire. Nei confronti dottrinari me la cavavo, ma mi mancava, per esempio, il rigore e la capacità di approfondimento e studio del mio “fratello” Minopoli. Supplivo con la vivacità e la fantasia, che nel Pci erano tollerate, ma sempre entro certi limiti. &lt;br /&gt;Per questo non mi passa di mente quel comitato federale di fine giugno del 1979, dopo le politiche che consegnarono al Pci una pesante sconfitta. Nella fumosissima sala “Mario Alicata” presi la parola tra i primi. Non avevo lo status per parlare nei momenti topici, ma ebbi l’accortezza di non essere quello che “rompeva il ghiaccio”. Così al quinto-sesto intervento, dopo le fisiologiche fughe del dopo relazione, mi ritrovai la sala di nuovo piena. L’intervento l’avevo preparato con molta cura: 6-7 foglietti di appunti fitti, per non dare la sensazione di leggere, ma avere la certezza di non perdere il filo.&lt;br /&gt;La mia tesi l’esposi subito: basta con la solidarietà nazionale, bisogna passare all’alternativa. E non doveva essere un’alternativa di sistema, ma un’alternativa di governo. Non usai la parola “alternanza”, che all’epoca era una parolaccia che manco Craxi aveva il coraggio di pronunciare. Ma insomma il concetto era quello.&lt;br /&gt;Voi che avete vissuto il Pci ricordate il clima magico che i grandi oratori (Ingrao su tutti, ma anche Amendola) creavano nelle nostre assemblee: per ore non volava una mosca, tutti a pendere dalle loro labbra oracolari. Ecco, quella sera vissi uno di questi momenti magnetici e rari: per 10 minuti, non di più, nessuno si mosse, tutti mi ascoltarono senza brusii di sottofondo. Preso progressivamente coraggio, conclusi l’intervento in gloria. L’applauso fu composto, come tutto all’epoca, ma caldo e convinto.&lt;br /&gt;Il punto è che, in un partito già pieno di “sensibilità” - come si chiamavano allora -, vennero da me a congratularsi da destra e da sinistra: Valenzi, fiero amendoliano, mi disse che avevo ragione; Donise, segretario di Federazione e piuttosto di sinistra, addirittura mi chiese gli appunti dell’intervento. Persino Napolitano, nelle conclusioni, mi gratificò di  un rimbrotto misurato, e comunque - onore massimo - di una citazione.&lt;br /&gt;Alle due di notte, quando finimmo,  ero ovviamente al settimo cielo. Ma il fatto che fossi piaciuto a tutti, seminò un dubbio che mi sarei portato dietro, fino a quando, dieci anni dopo, decisi di lasciare il funzionariato. I capelli ormai non c’erano più. Però, credetemi, da allora non ho più la gastrite.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2401754957911289733?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2401754957911289733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-claudio-velardi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2401754957911289733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2401754957911289733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-claudio-velardi.html' title='da Claudio Velardi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4868921721156231435</id><published>2011-11-20T00:00:00.002+01:00</published><updated>2011-11-20T00:00:34.248+01:00</updated><title type='text'>da Daniela Polito</title><content type='html'>Le bambine buone vanno in paradiso, quelle cattive vanno ovunque. Letto su mille magliette.&lt;br /&gt;Quelle serie, per dna o per segno zodiacale, a seconda del decennio e del censo potevano finire&lt;br /&gt;suore, crocerossine, alla Bocconi , nella Dc o nel Pci.&lt;br /&gt;E’ stato un viaggio in India nel 73, di lusso, negli Sheraton, con mio padre, e la distesa di persone sotto i cartoni  tra l’aereoporto di Bombay e il centro. E’ stato avvertire come insopportabile&lt;br /&gt;la disuguaglianza delle opportunità, delle possibilità tra un umano e l’altro. Un volantino alla stazione di Ostia che convocava un'assemblea e mi sono ritrovata nel Pci di Ostia Centro.&lt;br /&gt;Il primo atto del segretario, Sebastiano Seddaiu, è stato mettermi in mano i 4 quadernetti rossi, ve li ricordate? Estremismo, malattia infantile del comunismo etc etc., ( li tengo ancora ), il calendario dei seminari e invitarmi  con insistenza ad una festa, chè di ragazze nel circolo della Fgci nei primi mesi del 74 ce n’erano proprio poche..&lt;br /&gt;1975, prima volta voto ai 18enni : comizio in piazza , tocca a me che di anni ne avevo 17, segretaria del circolo Fgci Ostia Centro.&lt;br /&gt;Un palchetto piccolo ma non so perché alto alto, una torre, il segretario della sezione Silvano Spaziani mi suggerisce un cognac mezz’ora prima, rende spigliati e fa passare la strizza. In effetti, sì. Non fosse per quello stronzo di Maurizio Ferrara che doveva concludere e che aveva fretta di iniziare , parlare ed andare via, arrogante e brusco, così sulle scalette di quel palco sono salita incazzata e spaventata, perché Ferrara aveva fretta, certamente un pò ubriaca. Ma l'effetto alcool è iniziato appena preso il microfono in mano e mi ricordo come ieri una calma improvvisa,  di avere guardato e mentalmente mandato a quel paese Ferrara e avere detto tutto quel che avevo in testa. Gli applausi, tanti, beh quelli non lo so se perchè ero stata convincente o semplicemente perchè ai compagni e alle persone piaceva che ci fosse una giovane ragazzina lassù sul palco. C'era nell'aria allegria, fiducia e per tanti una incredibile speranza di riscatto, si poteva toccare, annusare, era dappertutto. Impossibile da dimenticare quella primavera del 75&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4868921721156231435?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4868921721156231435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-daniela-polito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4868921721156231435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4868921721156231435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-daniela-polito.html' title='da Daniela Polito'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8633631621105436197</id><published>2011-11-19T11:46:00.001+01:00</published><updated>2011-11-19T11:46:33.712+01:00</updated><title type='text'>da Mario Rendina</title><content type='html'>Era il 17 giugno 1975,inizio di una calda estate.&lt;br /&gt;A Napoli festeggiavamo la vittoria de PCI alle amministrative,e facemmo&lt;br /&gt;baldoria fino a notte&lt;br /&gt;con caroselli di macchine che strombazzando percorrevano la città in lungo e&lt;br /&gt;largo ,eravamo felici: avevamo vinto!&lt;br /&gt;Ma in un attimo la festa si tramutò in tragedia.&lt;br /&gt;Nel percorrere Via Foria il corteo di auto fu fatto segno di un attacco da&lt;br /&gt;parte dei fascisti dell'allora famigerata sezione Berta.&lt;br /&gt;Furono lanciate bottiglie molotov ed un si infilò nel tettuccio aperto della&lt;br /&gt;500 di Jolanda Palladino,giovanissima commessa che tornava&lt;br /&gt;a casa dal lavoro e li' di certo per caso.Si trasformò in una torcia umana e&lt;br /&gt;mori' qualche giorno dopo in ospedale.&lt;br /&gt;Il 24 Giugno ci furono i funerali, e durante il corteo in molti ci dirigemmo&lt;br /&gt;verso Via Foria con l'intento di distruggere la sede missina&lt;br /&gt;in cui militavano gliu assassini di Jolanda ,ma fummo caricati dalla celere&lt;br /&gt;che difendeva la sede fascista sulla cui facciata era&lt;br /&gt;stato appeso uno striscione su cui era scritto "Nè Dio né gli uomini&lt;br /&gt;fermeranno la violenza fascista".&lt;br /&gt;Riuscimmo a rimuoverlo e a strapparlo  nonostante la polizia.&lt;br /&gt;Gli assassini furono arrestati e condannati a soli  sei anni di carcere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8633631621105436197?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8633631621105436197/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mario-rendina.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8633631621105436197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8633631621105436197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-mario-rendina.html' title='da Mario Rendina'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-9080913407349742103</id><published>2011-11-18T23:46:00.000+01:00</published><updated>2011-11-18T23:46:14.841+01:00</updated><title type='text'>da Daniele Repetto</title><content type='html'>1963, la prima tessera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Si può?”. Avevo socchiuso la porta a vetri e infilato timida mente la testa all’interno. Con un filo di voce ave vo chiesto permesso a un ragazzo seduto alla scri vania, la testa china su un libro. &lt;br /&gt;“Vieni dentro e chiudi la porta, che fa freddo”, aveva risposto quello, quasi senza smettere di leg gere. &lt;br /&gt;“Ti serve qualcosa?”, aveva poi domandato. &lt;br /&gt;“Vorrei iscrivermi al Partito”. &lt;br /&gt;“Non sei un po’ troppo giovane?” &lt;br /&gt;“Ho quattordici anni”, avevo mentito. Ma era una bugia piccola, perché ormai mancavano solo due mesi. &lt;br /&gt;“Facciamo una cosa: tu cominci a frequentare, vieni alle riunioni. Poi vediamo”. Era cominciata così, dopo settimane che passavo e ripassavo davanti alla sezione senza trovare mai il coraggio di entrare. La sezione era sulla strada, una porta a vetri su via Montesanto, al quartiere Prati. Uno stanzone con al centro un tavolo e qualche sedia, una libre ria, manifesti appesi alle pareti. Salendo tre scalini si arrivava in una stanza più piccola, con una finestrella sempre aperta per fare uscire il fumo delle sigarette. Qui si riuniva il direttivo. Dovunque, copie de “l’Unità”, “Vie Nuove” e “Noi donne”, rotoli di manifesti con il simbolo del Partito, libri di Togliatti, locandine di spettacoli teatrali. Si era in piena campagna elettorale per le politiche del 28 aprile 1963. Fu anche per questo motivo che nessuno fece troppe storie per accettare il nuovo arrivato. Servivano persone che andassero in giro ad attaccare i manifesti e a distribuire i volantini. E poi c’era la diffusione militante del giornale, la domenica mattina. Alle 8,30 appuntamento in sezione, un pacco di giornali ciascuno e via, nella propria zona, a suonare casa per casa cercando di vendere “l’Unità”. Ormai, la gente del quartiere si era abituata. Quando i comunisti bussavano alla porta, gli abitanti andavano ad aprire, magari rifiutavano il giornale, ma senza cattiveria. Il problema vero erano quelli che il giornale lo volevano: attaccavano dei bottoni che non finivano mai, non la smettevano di parlare. Così il giro si allungava. Non era pensabile rientrare senza aver venduto tutte le copie. A me piaceva girare per le case e per le strade, fermare la gente, dargli un volantino, offrirgli il giornale. &lt;br /&gt;Di politica capivo poco, nei dibattiti ero sempre silenzioso, mi limitavo ad annuire. Ma come diffusore non avevo rivali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-9080913407349742103?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/9080913407349742103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-daniele-repetto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9080913407349742103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/9080913407349742103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-daniele-repetto.html' title='da Daniele Repetto'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5608907819709679112</id><published>2011-11-18T15:54:00.003+01:00</published><updated>2011-11-18T15:54:43.106+01:00</updated><title type='text'>da Ciro Becchimanzi</title><content type='html'>Napoli, anni Ottanta. In via dei Fiorentini, nel fine settimana, tra le doppie porte blindate della federazione provinciale, se passavi o ti fermavi, se ci entravi perché ci “lavoravi” (cioè facevi il funzionario), oltre a quei simpatici grugni di Aniello e Ivan, potevi incocciare un frammento di Storia che scorreva. I pezzi grossi del partito, quelli che stavano a Roma, tornavano a casa il venerdì pomeriggio. Chi, come me (giovane dirigente della Fgci), aveva la ventura di attardarsi nelle stanze o talvolta la sventura di dover aspettare il segretario Umberto Ranieri per fargli d’autista, rigorosamente precettati dal Maresciallo (figura che meriterebbe un capitolo a parte), poteva imbattersi nello stato maggiore quasi al completo del Migliorismo italiano.&lt;br /&gt;Due su tutti.&lt;br /&gt;Gerardo Chiaromonte era direttore dell’Unità. Prima di salire al primo piano per vedere Ranieri si fermava nella portineria e chiedeva al centralinista di chiamargli la redazione a Roma. Ancora col cappotto e la borsa tra le mani, impugnava la cornetta e con la sua inconfondibile parlata bofonchiava gli ordini a Sansonetti, il caporedattore. “In prima, apertura sul discorso del segretario. Metti la foto del comizio. Taglio basso sulle fabbriche occupate. No… l’intervento di Ingrao mettilo dopo…”. Spiavo inebriato quella dimostrazione di potere, anche perché si capiva che dall’altro capo del telefono non si poteva fare altro che ubbidire. &lt;br /&gt;Giorgio Napolitano a quel tempo era il “ministro” degli esteri del partito. Nappi, il segretario della Fgci napoletana, lo invitò a presentare un libro che avevamo “prodotto in casa”, una raccolta dei discorsi sulla pace di Enrico Berlinguer. Ero uno dei pochi con la patente e mi toccò andarlo a prendere a Napoli Mergellina. Mollò la borsa a Robertino (il nostro dirigente-gorilla), si accomodò, non senza difficoltà, nell’utilitaria di servizio e mentre facevamo rotta sul Circolo della Stampa, aprì il libro che doveva presentare e si mise a sgranare un rosario imbarazzante di critiche e stroncature (aveva sottolineato i refusi e gli strafalcioni con una matita rossa!). Roberto ed io eravamo annichiliti. Quando, poco dopo, il Presidente prese la parola in pubblico, oltre a parlare di Berlinguer, replicò pari pari le cose dette in macchina. Nappi non invitò più Napolitano e smise di pubblicare libri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5608907819709679112?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5608907819709679112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-ciro-becchimanzi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5608907819709679112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5608907819709679112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-ciro-becchimanzi.html' title='da Ciro Becchimanzi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4165137760097631075</id><published>2011-11-18T08:40:00.001+01:00</published><updated>2011-11-18T08:40:04.450+01:00</updated><title type='text'>da Paolo Birolini</title><content type='html'>LA GIARRETTIERA ROSA IN SINTESI…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iscritto alla FGCI praticamente adolescente, (14 anni nel 1973), la crisi di vocazioni dell’epoca mi portò nel giro di sei mesi a diventare segretario di un circolo (Ho Chi Minh – Arpino) con ben 16 iscritti. L’itinerario fu veloce, 160 iscritti in un anno mi portarono a fare il segretario della Zona Frattese-Afragolese due anni dopo.  Nel frattempo era arrivato il ’77 e,  pur iscritto al PCI appena maggiorenne, la distanza dall’ortodossia aumentava. Rimasi a collaborare alla pagina regionale de l’Unità e ad una Radio Città che credo trasmettesse da Soccavo. Facevo una trasmissione sulla poesia. Grazie alla Radio, ed all’amico Velardi, ottenni  un’intervista sulla poesia a Paolo Conte,  che era a Napoli alla Festa de L’Unità che si svolgeva  in Villa Comunale  (l’anno esatto non lo ricordo, forse il ’79).&lt;br /&gt;La serata prevedeva un concerto con Sergio Endrigo e lo stesso Conte. Prima del concerto andammo a cena al ristorante della festa. A tavola eravamo in quattro: io, Claudio e i due protagonisti.  Indelebile il ricordo di un Endrigo che pasteggiò a pesce spada e whisky, di un Paolo Conte col quale parlammo di testi, musica e giarrettiere rosa. Eravamo quasi a fine cena quando vedemmo avvicinarsi al ristorante un nugolo di ragazzine vocianti ed esaltate. Mi sorprese l’idea che Conte, che all’epoca era ancora un autore poco noto ai più, avesse a Napoli un tale stuolo di groupies. Poi si fece strada l’idea che, passando per amico della star, la serata poteva svoltare verso conclusioni impreviste e mi feci più vicino ed intimo al Mito…&lt;br /&gt;Quando fummo raggiunti dalle fans urlanti scoprimmo che al centro delle attenzioni del corteo osannante non c’era l’avvocato di Asti bensì  Edoardo Bennato, all’epoca al massimo del fulgore, che era venuto a salutare i due artisti prima del concerto. Disilluso mi apprestai ad ascoltare un ubriachissimo e stonatissimo (ma emozionante) Sergio Endrigo. A seguire mi consolò dalla feroce disillusione una birra da paracarro. &lt;br /&gt;La giarrettiera rosa restò un epifenomeno che prefigurava le mie future brume padane, così cominciai a programmare le mie fughe: da quel Partito, dalle ragazzine di Bennato, da quella città.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4165137760097631075?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4165137760097631075/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-paolo-birolini.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4165137760097631075'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4165137760097631075'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-paolo-birolini.html' title='da Paolo Birolini'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4232804876957065205</id><published>2011-11-18T08:38:00.002+01:00</published><updated>2011-11-18T08:38:46.162+01:00</updated><title type='text'>da Franco Tambaro</title><content type='html'>Misi piede per la prima volta in una sezione comunista nel 1984, due giorni dopo i funerali di Enrico Berlinguer. Vidi negli occhi del segretario, Mario Alamaro, e dei compagni evidenti tracce del profondo dolore che ancora provavano. Io avevo 22 anni., fui presentato come un compagno giovane, studente universitario. Di lì a qualche settimana fui eletto segretario del circolo della Fgci della sezione, intitolato a Victor Jara, io stesso, nella più totale ingenuità, votai a favore e questo risultò determinante. Mi cooptarono sùbito nel direttivo del Partito, dove ebbi modo di conoscere alcuni compagni “storici”: Enrico Adamo, Alfredo Musciacco, Carlo Obici, Antonio Tammaro. Cominciò così la mia scuola di Partito ed immediatamente constatai quanto questi ed altri compagni fossero conosciuti sul territorio. Antonio mi persuase (“sei il segretario dei giovani, devi venire con me!”) ad accompagnarlo alla “Pigna” la domenica mattina, a fare diffusione e a consegnare le tessere. I tempi gloriosi del tesseramento erano già probabilmente superati, sta di fatto che Antonio era una…potenza. Non pochi cittadini, infatti,  ci aspettavano, per offrire il caffè, per scambiare opinioni e alla fine, puntualmente, dopo aver ascoltato Antonio rinnovavano l’iscrizione e acquistavano la copia dell’Unità. &lt;br /&gt;Ricordo le campagne elettorali, le affissioni in tardissima sera dei manifesti ed in particolare la mitica, affissione del venerdì precedente le elezioni, gli incazzamenti con gli attacchini socialisti o presunti tali, che sistematicamente coprivano il simbolone (falce e martello) e i manifesti di Berlinguer ancora freschi di colla. Prima di recarsi al seggio, molti elettori passavano in sezione: “abbiamo dimenticato i nomi dei candidati del Partito ai quali attribuire la preferenza, ci date dei bigliettini?” Era quello ancora il Partito di massa, a suo tempo voluto in primis da Togliatti: sono riusciti a neutralizzarlo successivamente, dall’interno, nell’àmbito di una scellerata operazione complessiva di azzeramento della memoria storica. &lt;br /&gt;Che dire, infine dei congressi, preceduti sistematicamente da una serata…chiarificatrice in pizzeria. L’ultimo congresso del Pci, fu particolare. La mozione di Occhetto, a cui avevo aderito, era maggioranza anche in sezione, ma il dibattito segnò tutti noi profondamente. Molti compagni piansero, quel giorno. Sentivano, evidentemente, che una parte molto importante della loro Vita andava via. E tuttavia anche tra i compagni anziani prevalse, alla fine, la necessità del cambiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Franco Tambaro&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4232804876957065205?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4232804876957065205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-franco-tambaro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4232804876957065205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4232804876957065205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-franco-tambaro.html' title='da Franco Tambaro'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8628505659961331728</id><published>2011-11-17T22:33:00.003+01:00</published><updated>2011-11-17T22:33:54.036+01:00</updated><title type='text'>da Umberto Minopoli</title><content type='html'>Non era la prima volta che guidavo una delegazione della Fgci in Urss . Ma quella fu unica: era la mia ultima missione prima di  " passare al partito", come allora si diceva. Nei miei ricordi  un viaggio particolare.  Per un dettaglio,  che non c'entra con il racconto: ne faceva parte un' amica meravigliosa, una spanna su tutte le altre, gli occhi verdi piu' belli mai incontrati nella vita e  buttati, maledizione, al vento senza un perche', una maledetta sera, su una maledetta strada della Puglia. Ma torniamo alla missione:  era disperata e senza speranza. Eravamo ormai in rotta con i sovietici su tutto.  Per allentare un conflitto sempre piu' scoperto e feroce tra la Fgci e il Komsomol, Massimo D'Alema ebbe un'idea delle sue:  un incontro ( segreto) con i " giovani" comunisti sovietici per una chiarificazione "ideologica". Capirai! L'odg suonava piu' o meno cosi':   " attualita' e innovazione nel marxismo-leninismo". Per noi della Fgci, confessiamolo, le delegazioni all'est erano una pacchia: una vacanza da privilegiati, un "eden" dove tutto ci era concesso e dove, ognuno di noi, si costruiva un archivio di ricordi e avventure durevoli nel tempo. Quella volta no. Sapevamo di andare ad uno scontro: a registrare un' infinita e incolmabile distanza.  Ormai non c'era piu', tra comunisti italiani e sovietici, neppure un frasario comune. Comunque eravamo li': io, Giusi , Vasco Errani  e un piccolo gruppo di compagni (  di cui mi piacerebbe ricostruire i nomi)  in un magnifico campus del Komsomol, in una regione impervia dell'Urss.  Chiusi nel campus ci preparavamo ad una settimana di discussioni da sfinimento, a colpi di noiosissime citazioni sull'attualita' del marxismo-leninismo. Pensavamo ci aspettasse un confronto da incubo: noi con i nostri strumenti (  una copiosa messe di citazioni dei " Quaderni  " di Gramsci e l'immancabile " Lezioni sul fascismo" di Togliatti, il nostro  " libretto rosso",  il testo con cui incrociavamo le armi ideologiche con estremisti ed ortodossi);  loro con una biblioteca , che avrebbe steso  chiunque, di classici del leninismo e delibere di una ventina di congressi del Pcus.  Ci era stata annunciata la presenza, nella delegazione del Komsomol, di un " esimio professore " di marxismo-leninismo ( docente all'Universita' di non so dove ). Sticazzi...pensammo. La cosa sarebbe stata veramente dura. Come ve lo figurate un " professore di marxismo- leninismo"? Allora erano tutte controfigure di Suslov ( a sua volta controfigura di Raskolnikov, l'omicida della vecchietta in " Delitto e castigo" ). Per decreto e convenzione dovevano essere tutti uguali: allampanati , magrissimi, altissimi, curvi, con agli occhi invisibili occhiali rotondi senza montatura, austeri , mai adusi a sorridere.  Negli occhi d' acciaio dell'ideologo doveva sconvolgerti  l'immancabile velo di tristezza di chi legge, inesorabilmente, nell'interlocutore la predisposizione al tradimento: un impercettibile e nascosto tratto di umanita' nell' universo concentrazionario del sospetto.  Insomma l'ideologo era la figura piu' tragica, grandiosa e terrificante di quel mondo. E noi la conoscevamo bene. E invece, sorpresa, l'ideologo  in questione era il contrario di questo ritratto. Aveva indubbie fattezze familiari. Qualcosa, nei suoi geni , ci portava a casa:  stempiato, non alto, baffi  scurissimi e sottili, sguardo vispo e intelligente. E senza gli immancabili occhiali cerchiati. Decisamente fuori schema. Niente di slavo o, almeno, asiatico tradiva un aspetto spudoratamente prossimo a noi. E poi: non si abbandono' ad una sola citazione. Piuttosto preferiva  derive poetiche ed esaltazioni sfrenate ed ammirate della bellezza italiana: della letteratura, della poesia, dei regali di Madre Natura alla nosta penisola. La sua descrizione della fraternita' ( come allora si chiamava la relazione tra comunisti ) era decisamente estetica. Si commuoveva perdendosi languidamnete nella rivendicazione della  " bellezza" delle relazioni tra comunisti. E piu' si commuoveva, piu' si abbandonava a estatici brindisi di vodka ( l'unico tratto che sembrava accumunarlo ad un russo ) che lo perdevano nell' abbandono  e in una smaccata, imbarazzante  ricerca del contatto fisico. La sorpresa tra noi era enorme, inspiegabile, spiazzante. Non poteva esistere un "ideologo sovietico" cosi' decisamente particolare e cosi' decisamente mediterraneo. Azzardammo che fosse un rifugiato italiano della campagna di Russia. Ma era troppo giovane. Qualcuno opto' per un capo mafioso scappato all'estero. Altri ancora  per un astuto napoletano che , nell'infinita arte di arrangiarsi,  era riuscito a farsi passare per maestro di marxismo-leninismo. Un fine responsabile culturale della Fgci milanese  taglio' corto: il professore, a suo dire, era decisamente di spiccate preferenze omosessuali e io ( piuttosto carino a quei tempi ) il suo oggetto del desiderio. Il rozzo Errani convenne senza alcun dubbio. La domanda inquietante pero' era un' altra: perche' i russi, secchioni, seriosi  e tristanzuoli, ci avevano messo tra i piedi un tale improbabile " maestro" di leninismo? La risposta venne alla fine del seminario. A sorpresa, per festeggiare la conclusione di quello sconclusionatissimo incontro,  i russi ebbero una pensata straordinaria: nello sperduto villaggio del Komsomol venne allestita...una discoteca. Un palese montaggio. Una piccola folla di giovani, fintamente spontanea,  fu chiamata a  esibirsi. Di colpo capimmo: il professore " italiano " e la discoteca erano l'ingenuo tentativo di smontare  le nostre " balle " revisioniste sulla loro vecchiezza scolastica e sulla tristezza quotidiana del socialismo reeale. Un po' ci commuovemmo. A riportarci alla realta' dei piccoli orrori quotidiani di quel sistema di vita ci penso' Vasco Errani. In discoteca si agitava come un'anima dannata.  Poso' lo sguardo da cacciatore su una  giovane sovietica. Era palesemente impegnata con un ragazzo li' presente: entrambi chiamati a far parte di un'orribile farsa. Prendemmo a sfottere Vasco e a canzonarlo. Ma accadde l'imprevisto. L'interesse di Vasco per la giovane compagna sovietica non sfuggi' al professore " russo napoletano".  Che prese a parlare fitto con l'attempato capo del Komsomol. Successe in un attimo: il giovane russo,  fidanzato della ragazza , venne convocato al tavolo dei capi. Poche parole all'orecchio del ragazzo. Che lascio' la sala...da solo. Ubbidendo ad un ordine indicibile. Ma Vasco ebbe un sussulto e non ne approfitto'.  Davvero venivamo da un altro mondo. Scampolo di vita di un sistema che e' esistito davvero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8628505659961331728?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8628505659961331728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-umberto-minopoli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8628505659961331728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8628505659961331728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-umberto-minopoli.html' title='da Umberto Minopoli'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-5347482701360271648</id><published>2011-11-17T22:33:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T22:33:13.243+01:00</updated><title type='text'>da Salvatore Di Maio</title><content type='html'>Era il 1977, la Sezione Mazzella (Stella) era un punto di riferimento per molti anche grazie allo spazio che aveva e che utilizzavamo come cineforum (proiettavamo con una 35mm che un compagno operatore cinematografico ci aveva prestato) e ci piaceva intrattenerci la sera a parlare di cinema, politica e della nostra vita. Una sera come tante eravamo seduti nella stanza della segreteria e discutevamo di biscotti. Tonino Dell’Aversano, allora Segretario, ci erudiva su come farli e ci preparava all’assaggio di quelli che la madre stava infornando, non prima di aver aggiustato lo sciacquone del bagno della sezione, cosa che andò a fare mentre il dibattito sui biscotti continuava, vi prego di non sottovalutare il valore culturale di quella discussione interrotta quasi tragicamente.&lt;br /&gt;D’improvviso sentimmo urlare il compianto Enzo Napolitano che correndo verso la segreteria intimava a qualcuno di buttar via qualcosa. Entrò precipitosamente e provò a chiudere la porta con energia ma un braccio armato di pistola riuscì ad inserirsi e nonostante Enzo lo costringesse sparò verso di noi, fortunatamente si attivò in strada una sirena,era l’allarme di una macchina, che spaventò gli aggressori  che scapparono. Fu allora che mi accorsi di essere stato colpito al braccio, mentre Tonino di ritorno dal bagno ci rimproverava per il troppo casino non avendo visto l’accaduto. Di corsa all’ospedale vicino e poi in questura. Umberto Ranieri e Berardino Impegno vennero in questura, Ranieri mi diede un pizzicotto sulla guancia e una carezza mentre il commissario ci comunicava che avremmo fatto notte perché c’era una rivendicazione di “ordine nuovo”.&lt;br /&gt;Quello che accadde nei giorni successivi e una sequela di pacche sulla spalla, un piccolo comizio di protesta e la mia partecipazione alla scuola di partito. Ma il comizio è da raccontare: un palchetto sul marciapiede di fronte alla sezione, relatori la vittima, io,, e Carlo Fermariello. Provate ad immaginare quanto fossi emozionato, non avevo idea di come si sta su un simile palco e  mi ero preparato dei fogli da leggere. Inizio a leggere, Fermariello a fretta e da dietro mi sollecita a fare presto con fastidiosa insistenza, io balbetto, i compagni comprensivi applaudono. Non sapevo come andare avanti, per fortuna arrivò il vento che portò via tutti i foglietti che avevo in mano, guardai i compagni, mi scusai con loro con una smorfia e diedi la parola a Fermariello appena terminate le loro risate. Se penso alla radio e ai giornali di quei giorni, ai commenti e alle letture fantasiose dell’accaduto, penso a quanto fossero lontani dal vero e quanto dovesse sembrar loro impossibile credere che il danno più grosso che quell’attentato aveva prodotto era stato il non aver avuto il piacere di assaggiare i biscotti di Tonino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-5347482701360271648?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/5347482701360271648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-salvatore-di-maio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5347482701360271648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/5347482701360271648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-salvatore-di-maio.html' title='da Salvatore Di Maio'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8673365341463769238</id><published>2011-11-17T22:32:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T22:32:23.374+01:00</updated><title type='text'>da Angelo Zuppardo</title><content type='html'>Siamo nei primi anni 80, in una cittadina siciliana di 100000 abitanti con un grande petrolchimico: Gela.&lt;br /&gt;La città è da sempre un luogo di forte radicamento del PCI, ma anche della DC.&lt;br /&gt;Camminavo in uno dei tanti pomeriggi di sole incontro un amico che mi aveva affermato che nella sezione locale del PCI si organizzano corsi di KARATE, non sapevo cosa mi ha spinto ad iscrivermi al corso, forse la noia, forse il sapere che mio Padre votava quel partito o solamente che quel giorno il destino decise cosi’.&lt;br /&gt;M’iscrissi, c’era un salone grande, che poi diventò con la FGCI la sala da ballo più frequentata dalla città, un drappo rosso con una serie di foto che allora non sapevo chi erano. Poi scoprì che erano Berlinguer, Togliatti, Di Vittorio… &lt;br /&gt;Iniziammo il corso, ancor oggi non so se l’istruttore conosceva il Karate o era un compagno che doveva in qualche modo parlarci, eravamo una decina di ragazzi. Due ragazzi restarono, non impararono nulla di Karate, uno, dedicò tutta l’adolescenza alla politica, io, dall’altro lato dell’Italia, sono ancora  quel ragazzino.&lt;br /&gt;Tutto inizia così, una militanza, una passione ma anche un gran dolore.&lt;br /&gt;Poi, la storia ci mette lo zampino, ogni settimana un volantino, con un vecchio ciclostile che a muovere la manovella ti spaccava le braccia, presentavamo le liste nelle scuole superiori con un unico motto, lista Arcobaleneno, la comunicazione politica non era il nostro forte.&lt;br /&gt;Avevamo fatto la FGCI, che, quando lo dicevo ai miei amici, la confondevano con la Federazione Gioco Calcio, che palle pensavo io.&lt;br /&gt;Infine in una delle tante riunioni della Lega Studenti Medi fed.alla FGCI, ci ponemmo una domanda politicamente decisiva per il futuro dell’organizzazione, ma le ragazze perché non ci sono? Abbiamo deciso unanimemente di avviare una forte campagna di mobilitazione presso il Magistrale, immagino capite il perchè. Gran risultato, finalmente arrivano le ragazze e con loro i primi amori, gli appuntamenti in sede, le feste, le lunghe attese al cabina telefonica per telefonare. Di quel gruppo di compagni molti di loro oggi sono marito e moglie. Ancor oggi mi chiedo se molte di quelle ragazze erano lì perché convinte della loro militanza o solo perché ci volevano un gran bene. Grandi Feste, tante iniziative, cineforum, manifestazioni contro la Falcucci e quanti viaggi per i congressi, che fatica convincere i genitori a lasciarci andare, ma il segretario della sezione PCI garantiva per tutti. Forse no si è mai reso conto dei pericoli che correva. Ad un tratto nella città qualcosa cambia, comincia una guerra fratricida da cosche mafiose, vengono uccisi in un anno più 300 persone, una guerra. Soli, non sapevamo che fare, all’inizio del primo omicidio, tutto sembrava abbastanza normale, anche per il Partito. Noi eravamo colpiti, forse capimmo o solo la nostra gioventù si rifiutava di accettare una violenza. Un'altra decisone, facciamo una manifestazione contro la Mafia. Non fu un gran successo, eravamo 300 ragazzi, pochi, urlavamo come dannati la nostra rabbia, la vicenda politica peggiorò gli omicidi erano all’ordine del giorno. Quel gruppo di ragazzi diventò, malgrado se stessi, un punto di riferimento della città.&lt;br /&gt;La situazione peggiorava, le manifestazioni erano piene di ragazzi, la stampa parlava dei ragazzi di Gela, devo affermare che noi non ci sentivamo così importanti, oscillavamo tra un volantino e un altro, tra i nostri amori, tra le nostre crisi adolescenziali che il comp. Claudio Lombardo segr.Prov FGCI sopportava settimanalmente. A pensarci oggi quei ragazzi fecero qualcosa d’eccezionale, si opposero alla mafia, mobilitarono il Partito, aprirono una speranza alla città, diventammo senza accorgercene soggetti politici, molti furono intervistati da reti nazionali, io incontrai Enzo Biagi, altri andarono da Santoro, altri sono citati nel libro di Nando dalla Chiesa il giudice ragazzino. La cosa più straordinaria fu quando una sera dopo un altro omicidio in una saletta di video giochi, dove morirono tanti ragazzi come noi, via un'altra decisone. Domani le ragazze del Magistrale, in definitiva questa è una storia di donne, fanno un’assemblea e scrivono al Presidente della Repubblica allora Cossiga. Detto, fatto, la lettera andò su tutti i giornali italiani. Passarono circa 15 giorni e Francesco Cossiga, chiese un incontro con quei ragazzi. Andammo, la compagna che doveva leggere la lettera davanti al Presidente, appena le offrirono da bere avvicinò il bicchiere alle labbra e dall’emozione si sentiva il tintinnio dei denti sul bicchiere. Il Presidente capì e risolse tutto con una battuta. Pazzesco! Venti ragazzi della periferia Siciliana lì al Quirinale. Poi l’incontro alla commissione antimafia, alla CGIL ed infine a Botteghe Oscure, parlò Cuperlo, gran successo tra le ragazze, l’unica cosa che mi confortava ai tempi era che anche lui aveva l’erre moscia come me.&lt;br /&gt;Il Presidente venne in visita a Gela. Portò un palazzetto dello sport da realizzare, ci vollero venti anni per farlo. Ora è lì il PalaCossiga.&lt;br /&gt;Poi il tempo fa la differenza, forse stavamo crescendo, o non arrivarono le risposte giuste, ma tutto lentamente scemò, molti s’iscrissero all’università, altri iniziarono l’agonia di ricerca di un lavoro, altri invece si stufarono. Io restai, unico di quel gruppo in politica. Fu una bell’esperienza ma anche un gran dolore quando con il tempo m’imbattei nella politica adulta, ma questa è un'altra storia.&lt;br /&gt;Ah! dimenticavo. Io non ho mai dimenticato la mia prima ragazza conosciuta in FGCI.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8673365341463769238?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8673365341463769238/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-angelo-zuppardo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8673365341463769238'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8673365341463769238'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-angelo-zuppardo.html' title='da Angelo Zuppardo'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4271639391715642435</id><published>2011-11-17T22:31:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T22:31:23.588+01:00</updated><title type='text'>da Noemi Ghetti</title><content type='html'>Sono stata sempre di sinistra, per trenta anni  docente nei licei statali di&lt;br /&gt;Firenze, e alcune volte anche rappresentante sindacale nella scuola. Figgita&lt;br /&gt;dal veneto cattolico per assoluta incompatibilità, ho trovato in Toscana&lt;br /&gt;tanta civiltà, ma una nuova chiesa: quella comunista. Bene, non sono mai&lt;br /&gt;stata iscritta al PCI, perché da atea convinta non sono mai riuscita a&lt;br /&gt;digerire l'aria moralistica che ci si respirava, lo strisciante&lt;br /&gt;cristianesimo, la "superiorità" maschile nei confronti delle compagne.&lt;br /&gt; E soprattutto: non ho mai accettato l'idea economica di essere umano come&lt;br /&gt;insieme di bisogni da soddisfare, in spregio alle esigenze, all'arte, a&lt;br /&gt;quanto nella realtà umana non è razionalità (cioè bambini, donne, artisti).&lt;br /&gt;Un'idea vecchia 3000 anni, che non è lontana né da quella cristiana né da&lt;br /&gt;quella illuministico-capitalistica.&lt;br /&gt;Resto di sinistra, lavoro per trovare una sinistra  che riempia i vuoti&lt;br /&gt;lasciati dal fallimento del marxismo con una nuova idea di identità umana,&lt;br /&gt;che ci consideri tutti veramente uguali per nascita, per una rivoluzione&lt;br /&gt;senza armi e senza violenza. Ma lontana dalla Chiesa e da padre Pio.&lt;br /&gt;Non ho mai amato Spinoza, Heidegger, Foucault, Pasolini, e neppure Vendola.&lt;br /&gt;Noemi Ghetti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4271639391715642435?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4271639391715642435/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-noemi-ghetti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4271639391715642435'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4271639391715642435'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-noemi-ghetti.html' title='da Noemi Ghetti'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-2689310842121649843</id><published>2011-11-17T22:29:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T22:29:40.763+01:00</updated><title type='text'>da Maria Grazia Ghezzi</title><content type='html'>Chiesi la tessera del Partito a settembre 1964. Era appena morto Palmiro Togliatti e quell'anno i nuovi tesserati furono chiamati la&lt;br /&gt;"leva Togliatti". Nei piccoli paesi, come il mio, in Brianza, non ovunque c'era la FGCI e quindi, nonostante l'età , la Sezione di&lt;br /&gt;Sovico mi accettò. Diffusione domenicale dell'Unità, presenza ai direttivi di sezione per "imparare" erano i miei più importanti&lt;br /&gt;impegni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lavoravo all'INAM di Milano e visto che ero una delle poche iscritte alla sezione, che lavoravano a Milano, la sezione stessa, mi&lt;br /&gt;"delegò" ad assistere agli attivi che, normalmente, la Federazione milanese convocava per dare indicazioni organizzative e operative&lt;br /&gt;sulle iniziative che venivano decise dalla Direzione e dal Comitato Federale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la strage fascista di Piazza Fontana, non senza resistenze, arrivò l'indicazione di costituire Comitati Antifascisti in tutti i&lt;br /&gt;comuni del milanese e, di celebrare , il 25 aprile 1970 in modo unitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul pullman ATM che prendevo ogni giorno per andare a lavorare a Milano incontravo tutti i giorni l'allora segretario della DC del&lt;br /&gt;mio paese. Gli chiesi un incontro per capire se potevamo costituire il Comitato Unitario Antifascista a Sovico e, dopo un po' di&lt;br /&gt;insistenza mi assicurò che ne avrebbe parlato in una riunione della Democrazia Cristiana locale, riunione alla quale sarei stata&lt;br /&gt;invitata. Mi comunicò la data che a mia volta feci sapere ai compagni della sezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera stabilita si riunì il Direttivo del PCI perchè c'erano ancora compagni che "resistevano" solo all'idea di un contatto&lt;br /&gt;ufficiale con la DC però, all' ora stabilita, la maggioranza voto a favore di quell'invito presso la sede della DC.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivai dai democristiani e vidi subito il segretario che mi disse che aveva qualche problemino e che sarebbe stato meglio aspettare&lt;br /&gt;fuori qualche minuto. Io, ormai, dovevo portare a casa il risultato e quindi, non eccepii alcunche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo oltre mezz'ora di attesa cominciò a nevicare. Rimasi imperterrita sul marciapiede ancora per quasi un'ora poi mi decisi a&lt;br /&gt;bussare e mi affacciai sulla porta della DC.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se si fossero dimenticati di me ma, senza molta educazione mi dissero che avevano deciso di rispondere di NO. A Sovico il&lt;br /&gt;Comitato Permanente Antifascista non sarebbe stato unitario il prossimo 25 aprile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornai in sezione e vi risparmio come fui accolta. I 100 metri che separavano le due sedi divennero per quella giovane ventenne, 100&lt;br /&gt;chilometri.  Le compagne e i compagni dissenzienti mi fecero un processo per "deviazionismo". Ebbero solo compassione perchè,&lt;br /&gt;scioltasi la neve mentre relazionavo sull'esito, ero diventata un pulcino talmente bagnato da essere irriconoscibile. Non ebbi mai&lt;br /&gt;un attimo di sconforto e ricomincia a lavorare dal giorno dopo e, alla fine, il 25 aprile 1970 a Sovico, si fece unitariamente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-2689310842121649843?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/2689310842121649843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-maria-grazia-ghezzi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2689310842121649843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/2689310842121649843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-maria-grazia-ghezzi.html' title='da Maria Grazia Ghezzi'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-6618367986393817321</id><published>2011-11-17T22:28:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T22:28:10.848+01:00</updated><title type='text'>da Filippo Veltri</title><content type='html'>QUEL COMITATO FEDERALE DI COSENZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le riunioni del Comitato Federale del Pci di Cosenza si svolgevano, negli anni ’70, nel salone della Federazione, al quarto piano di un condominio di Corso Mazzini, la strada principale della citta’. All’inizio di Corso Mazzini, per la precisione, vicinissimo alla sede del Comune. Si saliva e si scendeva da quel quarto piano per un caffe’, bere alla fontana pubblica (la ‘fontana di giugno’) , farsi quattro passi. Si fumava invece tranquillamente ed ovviamente dentro i locali della Federazione, che diventavano delle vere e proprie fumerie. Quella riunione della primavera del 1978, fine maggio,  comincio’ assai tardi, verso le 7 di sera e duro’ praticamente tutta la notte. Si discuteva su come cambiare linea ma anche segretario nei confronti del terrorismo, dopo il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, ma soprattutto dopo mesi e mesi di polemiche interne, un anno prima di quel clamoroso blitz dei carabinieri del generale Dalla Chiesa del giugno  1979 all’Universita’ della Calabria, dove secondo loro si annidavano alcuni professori ‘cattivi maestri’. &lt;br /&gt;  Il Pci su quel problema della lotta al terrorismo a Cosenza si era, per anni, diviso drammaticamente, tra la linea del segretario provinciale Giuseppe Pierino e quella del segretario regionale Franco Ambrogio. Oggi li potremmo definire il primo un garantista e il secondo un giustizialista. Ma non era cosi’: allora tutta la linea nazionale del Pci era giustizialista non nell’accezione odierna. Stiamo parlando dei giorni precedenti e successivi al caso Moro. Quella sera venne Anselmo Gouthier, della segreteria nazionale, ma erano gia’ passati da quelle stanze Walter Vitali, Gerardo Chiaromonte, Achille Occhetto (faccio solo tre nomi) per cercare di far virare il partito locale sulla linea nazionale. Ad un certo punto era stata sciolta anche la sezione universitaria, la Cgil di ateneo commissariata. Una situazione drammatica ed esplosiva.&lt;br /&gt;  Quella sera faceva gia’ caldo, le finestre e il balcone erano ovviamente aperti e da sotto tutti sentivano quello che accadeva dentro la sede del Pci. Gouthier in camicia a maniche corte fumava e sudava. Bisognava tagliare un nodo, togliere un segretario provinciale. Lui, Gouthier, introdusse e poi concluse anche. Alla fine parlo’: erano le tre del mattino e da li’ non si era mosso nessuno. Un centinaio di persone, una cinquantina di interventi. Alla fine passo’ ovviamente la linea di Gouthier, del Pci nazionale cioe’:  parlo’ di un ‘’granello di sabbia’’ che si era messo nel meccanismo. Cioe’, tradotto in italiano, Pierino fu messo alla porta. Venne eletto segretario di Federazione Giannetto Speranza, che ora e’ di Sel e fa il sindaco di Lamezia Terme. Pierino poi divenne  deputato un anno dopo, alle prime elezioni politiche disponibili. Non si lasciava per strada nessuno. O meglio: pochi. &lt;br /&gt;Alle 4 del mattino non c’era un ristorante aperto dove portare la delegazione romana. Ma Gouthier – un altoatesino - non ando’ nemmeno in albergo. Saluto’ tutti con la giacca sulle spalle, la sigaretta al lato della bocca e insieme al segretario provinciale che aveva appena defenestrato se ne ando’ alla stazione per prendere il treno. Alle 2 aveva una riunione della segreteria nazionale a Botteghe Oscure. Allora funzionava cosi’. Bene e male. Oggi non lo so.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-6618367986393817321?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/6618367986393817321/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-filippo-veltri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6618367986393817321'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/6618367986393817321'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-filippo-veltri.html' title='da Filippo Veltri'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-910327357474444222</id><published>2011-11-17T22:26:00.001+01:00</published><updated>2011-11-17T22:27:07.952+01:00</updated><title type='text'>da Umberto Contarello</title><content type='html'>Sono nella stanza della Federazione dove la mattina leggo i gionali con i compagni funzionari. Sono stato ammesso a questo rito da quando sono responsabile degli studenti medi  della fgci e ho anche la tessera del Partito. Ho diciannove e davanti a me ci sono il segretario del  partito Franco Longo, il segretario della ffederazione Péietro Folena e Ugo Pecchioli, che ha la faccia gialla, e fuma, come fumano tutti. Mi dicono che non devo avere paura e che devo solo confermare quello che è successo, cioè che mi hanno pestato in mezzo alla strada dopo avermi tirato fuori da un negozio di articoli sanitari dove mi ero nascosto. Devo solo confermare i nomi, non posso dimenticarli, perché li conosco da quando sono nato. Padova è piccola, anche se ha l’Università. Io dico che va bene, del resto è un mese che mi preparo. Pietro mi offre di dormire a casa sua ma io dico di no. Mi accompagnano, no, non mi accompagnano, mi scortano a casa. Il giorno prima alla radio hanno detto il mio indirizzo. Pecchioli si alza ed è alto come un pioppo. Mi dice che il partito mi manda una settimana a Mosca, dopo. Sono felice. &lt;br /&gt;Suonano, sono le otto. Salgo in una macchina e comincio  a non capire niente, a non vedere niente. Siamo in cinque e hanno tutti l’età di mio padre. Di qua, di là, a destra, aspetta qui, hai sete? adesso viene Calogero a salutarti. Il tribunale è solo marmo e legno da chiesa. Poi arriva con la toga sotto braccio che mi sembra un cencio. Mi dice ciao perché ci conosciamo. Abbiamo fatto un convegno sull’Autonomia, mentre fuori tiravano sassi e urlavano che eravamo, cioè che anche  io ero la nuova polizia. Poi mi dice una cosa che non capisco. “Non è niente”, questo mi dice proprio quando un usciere apre la porta dell’aula e mi arrivano addosso come un colpo di bora, ma sono urla. Longo si siede vicino a me, e c’è anche Pietro, e c’è Flavio Zanonato.  A tracolla ho la borsa di Tolfa perché quando andavamo allle manifestazioni nazionali a Roma c’era sempre sole e i compagni belli e sereni di Roma ce le avevano tutti. Me la tieni. Si la tengo io dice Pietro. Poi vengo chiamato che è come dire risucchiato.  Non vedo, non capisco, non ho mai avuto così tanta paura, nemmeno quando mi hanno gonfiato di botte. Non li guardo, anzi li guardo, per un attimo, dentro alla gabbia, e li vedo che urlano ma non li sento. Non capisco dove devo sedermi, non posso pensare che sia quella la sedia, perché li avrei tutti di fronte, ma deve essere quella perché c’è un microfono. Tutti gli esseri umani qui dentro, quelli compressi oltre la sbarra del pubblico, loro, sono tutti nemici a me, a “quelli come me” che adesso, qui dentro, non esistiamo. &lt;br /&gt;Alla fine mi siedo e penso a Mosca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-910327357474444222?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/910327357474444222/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-umberto-condarello.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/910327357474444222'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/910327357474444222'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-umberto-condarello.html' title='da Umberto Contarello'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-1839097340945617613</id><published>2011-11-17T22:22:00.000+01:00</published><updated>2011-11-17T22:22:16.100+01:00</updated><title type='text'>da Chicco Testa</title><content type='html'>Presi il treno una sera , anzi una notte, di settembre del 1979, da Milano Centrale: destinazione Roma. Scelsi il treno che partiva a mezzanotte ,provenendo dalla Svizzera: le cuccette erano molto più comode di quelle dei treni italiani.  L’avrei preso per altri 10 mesi circa: ero diventato un dirigente della FGCI nazionale, allora guidata da Massimo D’Alema. Avevo 27 anni e sbarcavo un comodo lunario con lavori vari.  La FGCI  cercava sangue nuovo e sembrava che il mio gruppo sanguigno, un po’ irregolare, facesse alla bisogna.  Avevo passato un anno a Milano, alla Federazioni milanese di Via Volturno  ed avevo avuto il tempo per imparentarmi con le regole ed i tic della casa madre.  Pajetta era venuto a Milano ad una manifestazione della FGCI, per la pace, mi pare, per preparare la quale avevamo buttato sangue. Era entrato nelle stanze della FGCI, orgogliosamente schierata, e ci aveva subito cazziato scoprendo una decina di manifesti che annunciavano l’iniziativa, abbandonati in un angolo. “ E’ così che sprecate i soldi della classe operaia?” aveva ruggito, annullando in un attimo una notte passata ad attaccare migliaia di manifesti in giro per la città.  Quello era il clima,come mi veniva ricordato ogni mattina dallo sguardo di affettuoso disgusto con cui venivo osservato dal compagno portinaio della Federazione di Milano. Ex-operaio dell’ Alfa Romeo e quindi per natura sospettoso di gente con i capelli lunghi e l’abbigliamento stravagante. Ma, naturalmente, c’erano le eccezioni: i figli prediletti del Partito, nelle cui vene scorreva un sangue assai più rosso . E naturalmente il più rosso di tutti ce lo aveva D’ Alema. Già allora rispettato ed un po’ sopportato. A Roma, stavo in una stanza vicina alla sua. Ma lui non c’era quasi mai. Preferiva di  gran lunga Botteghe Oscure, dove si faceva  politica sul serio. Nessun dubbio, sin da allora, che, prima o poi, a Botteghe Oscure sarebbe toccato a lui. Forse non prevedeva che per arrivarci avrebbe dovuto appoggiare  Achille Occhetto. Forse non sospettava nemmeno  che ad attenderlo c’era Veltroni. Ma questa è un’altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chicco Testa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-1839097340945617613?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/1839097340945617613/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-chicco-testa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1839097340945617613'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/1839097340945617613'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/da-chicco-testa.html' title='da Chicco Testa'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-4184158561834197608</id><published>2011-11-17T20:45:00.000+01:00</published><updated>2011-11-17T22:41:50.416+01:00</updated><title type='text'>da Gianni Marchetto</title><content type='html'>Era il 1962, avevo 20 anni, era il tempo del rinnovo contrattuale dei meccanici. Abitavo a Rivoli, lavoravo alla Castor di Cascine Vica (una azienda che produceva lavatrici) a 50 ore la settimana su 2 turni a 164 £/ora. Giorno di sciopero, naturalmente lo facevo, anche se non mi interessava il perché, bastava ci fosse per starmene a casa. Era Luglio, erano quasi le 2 del pomeriggio, sono con altri miei amici al bar, passa di lì il “Biso” (fratello del “Moro”). Era questi un mio coetaneo, lui però di famiglia da sempre comunista (lo conoscevo dal paese Taglio di Po nel Basso Polesine da dove arrivavamo), a differenza di me lui politicizzato, io invece un sottoproletario senza arte ne parte, il quale ci fa: “sà, venite con me” e noi “dove?”, “a fare un po’ di casino” risponde lui. E noi immediatamente tutti con lui sul filobus che ci porta in quel di Cascine Vica. Smontiamo e a piedi andiamo nella zona industriale e ci fermiamo vicino ad una fonderia (da sempre piena di crumiri) e vediamo che lui raccoglie da terra dei sassi (e noi con lui) e facciamo per lanciarli verso delle vetrate che davano sulla strada, al che… sentiamo un grido alle nostre spalle “uelà bruta banda, banda d’piciu, co’ feve lì” (brutta banda, banda di coglioni, cosa fate lì), ci giriamo e vediamo una testa rossa e un viso butterato che sporge dal finestrino di una Fiat 500, era Pinot Piovano, ex partigiano, licenziato per rappresaglia dal Cotonificio Leumann, ora funzionario della CGIL (mi aveva iscritto l’anno prima alla CGIL), il quale proseguì tutto in torinese “se avete intenzione di tirare i sassi, almeno tirateli nelle vetrate giuste, non vedete che quelle lì sono quelle degli spogliatoi degli operai,..” (e ci indicò le vetrate della palazzina del padrone), e se ne andò cristonando. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per me è stata una lezione: da quel giorno ho imparato che i sassi è bene averli sempre accanto a sé e se per caso occorre tirarli, vanno tirati, però… nelle finestre giuste..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-4184158561834197608?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/4184158561834197608/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/un-episodio-della-mia-gioventu.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4184158561834197608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/4184158561834197608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/un-episodio-della-mia-gioventu.html' title='da Gianni Marchetto'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-7165498451757695393.post-8649597397347358656</id><published>2011-11-17T18:13:00.000+01:00</published><updated>2011-11-17T22:24:30.234+01:00</updated><title type='text'>da Paolo Saccardo</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;C’è il Congresso. Domenica tutti al Belvedere, a Monastetto di Tricesimo alle 9.30.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;" /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;Anche tu che quest’anno hai fatto la tessera e che hai capito che i verdi sono solo dei settari devi venire e devi votare. Non importa se non hai niente da dire.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;" /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;Ci sono anche quelli di Treppo, Cassacco e Reana che sono troppo pochi per fare da soli. Occhetto è superfluo votarlo, vince lo stesso. L’altro è un massimalista ma vedrai che prende voti anche qui; anche qui c’è gente che pratica la politica da salotto. Parla di massimi sistemi e di Ingrao ma intanto ha la sua bella casetta da borghese dove ospita gli intellettuali che insegnano alle medie per commentare l’Unità e gli ordini del giorno del sindaco. &amp;nbsp;Vedrai, mi ha detto Bruno che se viene lo votano e che è ancora incazzato per la storia dei pomodori. Ma come, non ti ricordi quando l’anno scorso di notte glieli hanno attaccati giganti alle piante con lo scotch per umiliarlo facendo il confronto con i suoi che non crescono mai. Mai fidarsi dei socialisti.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;" /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;E’ meglio in consiglio comunale che nell’orto. Non sa neanche cosa sia il centralismo democratico.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;" /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;Se fosse ancora vivo tuo nonno che nel 21 era a Livorno per caso voterebbe Occhetto ma in ogni caso devo chiederti, come segretario politico, un favore.&lt;/span&gt;&lt;br style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;" /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="background-color: white; font-family: arial, sans-serif; font-size: 13px;"&gt;Nessuno vota Bassolino ma è importante che tutte le mozioni siano rappresentate anche nella nostra sezione: votalo tu. span&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/7165498451757695393-8649597397347358656?l=storiaminimapci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/feeds/8649597397347358656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/anche-in-provincia-di-udine-cera-il-pci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8649597397347358656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/7165498451757695393/posts/default/8649597397347358656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://storiaminimapci.blogspot.com/2011/11/anche-in-provincia-di-udine-cera-il-pci.html' title='da Paolo Saccardo'/><author><name>CV</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18371266247372243952</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
